Giovedì, 21 Ottobre 2021

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Proprietari della vita

Dosssier: il monopolio dei vaccini

2 profitto contro diritto alla vita

Il curriculum di Nicoletta Dentico è corposo e lasciamo al lettore la libertà di consultarlo. Ci preme qui dare un assaggio della competenza e lucidità con cui affronta e riferisce le questioni economiche globali. Riguardo al tema del dossier iniziamo chiedendole di riassumere brevemente l’evoluzione del sistema di proprietà intellettuale in ambito sanitario.

«Vaccini e farmaci sono stati considerati per lungo tempo prodotti diversi dagli altri; anche nei Paesi industrialmente avanzati tutto il materiale sanitario è stato esentato dai diritti di proprietà intellettuale. In particolar modo Germania e Francia, nella prima metà del Novecento, escludevano i farmaci dalla brevettazione. L’Italia li ha esclusi fino alla legge di riforma dei brevetti del 1977, quando una sentenza della Corte Costituzionale sancì che dovessero essere uniformati agli altri prodotti. Sino a pochi decenni fa c’è stata una cultura che proteggeva farmaci, strumenti diagnostici e vaccini dalle regole puramente commerciali applicate alle altre merci, perché se ne riconosceva la natura etica di beni comuni. Le cose sono cambiate con il negoziato sul commercio, che negli anni ’80 si chiamava Gatt, poi diventato Uruguay Round e infine Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) nel ’95.

6 proprietari della vita mese giugno 2021 1In questo lunghissimo processo negoziale internazionale i governi non avevano considerato il dossier sulla proprietà intellettuale, ma con un’intensa azione di lobby due multinazionali americane lo hanno introdotto; si tratta di Ibm e Pfizer, entrambe legate alla vita e quest’ultima, guarda caso, prima protagonista della vicenda Covid. Produssero un documento con cui innestarono la questione della proprietà intellettuale nell’Uruguay Round, e tra il 1986 e il 1987 ottennero che essa divenisse parte della discussione. L’operazione diede luogo ad un accordo multilaterale denominato TRIPS che introdusse regole di brevettazione globalizzate, indipendentemente dal livello tecnologico e industriale dei vari Paesi aderenti. Ciò fu fatto su tutti i prodotti, compresi i farmaci, senza alcuna distinzione tra farmaci salvavita e farmaci ordinari».

Cosa implica questo accordo?

«Questa norma prevede che i diritti di proprietà intellettuale che incentivano l’innovazione sono chiamati a garantire il ritorno sull’investimento di chi ne è titolare, con un’esclusiva di mercato di vent’anni: un monopolio che stabilisce che i detentori di quel brevetto possano decidere approvvigionamento e prezzo del prodotto. Questo è il cuore della grande muraglia che si è costruita, dal punto di vista della gestione della conoscenza, da parte dei Paesi più avanzati, attraverso l’Organizzazione Mondiale del Commercio. È come se avessero voluto togliere agli altri Paesi la scala che permetterebbe loro di raggiungere lo stesso livello di conoscenza».

Dunque la tecnologia e persino la scienza sono in mano ai privati?

«Oggi la produzione della conoscenza è basata su questi monopoli e l’esclusiva dei vent’anni dei diritti privati rappresenta la maggior fonte di malattia strutturale del mondo, perché chi vuole accedere alla conoscenza deve avere i soldi per procurarsela. È il grande divario che si è prodotto tra coloro che possono sviluppare vaccini molto tecnologici e coloro che devono elemosinare la conoscenza per poterli replicare o ricreare nel sud del mondo, laddove sono davvero le grandi sfide sanitarie. Oggi ci confrontiamo con il problema del Covid, ma questo strumento del Wto non ha mai funzionato con l’Aids, né con l’epatite C o i farmaci antitumorali, collocati sul mercato a prezzo improponibile, giustificandolo con l’investimento effettuato, cosa peraltro non vera. Il Wto ha incamerato al suo interno le classiche regole della globalizzazione, attribuendo al diritto privato di proprietà intellettuale maggior importanza che al diritto permanente e universale alla salute».

