Giovedì, 21 Ottobre 2021

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Differenziare, non incenerire

AMBIENTE. Il modello di smaltimento rifiuti di Treviso si applica a pennello all’Umbria

silvia romano2

C’è chi continua ostinatamente a pensare ai rifiuti, al così detto “ciclo”, solo dalla coda, solo come un problema che assume la forma di valanga che inesorabilmente arriva e, se non si fa qualcosa, ci sommergerà. Questo qualcosa da fare, se guardiamo il tema da sotto la valanga, è inevitabilmente una barriera di impianti, sempre molto grandi, in grado di far magicamente sparire il problema.

Per decenni il sistema umbro si è retto esclusivamente sulle discariche, oggi in esaurimento. Poi all’improvviso queste sono diventate il male assoluto da sconfiggere con inceneritori o cementifici. Da qui la corsa forsennata della nuova Giunta umbra a un nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti. Questo però sarà solo un enorme documento di qualche centinaio di pagine, vuoto di contenuti, che servirà da sola cornice argomentativa per giustificare la vera sostanza politica, perché solo di politica si parla, che è sintetizzata nei tre progetti presentati nel Pnrr della Regione Umbria, di costruzione ex novo o revamping di impianti esistenti per un totale di più di trenta milioni di euro. Parliamo di tre impianti, su cinque esistenti, di selezione e 2differenziare non incenerire altrapagina mese giugno 2021trattamento del rifiuto indifferenziato, che andranno finalizzati alla produzione di Css-combustibile. In sostanza il rifiuto residuo, composto essenzialmente da plastiche e carta, “pulito” dalle plastiche clorurate, viene trasformato in coriandoli o balle e bruciato. Questo rifiuto però, una volta trattato, si trasforma merceologicamente in un combustibile, alla stregua di altri. In Umbria può essere bruciato nei cementifici; quelli di Gubbio, che sappiamo ne hanno fatto richiesta e contro cui si è scatenata una partecipatissima battaglia popolare, e l’inceneritore di Acea, a Terni, autorizzato in origine come centrale termoelettrica.

Dai dati forniti dalla stessa autorità regionale, AURI, scopriamo però che l’uso del Css ritarderà di appena 5 anni l’esaurimento delle discariche. Non è quindi una soluzione. Eppure la Regione vuole finanziare ben tre impianti, per un quantitativo di indifferenziato su scala regionale che non sembrerebbe giustificare l’operazione. Parliamo infatti di poco più di 150mila tonnellate a fronte di intere porzioni di territorio 3differenziare non incenerire altrapagina mese giugno 2021umbro con percentuali di Raccolta Differenziata da vergogna. Ad esempio il vecchio Ambito 1, nord Umbria, che si attesta tra il 62 e il 63% e non ha raggiunto nemmeno il limite imposto dalle direttive europee del 65%, a fronte di un tessuto urbano e densità di popolazione di una semplicità enorme dal punto di vista organizzativo/gestionale della raccolta. Anche peggio il vecchio Ambito 3, Foligno-Spoleto, con il 55%. Queste le cifre dei dati certificati del 2019 e deliberati dalla Giunta Regionale nel 2020.

È quindi possibile immaginare, stando ai dati umbri, che l’intera Regione possa nel breve termine raggiungere almeno il 74% di Terni, raggiunto nei due anni 2016-2018, partendo dal 48% del 2015? Immaginando un percorso del genere in un anno, partendo tutti da percentuali ben più alte del 48% ternano del 2015, i rifiuti indifferenziati scenderebbero a 118.000 circa, pari al 26% del totale dei rifiuti prodotti. Ma se Terni, con 110mila abitanti, ha raggiunto questa percentuale, davvero città come Umbertide, Città di Castello, Foligno, Spoleto, Assisi non potrebbero raggiungere o superare la soglia dell’80%? E davvero centri minori quello dell’85%? Il modello trevigiano, e il suo 11% di rifiuto residuo, è alla portata.

Questo porterebbe a una ulteriore riduzione del rifiuto residuo, cui far seguire un solo impianto regionale di trattamento, finalizzato a recuperare ulteriore materia riciclabile e da usare per selezionare, ad esempio, le plastiche ottenute dalla differenziata, dividendole per tipologia, e mettere così sul mercato delle materie prime-seconde, merce ad alto valore. Il residuo finale, pari ad un 15% del totale, andrebbe trasformato in materiale da aggregare a bitumi, o usato in mescola con polimeri per la produzione di manufatti. Questa non è ideologia. Sono numeri, pubblici e verificabili. È ideologico sostenere l’inefficienza della Raccolta Porta a Porta per giustificare la necessità di bruciare, con la scusa delle discariche in esaurimento. Urlare all’emergenza imminente, alla valanga che ci sommergerà, è utile a chi con quei rifiuti ha programmato importanti piani di business. ◘

di Fabio Neri


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