Martedì, 28 Settembre 2021

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Il Grillo omologato

Società. Il video di Grillo in difesa del figlio è ciò che i 5 Stelle dicono di combattere

silvia romano2

La performance di Beppe Grillo non è stata solo una brutta storia personale e politica, o solo l’ira di un padre distrutto dall’accanimento giudiziario e mediatico nei confronti del figlio, che peraltro non c’è stato. È, di più, lo specchio del degrado complessivo della cultura e del senso di civiltà di un’intera Nazione. "Mettete in prigione me al posto di mio figlio" è la versione aggiornata del familismo deteriore di cui è intriso il Paese da nord a sud. L’idea, apparentemente generosa, che i padri possano caricarsi sulle spalle le fragilità dei figli, oscurando gli errori di adulti irresponsabili che li hanno fatti vivere in un mondo virtuale. Da che monodo è mondo sono sempre i figli a dover portare il peso degli erroripaterni. Il mondo dei “figli bene”, dello stile di vita della “ricca borghesia italiana”, che grazie alle immense ricchezze di famiglia si sente "razza padrona", al di sopra del vivere comune, della gente ordinaria, con i figli-bamboccioni che possono permettersi le vacanze in una villa in Sardegna o in altre residenze esclusive in Italia o ai Caraibi. La dimostrazione che tra ciò che si dice e ciò che si è non c’è relazione. La “Milano bene” o la “Milano da bere” è un modello che in una certa classe sociale non è mai tramontato. Ripreso nei palinsesti televisivi del Grande Fratello e diffuso a livello nazionale nelle principali trasmissioni d’intrattenimento di Mediaset, serpeggia ovunque e parla di giovani sballati il cui unico scopo è il divertimento a tutti i costi, a tutte le latitudini e con ogni mezzo, tra mojiti e Billionaire, permettendosi anche il lusso di invitare ragazze a fare sesso di gruppo. Una vita passata a rincorrere gli idoli del consumismo e del denaro facile. Quel video rappresenta la raccomandazione esibita per ottenere l’impunità in virtù dell’appartenenza, del potere di famiglia e quindi di classe. È un altro modo di saltare la fila, come hanno fatto i potenti con il vaccino: i magistrati, gli avvocati, i “me ne frego degli altri”, “prima viene la mia pelle”, “la mia e di mio figlio”. È il grillismo come altra faccia del salvinismo. Per i figli si fa tutto, dice Salvini, che li esibisce sempre insieme alle sue elucubrazioni. Come il Trota fatto diventare consigliere comunale per mettergli in tasca 10mila euro al mese, la paghetta necessaria per il suo divertimento quotidiano o procurandogli la laurea facile in Albania. Ci sono figli e figli, i nostri e quelli degli altri; quelli che continuano ad annegare nel Mediterraneo sono anch’essi figli, ma di un dio minore. Figli educati a pensare solo a se stessi, a non interessarsi degli altri, a salvarsi prima di tutti e in barba al dintorno. Poi ci si chiede perché i giovani non si interessino di politica, di impegno sociale e civile. Non si vedono i nessi di causalità tra l’una e l’altra cosa, tra il gesto e le sue conseguenze, tra il fare e la responsabilità, tra lo stile di vita degli adulti e quello dei figli. Nella sua esibizione, Grillo non ha detto ai giovani che quelle cose non si possono e non si devono fare, ma che, se c’è consenso, si è innocenti, al massimo “coglioni”. La vittima è apparsa nella vicenda solo dietro alla parola “consenziente”, come comparsa e disturbo. Tutto ciò non è stato solo espressione di maschilismo, ma uno stravolgimento totale di valori, lasciando intendere che si possa vivere così, che si possa appartenere a un mondo di frivolezze e violenze gratuite, che soldi e potere sono tutto nella vita. La dose massiccia di violenza e di bullismo circolante dipende anche da questi esempi.

La sua è stata anche la dimostrazione di come questo sistema complessivo di vita e di civiltà che noi definiamo capitalismo e neoliberismo riesca a inglobare e integrare al suo interno le spinte più critiche e radicali. Questo Paese, più che una transizione ecologica, digitale e politica deve affrontare una più profonda transizione etica e culturale. Le cose non possono marciare disgiuntamente perché l’uomo non è fatto a compartimenti stagni. Una buona politica non nasce se non all’interno di motivazioni personali e collettive profondamente radicate in ideali, in passioni, in solidarietà, con uno sguardo inclusivo di tutti gli esseri umani e di tutto il creato. ◘

di Antonio Guerrini


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