Mercoledì, 20 Ottobre 2021

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Il Grillo (s)parlante

Rubrica con gli occhi di Alice

silvia romano2

Sul video di Beppe Grillo a dimostrazione dell’innocenza del figlio Ciro, indagato, come sa tutta l’Italia, per violenza sessuale di gruppo, è già stato detto tutto; il peggio, veramente. Argomentazioni inconsistenti e scandalose, che dovrebbero essere presentate solo nel corso di un processo, nel caso che i quattro ragazzi accusati siano rinviati a giudizio: il ritardo della denuncia da parte della presunta vittima, il suo essere “visibilmente” consenziente, la riduzione semplicistica del possibile reato in un gioco erotico... Argomentazioni incredibili, anacronistiche: i peggiori stereotipi del vecchio maschilismo e sessismo, le cui conseguenze sul piano politico non potranno non essere gravi.

Ha fatto molta impressione in particolare la violenza della sua comunicazione. Grillo ha utilizzato uno strumento di cui è padrone, per la sua storia professionale e per il ruolo politico che riveste attualmente. Invece di farsi da parte proprio per questo e starsene in religioso silenzio separando il privato dal pubblico, ha cavalcato il vantaggio di essere un notissimo personaggio e in poco più di un minuto ha vomitato una cascata inquietante di accuse pesantissime contro i giudici e contro la ragazza che ha sporto denuncia, per salvare di contro i quattro stupratori, in quanto poveri “coglioni” sprovveduti. Grillo ha parlato dello stupro, eventuale, di una giovane donna come parlava delle tangenti di un politico ai tempi del vaffa. Vaffa al senatore corrotto prima della sentenza e vaffa alla ragazza che, secondo lui, ha bevuto allegramente mezza bottiglia di vodka per divertirsi una notte con quattro coetanei e poi denunciarli. E vaffa ai magistrati che stanno ancora indagando, ma è già chiaro che non hanno capito niente! Con rabbia, con livore, il garante del Movimento 5 Stelle si è posto al di sopra di tutti, come un giustiziere implacabile che usa la spada e non la legge per colpire senza margine di dubbio la magistratura, un organo dello Stato, e una donna che per la sua famiglia e per milioni di persone potrebbe essere vittima di una vicenda orribile, l’ennesimo caso possibile di violenza sulle donne, benché lui abbia già stabilito che sia una bugiarda spregiudicata. Al di là delle semplificazioni spaventose di tutte le accuse, suscita riprovazione il fatto che ancora una volta Grillo non abbia potuto fare a meno di esercitare pubblicamente la cultura dell’odio dell’avversario, una cultura che ha inquinato gravemente il clima sociale e politico del nostro Paese.

Il dolore di Beppe Grillo padre merita rispetto, ma non può giustificare il suo comportamento inqualificabile di uomo pubblico, di leader politico, che deve agire sulla base di tutt’altre motivazioni e tutt’altre urgenze. Anche nei confronti di suo figlio non credo che questa esternazione sia stata di aiuto e tanto meno di esempio.

Le ferite subite a volte provocano sopraffazione, non è una novità. Tuttavia il dolore al di là dell’ aggressività può generare consapevolezza: per un genitore è una grande occasione per farsi delle domande, per mettere in discussione in qualche tratto la relazione affettiva con i propri figli. Nessuno è perfetto, ma tutti possiamo imparare. ◘

di Daniela Mariotti


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