Quale influenza e controllo possono esercitare gli Stati e gli organismi sovranazionali su questo sistema?

«I singoli Stati possono esercitare una leva, ed è quello che hanno fatto India e Sud Africa proponendo al Wto la sospensione di alcuni diritti di proprietà intellettuale, per consentire l’accesso alla scienza implicata nella produzione di vaccini e di tutti i prodotti e gli strumenti sanitari relativi al Covid. Pensiamo ai dispositivi di protezione individuale che un anno fa scarseggiavano, poiché la produzione è stata concentrata quasi esclusivamente in Cina. Tale sospensiva, tra l’altro, è prevista dall’accordo di Marrakech con cui il Wto è stato fondato. Molti Paesi (120) si sono dichiarati a favore di questa deroga, osteggiati da un manipolo di pochi altri. Le decisioni al Wto si assumono per consenso, non a maggioranza, per cui è in corso un braccio di ferro tra queste due fazioni. Tra i Paesi che si oppongono c’è anche il Brasile, che in passato ha tenuto sempre una posizione a favore della sospensione».

La scelta di Biden cosa rappresenta e quali effetti può avere?

«Biden ha fatto una proposta più circoscritta, ossia una sospensione dei brevetti (che sono solo una tipologia di proprietà intellettuale) e solo sui vaccini, ma ha comunque fatto un’apertura importante che ha animato il dibattito internazionale. Come ripeto, India e Sud Africa hanno richiesto anche l’accesso alla conoscenza scientifica, ai dati clinici e ad alcuni segreti industriali di tutti i farmaci o dispositivi impiegati nell’attuale pandemia. Staremo a vedere cosa succederà in questa dialettica tra le due differenti richieste avanzate. E in tutto ciò l’Europa, che partecipa al Wto come entità unica attraverso la Commissione, ancora si ostina ad opporsi a questa democratizzazione della conoscenza, anche durante una pandemia».

Viste le dimensioni delle aziende farmaceutiche e le azioni di lobby che mettono in campo, si può affermare che abbiano un peso crescente nella scelta delle politiche sanitarie?

«Sì, non solo in campo sanitario. Purtroppo viviamo in un mondo alla rovescia, dove per effetto della globalizzazione esiste un vuoto di funzione pubblica e un pieno di funzione privata. I diritti di proprietà intellettuale sono molto simbolici perché è giusto che la società riconosca chi fa ricerca e innovazione – questo è contemplato dall’articolo 15 della Dichiarazione dei diritti umani – ma è ingiusto che venga attuato con un monopolio di vent’anni. Pensi che i brevetti sul vaccino AstraZeneca scadranno tra il 2031 e il 2037: ciò significa che chi volesse riprodurlo dovrebbe acquistare il brevetto a un costo stabilito dall’azienda e non prima di quelle date. È semplicemente folle gestire in questo modo una pandemia. Tutti gli accordi del Wto, di fatto, hanno una predilezione per gli interessi privati, a detrimento dei diritti umani universali, che sono sempre concepiti come eccezione al diritto privato».

Questa contrapposizione di forze sul tema dei brevetti sanitari può condurre a una svolta?

«Penso che questa sui medicinali in tempo di pandemia sia una battaglia parziale perché la questione dei brevetti e della proprietà intellettuale coinvolge anche molto altro. Pensiamo alle sementi, per fare un esempio; ma questa sulla salute è così importante perché riguarda tutti da vicino ed è fondamentale che tutti i cittadini si mobilitino. Covid è venuto a darci degli insegnamenti e ci ha mostrato che la globalizzazione così concepita non funziona, costituendo essa stessa una delle cause della crisi attuale. Questa battaglia, che dobbiamo vincere tutti insieme, è potentissima e fondamentale nel suo valore simbolico perché è la prima occasione di portare un cambiamento nell’agenda della globalizzazione per realizzare finalmente la globalizzazione dei diritti». ◘

DI Romina Tarducci


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