Sabato, 31 Luglio 2021

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Controllori e controllati

SOGEPU. inchiesta / quinta parte

silvia romano2

Perché stiamo indugiando tanto nell’analisi dell’operato di Sogepu SpA: per una specie di accanimento terapeutico? Oppure per livore a seguito dell’avviso di querela opposto alla nostra inchiesta? Nessuna delle due ipotesi. Riteniamo, al contrario, che sia il suo operato da porre al centro dell’attenzione, perché, a nostro avviso, è stato piegato a interessi e fini che esulano dalla sua mission. E proprio per questo sia diventata uno snodo importante, se non il più importante, attorno al quale si è coagulato il potere cittadino. Ci ha spinto in questa direzione il silenzio dei consiglieri comunali, i quali hanno parlato molto di Sogepu, ma, a quanto sembra, senza scomodare nessuno. E ci siamo chiesti: come mai i consiglieri comunali sono stati così tiepidi, non tutti ovviamente, nei confronti della partecipata di fronte ai dati che noi abbiamo pubblicato e che dovrebbero far saltare sulla sedia qualsiasi buon padre di famiglia – figura retorica a cui si ricorre quando si spiega come dovrebbe essere amministrata la cosa pubblica –?; consiglieri che, per mandato, dovrebbero svolgere una funzione di controllo e di sindacato ispettivo sulla partecipata? I cittadini invece ne hanno parlato molto e con stupore, per non usare altri termini. Quindi, mentre nella piazza si è discusso della cosa, nel Palazzo ha prevalso il silenzio. Eppure ciò che abbiamo pubblicato è tutto scritto nel portale trasparenza dell’azienda. Compresi gli atti. I consiglieri comunali come fanno a discutere di Sogepu se non consultano nemmeno i dati in loro possesso? E senza questa indagine preliminare, che tipo di controlli possono effettuare? Se avessero aperto qualche cartella del portale avrebbero scoperto che tra i molti contributi erogati, alcuni assumono un rilievo particolare, perché vi sono coinvolti, direttamente o indirettamente, 1sogepu inchiesta giugnoproprio alcuni consiglieri comunali. Per esempio colpisce che l’Associazione Bocciofila trestinese abbia ottenuto nel 2017 un contributo di 12.000 euro, con una motivazione assai singolare: «visto che le aree verdi all’interno dell’area comunale non vengono adeguatamente mantenute e che il Comune non dà risposte alle continue sollecitazioni dei cittadini, faremo noi il lavoro con i nostri volontari dietro contributo». Traduciamo: visto che non riuscite a fare il vostro lavoro, lo facciamo noi per voi: pafandoci. Cosa possibile, ma nella pubblica amministrazione tale rapporto viene regolato da una convenzione. Una partecipata ne può prescindere? E cosa c’entrano le credenziali del Consigliere Luciano Domenichini (ex Pd, ora Gruppo Democratici per Città di Castello) nella lettera di richiesta del contributo? Se il consigliere svolge mansioni importanti all’interno di detta associazione, come fa a esercitare il controllo sulla partecipata a cui la sua associazione chiede i soldi? Non dovrebbe casomai, in virtù della carica, pretendere che Sogepu svolga i suoi compiti anche nella frazione di Trestina? Così come stupisce che Marco Gasperi, ex 5 Stelle, abbia ottenuto un contributo di 10.500 euro per l’associazione “Lupi di ventura” di cui fa parte. Cosa certa perché in un post apparso su Facebook del 2015 si legge: «Il nostro Lupo Roscio, Marco Gasperi, si trova a Praga per un torneo di combattimento in armatura. Un grosso in bocca a lupo a lui e al Team Feltrio…». Stessa cosa per il consigliere comunale Filippo Schiattelli (ex Psi ora Gruppo unione civica Tiferno), che nell’anno 2016 ha ricevuto “Incarico di attività di consulenza finanziaria” per l’importo di 10.000 euro, oltre a 16.000 euro per la squadra di Calcio a 5, Virtus Tifernum, della quale risulta essere dirigente.

