Mercoledì, 16 Giugno 2021

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Dall'androcentrismo alla relazione

Teologia femminista. Una esperienza cancellata / Seconda parte

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La riflessione teologica femminista parte da una rilettura delle Scritture che evidenzia l’androcentrismo del testo e sostiene che, essendo le Scritture il frutto di mani maschili, riflettono esperienze intrinsecamente maschili. In molti casi l’esperienza femminile è stata cancellata dall’interpretazione androcentrica degli autori, ma non solo: viene svelato anche il modo in cui le donne presenti nella Bibbia vengono eliminate dal traduttore o ignorate a causa delle congetture di una interpretazione maschile. Le conseguenze di questo approccio hanno portato ad un primo “bivio”. Alcune teologhe hanno ritenuto che la Scrittura e la Tradizione fossero troppo compromesse dall’ottica androcentrica per potervisi ancora misurare: un principio parziale, quello maschile, assunto come universale, ha funzionato come un presupposto pericolosamente oppressivo e stagnante che ha fatto degenerare il contenuto stesso, per cui l’unica via praticabile per una teologia femminile libera e politicamente efficace rimaneva l’uscita dalla Chiesa. È questo il percorso di Mary Daly e molte altre che si definiscono “post-cristiane”. Le femministe cristiane, invece, continuano a credere che la Scrittura, pur deformata dalla parzialità dell’interpretazione maschile, continui a lasciar intravedere il volto misericordioso di Dio e a veicolare un messaggio di libertà che rimane sensato anche per le donne.

2dall androcentrismo alla relazione altrapagina mese maggio 2021Sul versante storico le studiose femministe hanno cercato di colmare i vuoti di Storia delle donne nelle varie epoche del cristianesimo, assenti principalmente perché la Storia è scritta dai vincitori ed è scritta in un certo modo. Buona parte delle azioni delle donne, nei primi secoli cristiani, fu etichettata come “eretica” e quindi esclusa dal tracciato della Storia cristiana. Altre volte le affermazioni sul ruolo delle donne sono stravolte dal pregiudizio androcentrico, come, ad esempio, la lettura medievale secondo la quale Maria Maddalena sarebbe una prostituta e non una profetessa. Si è cercato quindi di dissotterrare e restituire visibilità alle figure femminili che l’ottica tradizionale aveva reso marginali, mute, insignificanti.

Oggi però le teologhe femministe sono più caute su questo versante in quanto si è compreso che il progetto di recuperare figure e azioni “femminili” con l’intento di consegnare alle donne un passato utilizzabile come radice presentava dei rischi, quelli cioè di orientarsi su un tema "femminile" utilizzando una metodologia tradizionale dalla quale era necessario prendere le distanze e che avrebbe ricondotto il pensiero delle donne ad un ambito ristretto, ghettizzato. All’interno del movimento femminista si è passati da una tensione emancipatoria che, al massimo, riuscirebbe a porre la donna in una condizione migliore ma sempre nello stesso ordine di prima, ad una riconfigurazione simbolica che è anche trasformazione del mondo in cui uomini e donne sono inseriti e stanno in relazione. Si è quindi passati dalla categoria di uguaglianza, che comunque pone la donna nel contesto di un pensiero inficiato di androcentrismo, alla categoria di “differenza” come ulteriore chiave interpretativa. Si tratta di un “partire da sé” che però non si ripiega sull’io, ma che conduce fuori di sé, nella relazione. Innanzitutto relazione con Dio cercando di correggere e integrare un linguaggio religioso tutto maschile con un recupero della femminilità in Dio. Essenziale è anche la relazione con una teologia esplicitamente maschile che però accetti di spogliarsi della veste dell’universalità e riconosca la propria parzialità. Un cammino forse non ancora iniziato ma indispensabile. ◘

di Marcella Monicchi


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