Lunedì, 02 Agosto 2021

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In Spagna il nome di battaglia è María

Personaggi. Tina Modotti: fotografia e lotta di classe (Terza parte)
96 annii altrapagina aprile 2021

L’assassinio in Messico di Julio Antonio Mella del febbraio 1929 di cui Tina Modotti è diretta testimone, oltre a segnare tragicamente la sua esistenza coincide con la caccia ai comunisti. Qualche mese dopo il giornale “El Machete” è messo fuorilegge dal Governo. Il pittore Diego Rivera,  che avrà un ruolo importante nel garantire la residenza di Trotsky in Messico, viene espulso dal Partito comunista.

È quello stesso Rivera che un anno prima ha preso le difese della Modotti sull’assassinio di Antonio Mella in  tribunale e che nel 1929 sposa Frida Kahlo.

Il governo rompe le relazioni diplomatiche con l’URSS. Il 6 febbraio 1930 Tina è incarcerata. Dopo tredici giorni viene liberata con l’obbligo di abbandonare il Paese entro quarantotto ore. Consegna la sua preziosa Graflex e alcune foto a Manuel e Lola Alvárez Bravo, due cari amici. Quando sale sul piroscafo olandese Edam, Tina si trova ammanettata. Sulla nave, con una falsa identità, viaggia Enea Sormenti (alias Vittorio Vitali). Al porto di Rotterdam saranno due esponenti del Soccorso Rosso a rendere nulli i tentativi del Console d’Italia, che vorrebbe prendere in consegna la ricercata Modotti per trasferirla nelle carceri italiane. Il 4 aprile Tina è in treno con Vittorio Vitali. La meta è Berlino. Scrivendo a Weston dirà che dopo tanti giorni ancora non ha visto il sole. Riflette sul fatto che le fotografie in Messico erano impegnate e politiche e che qui, in Europa, sono considerate estetiche. Scopre  che  l’unica modalità accettabile in Germania è il fotogiornalismo. E lei per il fotogiornalismo si considera poco aggressiva e quindi poco adatta. La vita a Berlino è difficile e il clima politico particolarmente pesante. Il 2 ottobre 1930 arriva a Mosca, all’Hotel Lux prova a incontrare Guerrero che la liquida con molta freddezza. Per il Soccorso Rosso consegna documenti e passaporti clandestini in missioni che conduce in Germania, Ucraina e Armenia, Cecoslovacchia, Ungheria, Svezia e Paesi Baltici. Tina è in grado di parlare diverse lingue: oltre all’italiano, l’inglese e lo spagnolo, anche il tedesco, il francese e il russo.

In Germania la Thyssen e la Krupp finanziano Hitler. Il 9 ottobre 1933 viene fondato il Partito dei falangisti in Spagna. Per Tina, che ha già conosciuto Dolores Ibarruri, la Pasionaria, arriva l’ordine di recarsi in Spagna. María è il suo nome di battaglia. Anche Vittorio Vitali, conosciuto come Carlos J. Contreras, arriva al fianco dei repubblicani. In tanti partecipano a sostenere la “Spagna che lotta contro il Medioevo”. Pietro Nenni, Rafael Alberti, María Teresa León, Simone Weil, per fare qualche nome, insieme a Luigi Longo (Gallo), che incarica proprio la nostra María Sánchez di accogliere i volontari che arrivano per arruolarsi. Molti sono anche i combattenti della Federazione Anarchica Internazionale (F.A.I.) guidati dai popolarissimi Juan Modesto e Buenaventura Durruti.

Tina la troviamo in corsia o nella cucina dell’Hospital Obrero addirittura a contrastare azioni di sabotaggio: in una di esse viene smascherata una addetta alla cucina. Il cianuro somministrato nel cibo ha finito per provocare molti morti tra i ricoverati.

“Com’è possibile che con questa luna io debba morire!” pare siano le ultime parole pronunciate da Federico García Lorca  il 18 agosto 1936, mentre veniva fucilato dai fascisti. Infuria lo scontro tra i repubblicani e i franchisti. Radio Salamanca impreca contro i comunisti “ladroni e pidocchiosi”. Augusto da Radio Unión cura i notiziari della emittente repubblicana. Il  26 aprile del 1937 Guernica è bombardata dalle quattro del pomeriggio. La sera la città arde come una torcia. Quando Tina arriva a Barcellona la città è sotto i bombardamenti. Nel 1939   i franchisti festeggiano la vittoria. Per le Brigate Internazionali adesso c’è da organizzare l’esodo dalla Spagna franchista. Tina ancora una volta è in prima fila in questo faticosissimo impegno. Poi l’imbarco sulla Queen Mary. Nel passaporto il suo nome è quello dell’insegnante Carmen Ruiz Sánchez. La meta è il Messico dove lei è ancora la clandestina accusata, nove anni prima, dell’attentato ai danni del presidente Pascual Ortiz Rubio. È quindi costretta a vivere in clandestinità.

Strana coppia, dicono gli stessi amici che li ospitano: Vittorio Vitali è rumoroso, plateale, a volte greve nel linguaggio e nei comportamenti. Tina ascolta, accoglie, mantiene un tono di voce pacato, abbellisce sempre la tavola, magari con un fiore di campo.

Ha paura di essere riconosciuta. Evita di mostrarsi in pubblico. Si infuria con Vittorio Vitali quando arriva la notizia  del patto  tedesco-sovietico Molotov-Ribbentrop.

Vuole strappare la tessera mentre i giornali “El popular” e “Bandera Roja” sostengono che Giuseppe Stalin è un politico lungimirante. Il primo settembre 1939 la Germania invade la Polonia ed è lo scoppio della guerra. Il 20 agosto del 1940 nello studio della sua casa in Messico Leone Trockij  è aggredito alle spalle e gli viene fracassato il cranio con una piccozza. Il Presidente del Messico Lázaro Cárdenas annulla personalmente il provvedimento di espulsione che aveva colpito Tina nel 1930. Adesso è una libera cittadina.

La sera del 5 gennaio 1942 sta tornando a casa a bordo di un taxi dopo aver fatto visita a casa dell’architetto Hannes Meyer: il suo cuore si ferma. Subito scattano voci di intrighi e avvelenamenti. Giornali come “La Prensa” raccontano di una donna depravata e pericolosa, “La Maddalena del comunismo”. A noi piace stare con gli operai che, appresa la notizia della scomparsa, danno il nome di Tina alla fabbrica, ai tipografi di Città del Messico che con il suo nome battezzano una nuova linotype, e leggere i versi che Pablo Neruda le dedica:

“Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi:

forse il tuo cuore sente crescere la rosa

di ieri, l’ultima rosa di ieri, la nuova rosa.

Riposa dolcemente, sorella.

La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua;

ti sei messa una nuova veste di semente profonda

il tuo soave silenzio si colma di radici.

Non dormirai invano sorella.

Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita ... ◘

di Giorgio Filippi


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