Come abbiamo già detto nel corso della inchiesta, tutte le associazioni hanno il diritto di vivere e di ottenere contributi da parte delle istituzioni pubbliche, in particolare dal Comune che rappresenta i cittadini e non da una partecipata che svolge servizi per il Comune. Non importa se questi servano al “lupo roscio” o per supplire a lavori che l’azienda non svolge adeguatamente. In una commistione di relazioni in cui i ruoli vengono confusi come poteri di influenza e non come strumenti di controllo è inevitabile che si finisca per ritenere l’istituzione cosa propria, di cui si possa disporre a 2sogepu inchiesta giugnopiacimento, una specie di servizio bancomat. Come potranno sentirsi liberi di esprimere valutazioni critiche sull’operato della partecipata quei consiglieri comunali, se da esse potrebbe scaturire la perdita di futuri vantaggi economici per le loro associazioni o circoli? La reticenza allora si fa strada e il silenzio pure.

Forse è proprio per questo che la discussione su Sogepu si è concentrata sulla figura dell’Amministratore delegato. Ma tale soggetto per definizione è delegato e le sue responsabilità dipendono dal Comune che le ha a lui conferite. Quindi è il Comune a capo della piramide a cui si devono ricondurre tutte le responsabilità del mancato controllo. O forse è vero esattamente il contrario: e cioè che sia stato tollerato perché in fondo era conveniente al Comune che le cose andassero così. Tra contributi che eroga il Comune e quelli che assegna Sogepu si cumula una mole di denaro pubblico su cui i consiglieri comunali qualche domnanda dovrebbero porsela: perché si sostiene in modo così massiccio il sistema associativo locale? E perché il Comune usa maglie molto più strette di quelle di Sogepu nella loro assegnazione? Perché dare indiscriminatamente soldi pubblici a realtà associative diverse, dai “Lupi di ventura” alle bocciofile di vario genere e con somme a volte molto differenti?

Insomma le relazioni strane tra alcuni consiglieri comunali e la partecipata impediscono di fatto il libero esercizio dell’attività ispettiva sull’azienda, così come lo impedisce la parentela di altri consiglieri con persone che svolgono ruoli di controllo nella stessa o intrattengono rapporti commerciali con essa, imprigionando tutti in un enorme conflitto di interessi. Ma questo sarà oggetto di un successivo intervento. ◘

3sogepu inchiesta giugno

 

  10 DOMANDE A SOGEPU E AI COMUNI SOCI

1 - Perché sono stati erogati contributi alle associazioni con importi molto consistenti, crescenti di anno in anno?

2 - Perché Sogepu diversamente dalle altre partecipate umbre ha fatto un ricorso rile­vante a consulenze esterne?

3 - Perché nel 2020, anno della pandemia, si è ritenuto di dover mantenere un tetto elevato di contributi alle associazioni e di consulen­ze, diversamente dalle altre due partecipate umbre?

4 - Perché non si è deciso di devolvere quei soldi alle famiglie o alla Sanità in un mo­mento di difficoltà generale e conclamato?

5 - Perché si è deciso di cambiare forma socie­taria trasformando Sogepu in Sog.Eco SpA a capitale misto pubblico/privato con il 51% delle quote a Ecocave Srl e il 49% a Soge­pu SpA?

6 - Quali sono i vantaggi che ne deriverebbero a Sogepu?

7 - Perché la discarica di Belladanza program­mata per durare fino al 2027 raggiungerà la saturazione nel 2021 con quasi 6 anni di anticipo?

8 - Per gli organi di controllo tutto ciò è regolare?

9 - I Comuni non hanno mai avuto nulla da ec­cepire e non hanno ritenuto di dover porre delle condizionalità agli orientamenti azien­dali della partecipata dal momento che sono i soci finanziatori?

10 - Sogepu dichiara di aver raggiunto una me­dia di poco superiore al 60% di raccolta dif­ferenziata dopo 8 anni. Nessun Comune, nessun partito politico che siede in Consi­glio comunale ha eccepito su tale risultato (scarso), che è in stretta relazione con la saturazione anticipata della discarica?

 

di Antonio Guerrini


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