Lunedì, 18 Ottobre 2021

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Recovery plan umbro: tempi supplementari

P.N.R.R. dell’Umbria 2021/2026 - Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

silvia romano2

Il mese scorso avevamo dichiaratamente evitato di segnalare carenze nel Pnrr, che è troppo decisivo per il futuro dell’Italia – e per l’Europa – per permettere di arricciare il naso: è il momento delle scelte, a chiusura di anni di paralisi, approfittando dell’enormità delle risorse messe a disposizione dall’Europa, non tanto per la bravura dei negoziatori, ma per le dimensioni del debito dell’Italia, che rischia di compromettere il futuro dell’Unione Europea. Anche in fase di approvazione del Piano, la Commissione non ha esitato a elargire dieci punteggi “A”, per concentrarsi sul cuore del problema – i costi – per i quali ha lanciato una “B” di avviso.

Ma ci voleva poco ad accorgersi che il Piano aveva evidenti carenze, dovute alla fretta per rispettare in extremis la scadenza del 30 aprile: infatti, il Consiglio regionale dell’Umbria lo ha approvato appena sei giorni prima della votazione del Parlamento (25 aprile), che avrebbe dovuto valutarlo e assemblarlo con tutti gli altri. Gli estensori hanno cercato di dissimulare l’improvvisazione con l’ampollosità generale, a partire dal titolo che, invece della semplice traduzione di “Recovery plan” in “Piano italiano di ripresa”, è stato gonfiato con un termine inutile, resilienza, a conferma dell’attitudine italica di esibirsi nei giochi di prestigio. Al contrario, i progetti locali risultano scarni, approssimativi, spesso limitati ai soli titoli, a causa della mancanza di una procedura formalizzata in grado di raccogliere le istanze dei territori. Quindi il titolo del nostro articolo di marzo L’Altotevere dorme avrebbe dovuto essere L’Altotevere non è stato svegliato; anche se a Perugia – e soprattutto a Terni – sono stati essi stessi a rimettere la sveglia, ponendo le premesse per il varo di progetti che fra sei anni trasformeranno radicalmente le due città.

Anche per Città di Castello si è aperta la porta dei tempi supplementari per recuperare il tempo perduto, prendendo piena consapevolezza dell’opportunità straordinaria che l’Europa ci ha offerto, mettendo

a disposizione dell’Italia 208 miliardi, particolarmente preziosi perché a debito delle future generazioni, italiane ed europee. Dunque, richiedono un impegno proporzionato alla sfida, di cui non si leggono né si ascoltano segni. Per dare un contributo al dibattito, abbiamo compiuto il primo passo indispensabile: analizzare il Pnrr e selezionare le parti riferite a Città di Castello.

Girano diverse cifre per la quota assegnata all’Umbria per interventi specifici (escluse quindi le riforme generali: giustizia, burocrazia, digitalizzazione …). Prudenzialmente, ci siamo riferiti alla più bassa fra quelle sentite: 1,4 miliardi. Ne discende che ogni cittadino umbro ha una dote di 1.658 euro; quindi, se avranno la stessa considerazione degli altri umbri, i tifernati dovrebbero investire 64 milioni di euro.

Vediamo come.

Delle 142 pagine e circa 5000 righe Città di Castello è citata per i seguenti argomenti:

“Linea di intervento 3 - Smart Mobility Regionale (pag. 34).

Il progetto, su base regionale, prevede la creazione di una piattaforma digitale in cui far confluire le informazioni sul traffico disponibili”. Risorse per l’intero progetto regionale: 19 milioni.

“Linea di intervento 10. Distretto del contemporaneo e delle arti in Umbria (pag. 46 e 47).

1 recovery plan umbro tempi supplementari mese lugllio 2021L’Umbria … si configura come una grande galleria a cielo aperto … Fondazione Burri a Città di Castello, Palazzo della Penna a Perugia, la Calamita cosmica a Foligno, Palazzo Collicola a Spoleto, le sculture di Arnaldo Pomodoro a Terni … Todi … Umbertide con il Museo delle ceramiche Rometti, Area del Sagrantino, Brufa”...

“Al di là degli attrattori principali, occorre individuare attrattori secondari da integrare, riqualificare e valorizzare per garantirne il riposizionamento all’interno di tale percorso. Ad esempio il Centro di Documentazione Arte contemporanea a Città di Castello, l’ex Ospedale Fatebenefratelli, le ex Officine Fratti, il Palazzo di Primavera e il Teatro Verdi a Terni e infine la Rocca Paolina di Perugia che bisognosa tra l’altro di lavori di consolidamento e valorizzazione può rappresentare un grande attrattore culturale per tutta l’Umbria”. Risorse per l’intero progetto regionale: 11 milioni.

“Linea di intervento 21 – Infrastrutturazione leggera aree industriali e artigianali (pag. 76).

Il progetto prevede una trama organica e coordinata di interventi che persegue l’obiettivo comune di individuare e riqualificare edifici ed aree dismesse…dalle aree dei centri maggiori Perugia, Terni, Città di Castello, Foligno, Bastia Umbra, Spoleto, Orvieto, Gualdo Tadino, Gubbio e successiva selezione di numero limitato di progetti da sviluppare. I progetti dovranno prioritariamente puntare alla riqualificazione della infrastrutturazione leggera delle aree industriali e artigianali”.

Risorse per l’intero progetto regionale: 120 milioni.

“Linea di intervento 39. Eco-quartieri (pag. 125).

 … Ambito territoriale/urbano compreso tra i Comuni di Città di Castello, Citerna, San Giustino, Umbertide, Pietralunga, Montone e Gubbio, che coinvolge una popolazione di 106.230 abitanti. La proposta progettuale è volta al recupero di beni pubblici e privati per aumentare la dotazione di edilizia residenziale sociale…. Complessivamente tale intervento ha un costo stimato di circa 15 milioni di euro”. Dunque, in proporzione alla popolazione, a Città di Castello spettano 5,5 milioni.

“Linea di intervento 41 - Edilizia sanitaria e sociosanitaria (pag. 131).

… Recupero, nel Comune di Città di Castello, del complesso dell’Ospedale Vecchio con il Chiostro di San Domenico attraverso una ristrutturazione radicale. Le destinazioni d’uso previste potrebbero essere molteplici, in particolare potrebbe essere la sede di un Polo dei servizi per la salute (2,5 mln €). (Attinenza bassa – dipende dalla destinazione d’uso)”. Si può notare l’atipicità di questa formulazione in un documento che vuole essere un Piano: si individua una destinazione ipotetica, condizionando il finanziamento alle decisioni che si prenderanno.

Forse si tratta di un appunto in fase di elaborazione del documento, che l’estensore si è dimenticato di cancellare. Ci basti considerarlo un ulteriore indizio della emendabilità del Piano. Infatti, nella maggior parte dei casi è stato individuato solo l’argomento, senza entrare nel dettaglio del progetto né dell’entità del finanziamento, che verosimilmente nessuno conosce.

Dunque, si apre l’opportunità per Città di Castello di dare sostanza ai progetti e di negoziare la suddivisione dei finanziamenti, recuperando le evidenti discriminazioni subite rispetto agli altri territori dell’Umbria, in particolare rispetto a Terni, dove c’è stato chi ha fatto man bassa.

Siamo molto soddisfatti per aver posto basi chiare per il processo partecipativo. ◘

di Mario Tosti


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