Sabato, 31 Luglio 2021

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Riscoprirsi comunità

PETRELLE. Restaurata la chiesa di San Zeno

silvia romano2

Penso spesso che l’unico difetto della verde Umbria sia di non avere il mare. Poi mi ricredo, quando guardo il Lago Trasimeno dall’alto delle montagne cortonesi e la nebbia ne confonde i confini. Oppure quando mi affaccio sulla valle di Petrelle, dal vocabolo in cui vivo, e vedo onde di colori la mattina all’alba, nell’oceano calmo dei boschi. Navighiamo tra poggi, vocaboli, poderi, strade bianche, poderali, vicinali, campi brulli o coltivati, e siamo un po’ abitanti di isole, o forse lo siamo diventati in questo ultimo anno di pandemia. Eppure, una causa ambientale ha creato ponti e legami tra un gruppo di persone che si sono scelte e conosciute, impegnandosi a restaurare e riaprire la chiesa di San Zeno, nella valle del Minima, torrente che scorre lungo il paese di Petrelle.

Il progetto è nato in seno al Comitato Ambiente Petrelle e Valminima (CAPEV https://www.comitatocapev.com), che salvaguarda la bellezza e la storia di una valle magnifica, al confine tra Umbria e Toscana. Lo scorso aprile il vescovo della Diocesi di Città di Castello Mons. Domenico Cancian e il parroco di Petrelle don Adolfo Vichi hanno concelebrato la prima Messa inaugurale dedicata alla rinascita di San Zeno.

La chiesa in nome del Santo e la ex canonica erano in passato il nucleo della comunità di questi luoghi. Ma, da vari decenni, il centro delle feste e delle riunioni domenicali si era spostato più vicino ai campi coltivati, lungo la strada del paese, dove si affacciano le soglie delle case, ornate di fiori colorati in primavera ed estate, funghi stesi a seccare in autunno e decorazioni natalizie in inverno. La strada che diventa il teatro dei quadri viventi, a fine aprile, l’ultimo quadro su una roccia dedicata alla Madonna, che sovrasta la chiesa di San Lorenzo. È una tradizione antica, quella dei quadri viventi, che a Petrelle si ispirano a raffigurazioni pittoriche della vita di Cristo, come gli affreschi di Giotto. Le scene vengono studiate e riprodotte, realizzando coreografie alle quali partecipano adulti e bambini, che posano immobili, indossando vestiti creati per l’evento, o a volte solo coperti di drappeggi e teli, nel freddo notturno di fine aprile, mentre la processione si muove lenta lungo la strada illuminata dai ceri.

La collina di San Zeno a Poggio nascondeva ormai da tempo, tra alberi ed erba alta, la chiesa abbandonata: il muschio ricopriva le scale in pietra, i rovi ostruivano gli ingressi laterali, e le capriate in legno ospitavano nidi di uccelli. Fino a quando non sono arrivati i polli. O almeno, qualcuno potrebbe leggere così una storia dai toni delle favole dei fratelli Grimm. Una storia di abbandoni, ripopolamenti e recuperi. Una storia d’amore, per un luogo unico, come ne esistono tanti in Italia. Una storia di quelle piccole piccole, da leggere la sera prima di andare a dormire, o di quelle grandi, che fanno la differenza tra un mondo popolato di polli da macello oppure di esseri umani. Una storia fatta di cause ed effetti. Che potrebbe cominciare più o meno così.

Nella valle del Minima il tempo scorreva più lento che altrove, ma da qualche anno ha subito un’accelerazione, in avanti o indietro, a seconda dei punti di vista. La causa riguarda l’insediamento di quasi trentamila polli (per ogni ciclo della durata di circa tre mesi) dentro capannoni fatiscenti, ex sede di un controverso allevamento suinicolo, che molte persone in paese ricordano con sgomento, pur essendo riuscite a ottenere che venisse chiuso e dismesso, a inizio anni ottanta, con una dura battaglia legale. L’altrapagina segue da mesi la vicenda del ‘pasticciaccio’ legato alla ‘fabbrica di polli’.

Da un male però capita che nasca un bene. Ce lo diciamo a volte per superare i momenti difficili. In questo caso, l’incombere di un progetto industriale, la causa, ha sortito l’effetto di riunire nel CAPEV tante persone, che altrimenti sarebbero rimaste, senza conoscersi, ognuna nella propria isola. E forse San Zeno sarebbe rimasta una chiesa abbandonata, senza la minaccia ambientale del pollificio. Infatti, in un anno oscuro come quello della pandemia da Covid 19, persone che prima si conoscevano poco, molto diverse fra loro, distanti per età anagrafica, professione, tradizioni e nazionalità, si sono unite a intessere nuovi legami di comunità. Sono persone che hanno scelto di restare a vivere in una valle verde dell’Umbria, poco servita e fuori dalle rotte turistiche principali, o l’hanno scoperta, investendo la loro vita nel recupero dei tanti casali che erano stati spopolati negli anni. Persone che provano a mettere cause per il futuro della specie umana, proteggendo l’aria, l’acqua, il suolo, i boschi, le risorse dalle quali dipendiamo tutti. Il Covid 19 ci ha costretti all’isolamento, ma ci ha riportati a capire quanto siamo animali sociali che hanno bisogno delle relazioni, degli scopi comuni, come quello della salvaguardia ambientale o della riapertura di una chiesa storica. 

Alessandro, abitante di Petrelle, ha vissuto da ragazzino la battaglia contro l’allevamento dei maiali, e mi ha regalato una bella immagine legata a questa storia: «La minaccia di un allevamento intensivo possiamo pensarla come un virus nel corpo dell’ambiente. E quando c’è un virus intervengono anticorpi per combatterlo». In questo caso gli anticorpi sono tutti coloro che sostengono il CAPEV. E con loro un santo migrante, San Zeno, arrivato in Italia dalla Mauritania, secondo la leggenda, nel 1300 circa. Vescovo dalla pelle scura, era una persona di profonda cultura, come traspare dai suoi scritti, eppure semplice e umile nei bisogni, al punto di nutrirsi solo di ciò che riusciva a pescare nel fiume Adige. Per questo motivo è onorato come il protettore dei pescatori d’acqua dolce. Come l’acqua del Minima, torrente che viene periodicamente ripopolato di avannotti (i piccoli delle trote).

La conclusione di questa storia di cause ed effetti non la conosciamo ancora, ma a oggi la riapertura di San Zeno è un punto a favore di chi crede nella bellezza dell’Italia, da proteggere a ogni costo. E per farlo, quello che conta per mantenere e creare valore, più che le risorse economiche, sono le risorse umane.

2 riscoprirsi comunita mese giugno 2021

(Per rimanere aggiornati sugli eventi previsti a San Zeno, si può consultare il sito del CAPEV: https://comtatocapev.wordpress.com o la pagina Facebook: @ComitatoAmbientePetrelleValminima)

EVENTI DELLA STAGIONE ESTIVA A SAN ZENO

Eventi previsti a San Zeno per la stagione estiva, oltre alla Santa Messa che verrà celebrata una volta al mese:

Il 2 Giugno, passeggiata in occasione della festa di San Zeno

A luglio concerto dal tramonto all’alba delle sei Suite di Bach per violoncello solo, tre al tramonto e tre all’alba, con aperitivo serale dopo concerto e colazione mattutina dopo il concerto (data prevista il 10 e 11 luglio)

Ad agosto, teatro o cinema all’aperto

A settembre, concerto in data da definire, in concomitanza con il Festival delle Nazioni ◘

di Marta Cerù


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