Mercoledì, 20 Ottobre 2021

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L'Altotevere dorme

Infrastrutture. Tra i progetti presentati dalla Giunta regionale per il Recovery Plan il ricongiungimento ferroviario Sansepolcro-Arezzo non è una priorità.

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Sono ben consapevole di agitarmi inutilmente in questi tempi pigri. Ma non mi rassegno al degrado della vallata, che, oltre mezzo secolo fa, ho scoperto un patrimonio comune, di dimensioni ideali sotto l’aspetto economico, culturale e sociale.

LE SFIDE DEL XX SECOLO

Fu proprio la riattivazione della ferrovia, all’inizio dell’anno scolastico 1956, a portarmi a Città di Castello, nuova meta di tutti gli studenti della Fratta, che si sentirono a casa loro, relegando le rivalità del campanile alle squadre di calcio e poco più.

La ferrovia era stata solo la prima delle conquiste. A ruota seguì la mobilitazione per l’Autostrada del sole, che per noi studenti fu poco più di una gita in piazza: ma la sconfitta, quando arrivò, rafforzò il senso di appartenenza ad una identità collettiva.

Fu compiuto un altro passo – ero consigliere comunale a Umbertide – con l’unificazione dei due ospedali, non senza piagnistei da parte di folte retroguardie. Poi, i due Comuni votarono per la costruzione del nuovo ospedale tifernate con la forza dell’unanimità, che consentì di realizzarlo prima di tutte le altre città più popolose. Seguì la suddivisione dei compiti dei due ospedali, con il vantaggio di poter scegliere, per aver anticipato di lustri le altre realtà umbre.

Nel frattempo, era stata organizzata una gestione ordinata dell’ambiente, allargata ai Comuni umbri e toscani dell’Altotevere. Non mancarono due sconfitte: il rifiuto di Umbertide e il mancato rispetto, da parte della Comunità Montana di Sansepolcro, del patto di sviluppare gli impianti per la differenziazione dei rifiuti, come contropartita dell’utilizzo dell’impianto di Belladanza.

Insomma: ci sono state vittorie e sconfitte, ma si è sempre combattuto per obiettivi ambiziosi nell’interesse dell’intera vallata.

E OGGI?

Quando sarà distribuito questo mensile, a Roma avranno definito i contenuti del Next generation EU che allocheranno le gigantesche risorse prospettate dal Recovery fund, di cui si incomincia a conoscere qualche dettaglio. Ma con quale procedura è stato elaborato? L’Umbria cosa ha chiesto? I territori cosa hanno proposto?

Da quello che ho potuto sapere, Terni vuole il nuovo ospedale e la metropolitana di superficie verso Cesi. Foligno chiede il raddoppio di 22 chilometri della Orte-Falconara, con una galleria di 19 chilometri. I sindaci dei Comuni di Perugia e dintorni, insieme all’Università, hanno chiesto tutto l’immaginabile, fra cui la diga sul Chiascio di Valfabbrica per la stabilizzazione dei livelli del Trasimeno.

E l’Altotevere?

L’altrapagina di febbraio ha dato il suo contributo, con la proposta Next generation FCU, che individua nella ricostruzione della Arezzo-Sansepolcro la massima priorità strategica dell’Umbria del Nord.

Non sono al corrente di proposte alternative, magari migliori. Conosco solo una Proposta di risoluzione della II Commissione Consiliare Permanente, che intende «porre in essere tutte le azioni utili affinché si possa sviluppare il collegamento [su gomma?] alla rete ferroviaria nazionale Sanepolcro-Arezzo [ma quale ferrovia nazionale? È proprio questa che manca?], che porterebbe a una maggiore valorizzazione dell’intera linea, e consentirebbe un’ulteriore [sic] risposta ai cittadini umbri che lavorano in Toscana [E i turisti? E gli imprenditori? E i mercati del Nord?]». Non trovo aggettivi educati per commentare la considerazione che la Regione riserva alla sua estrema propaggine settentrionale.

A tutela dell’Altotevere, il consigliere regionale Michele Bettarelli ha chiesto e ottenuto di sostituire il testo con « … porre in essere tutte le azioni utili … all’inserimento nel Recovery plan del ripristino della ferrovia Sanepolcro-Arezzo, supportando e qualificando come progetto interregionale la proposta della Regione Toscana e della Provincia di Arezzo, in modo da sottrarre l’Altotevere dalla condizione di marginalità rispetto alle altre aree della Regione, determinata dal confinamento nell’enclave generato dalle bombe della seconda guerra mondiale, che ne condiziona lo sviluppo strategico».

Ha anche fatto colmare un’omissione cruciale, contestando che non è vero che «la società RFI S.p.A. gestisce integralmente la linea ferroviaria ex Ferrovia Centrale Umbra», se non si aggiunge la precisazione fondamentale che «la Sansepolcro-P.S. Giovanni non è considerata di interesse nazionale come la P.S. Giovanni-Terni, proprio per essere un ramo secco». Propinare una verità parziale, tacendo la parte che la contraddirebbe, è la più grave delle bugie.

Intanto l’Altotevere sembra dormire.

POST SCRIPTUM

Oggi, 21 aprile, la Regione ha reso noto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 2022 – 2026.

Come prevedibile, non ha recepito l’emendamento del consigliere Bettarelli, pur essendo intriso di una pletora di proposte amene. Per il momento, è inutile commentarlo prima del passaggio ai vagli del Governo e del Parlamento, programmati fra qualche giorno.

Rimane viva la speranza che la Regione Toscana chieda la ricostruzione della Arezzo – Sansepolcro e che i nostri rappresentanti politici - a livelli mai così elevati - dopo essersi correttamente astenuti dal ruolo di tribuni del proprio collegio elettorale, evitino che il progetto sia scartato a favore di altri peggiori. ◘

di Mario Tosti


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