Lunedì, 18 Ottobre 2021

libreria acquista online

Rifkin’s Festival

Cultura. Francesca Turini Bufalini e Catullo.

silvia romano2

Il protagonista dell’ultimo film di Woody Allen Rifkin’s Festival è un docente di storia del cinema. È un individuo brillante e colto, ma anche ansioso e pieno di fobie, ed è trascurato dalla compagna che flirta apertamente con un altro giovane regista.

Non è la prima volta che Allen usa il metodo di rifugiarsi oltre la vita reale. Un esempio è il famoso richiamo a Humphrey Bogart in Provaci ancora, Sam di Herbert Ross, dove interpreta la parte di un appassionato cultore del cinema.

In Rifkin’s Festival il protagonista è, dunque, ancora una volta l’alter-ego del regista, che entra all’interno di sogni che prendono la forma dei film più ammirati. Ecco allora che vediamo scorrere davanti a noi, trasfigurate, le immagini di tanti capolavori della settima arte.

Si inizia con un omaggio ad Orson Welles e a Quarto potere, la storia dell’ascesa e della caduta di un magnate dell’industria. In una scena vediamo un bambino che gioca con uno slittino, evidente riferimento a Rosebud, il motore di tutta l’esistenza del magnate di Welles. Poi i riferimenti a Ingmar Bergman. Per primo il richiamo a Il settimo sigillo dove, in una zona del Nord Europa in preda alla peste, il cavaliere Antonius Block e il suo scudiero nichilista, Jöns, tornano da una crociata in Terrasanta. Il cavaliere è tormentato da dubbi sulla fede. Sulla spiaggia trova ad attenderlo la Morte, intenzionata a portarlo via. Block la sfida allora a scacchi per rimandare la sua dipartita. Essa acconsente al rinvio, mentre inizia una discussione sul perché dell’esistenza dell’uomo. Nel film di Allen assistiamo al momento in cui il cavaliere gioca a scacchi con la Morte. Ancora Bergman di Persona. In questo film un’attrice teatrale, poco prima di entrare in scena, si chiude in un inspiegabile mutismo. Ricoverata in un ospedale psichiatrico, viene riconosciuta in stato di salute ottimale, solo che è lei che ha scelto coscientemente di non parlare più. Per farla uscire da questa condizione, una dottoressa le affianca un’infermiera. In completo isolamento si matura uno strano rapporto tra le due donne. Le loro menti e la loro personalità si trasformano. Nel film Rifkin’s Festival i primi piani delle due donne che si confrontano richiamano il film di Bergman. Ed infine Il posto delle fragole sul vecchio e illustre professore che viene insignito di un premio accademico di notevole prestigio e deve recarsi in una città lontana a ritirarlo. Questi, durante la notte precedente il viaggio, ha un incubo: si trova in un luogo ignoto dove gli orologi sono senza lancette. Vede un uomo cadere a terra afflosciandosi su se stesso, un carro funebre urtare un lampione e perdere la bara che trasporta. Si vede una mano afferrare il professore per il braccio, ed egli riconosce nel volto del morto la propria immagine. Passiamo poi da Bergman al Luis Buñuel de L’angelo sterminatore. Qui, dopo una serata a teatro, una famiglia blasonata invita nel proprio palazzo delle persone per una cena. La servitù, nonostante i tanti invitati, se ne va, e rimane solo il maggiordomo. Iniziano ad accadere cose strane e alquanto inquietanti: il maggiordomo inciampa e rovescia la prima portata, anche se tutti pensano che si sia trattato solo di uno scherzo; un portacenere viene, improvvisamente, scaraventato contro una finestra; un orso e un gregge di pecore vagano indisturbati all’interno del palazzo; dalla borsetta di una signora vengono fuori zampe di gallina. Finita la cena, gli invitati si riuniscono in salotto per conversare e ascoltare la musica. Si arriva alle quattro del mattino, ma gli invitati non riescono a lasciare la casa, impediti da una forza misteriosa. Il terzo regista è Claude Lelouch di Un uomo e una donna. Qui due vedovi si incontrano durante una visita al collegio dei rispettivi figli, si rivedono più tardi per separarsi ancora e ritrovarsi poi nuovamente. Assistiamo al momento in cui tornano entrambi a Parigi. E arriviamo a Jean-Luc Godard di Fino all’ultimo respiro. Nel film in questione un antieroe romantico francese accompagnato da una ragazza americana, dopo aver rubato un’auto e ucciso un poliziotto, viene inseguito dalla polizia fino a che non viene colpito da una pallottola sparata da un tutore dell’ordine, e muore. Quest’opera, capostipite della Nouvelle Vague, è omaggiata da Allen in una scena onirica in cui si fa riferimento al momento in cui Jean Seberg e Jean-Paul Belmondo (protagonisti del film) sono a letto e discutono animatamente. Ancora François Truffaut con Jules e Jim. A Parigi agli inizi del novecento una ragazza si innamora di due studenti, un francese e un austriaco, molto amici fra loro. Qui si vedono mentre i tre corrono insieme felici. Infine un passaggio che mostra il protagonista che dichiara la sua passione per Federico Fellini e precisamente per Fellini Otto e mezzo, film incentrato su una crisi creativa. Allen mostra in una sequenza in bianco e nero preti, suore e altri prelati in una stazione di cure termali, che rimanda direttamente alla situazione del protagonista del film. ◘

di Pietro Mencarelli


Editoriale l'altrapagina Soc. Coop.
Sede Legale: Via della Costituzione 2
06012 Città di Castello (PG)
Responsabile: Antonio Guerrini
Info Privacy & Cookie Law (GDPR)

Seguici anche su:

Dati legali

P.IVA 01418010540
Numero REA: pg 138533
E-mail: segreteria@altrapagina.it
Pec: altrapagine@pec.it
ISSN 2784-9678

Redazione l'altrapagina

Telefono: +39 075 855.81.15
dal Lunedì al Venerdì dalle 09.00 alle 12.00