Mercoledì, 26 Gennaio 2022

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"Pianesi, il guru? Un Millantatore

Lettere in redazione.

silvia romano2

Gentile Direttore,
le scriviamo in riferimento all’articolo di Maurizio Fratta, pubblicato dal vostro giornale lo scorso mese, che riguarda la vicenda giudiziaria di Mario Pianesi. Mi rivolgo al suo giornale perché convinto che esso cerchi effettivamente il bene comune, per l’esempio di Enzo Rossi, e rifugga quindi la disinformazione, l’approssimazione e la propaganda.

Il sig. Fratta vorrebbe porsi come osservatore terzo e quindi imparziale della vicenda giudiziaria di Mario Pianesi. Se lo fosse, rivelerebbe però un punto di vista alquanto superficiale su questa dolorosa e inquietante vicenda, perché non vuole considerare i molti elementi, alcuni fortunatamente resi di pubblico dominio da TV e giornali, che mostrano come sotto la facciata di un’associazione che affermava di impegnarsi per la salute, l’alimentazione sana, l’agricoltura biologica, ecc. ecc. c’era una realtà di strapotere, di sfruttamento, di mobbing e ignoranza.

Perché il sig. Fratta pur a fronte dei molti indizi, non ha voluto chiedersi come fossero impostati i rapporti interni a questa associazione? Che poteri si arrogasse il leader. Che concezione della donna promuovesse. Quale idea della cultura e dell’educazione… Una concezione per cui il mondo è fatto di persone di serie A e di serie B… Come i malati che avevano la colpa di non guarire con i metodi di cura da lui ideati. Il sig. Fratta parla di “caduta di tutte le accuse” e del Pianesi come di una vittima degli interessi dell’agroindustria e delle case farmaceutiche. Ma… e la condanna a un anno e otto mesi per violenza privata patteggiata dal Pianesi?! Il guru che si presentava come il salvatore unico dell’umanità patteggia un anno e otto mesi per violenza privata… Avendo poi il fior fiore degli studi legali dalla sua parte… Senza tralasciare che questa scelta processuale in realtà ha scongiurato il pericolo di far testimoniare coloro che avevano denunciato tutto ciò che videro…

In realtà la vicenda della psico-setta macrobiotica, è una delle tante tristi storie dell’arroganza del potere e del denaro e apre un importante problema che ci si deve porre finché si è in tempo: è lecito che la diffusione dell’agricoltura biologica, dell’alimentazione sana, la ricerca di un modello alternativo neghi i diritti umani più elementari? Che sia basata sullo sfruttamento delle persone, sulla manipolazione delle informazioni? Sullo strapotere di guru che attribuiscono alla propria saliva o ad altro uno straordinario potere taumaturgico? Sullo sfruttamento di persone in momenti critici della propria vita?

Non si venga a dire che molti che hanno frequentato quei centri o vi hanno lavorato non si sono accorti di niente. Evidentemente non hanno voluto vedere più a fondo, o occupavano posizioni comode e di rendita o marginali. Per chi volesse capire, i documenti non mancano: basta visionare gli spezzoni di conferenze del Pianesi trasmessi da Chi l’ha visto e altri… Chi onestamente volesse capire la portata delle teorie del Pianesi, dovrebbe esaminare attentamente i dati forniti, scoprirebbe un’opera di abile millantazione: le favole sul lago in Mongolia, sulle centinaia di migliaia di diabetici cubani guariti dalla dieta del Pianesi, e così via, collocando in luoghi lontani e difficilissimi da verificare i presunti grandi successi di questa che invece era una versione confusa e intellettualmente disonesta della Macrobiotica di George Ohsawa…

La vera alternativa ha bisogno di scientificità, non di pressapochismo, di democrazia e non di principio di autorità, di razionalità e non di superstizione. Di rispetto della debolezza…

il Comitato delle Vittime di UPM
Mauro Garbuglia

 

Gentile dott. Garbuglia,
la ringrazio per la sua lettera che ho dovuto sunteggiare per motivi di spazio. Come ricorda, da Enzo Rossi in poi questo giornale ha sempre cercato il “bene comune” e la “verità” dei fatti, entrambi difficili da conseguire. Da tempo abbiamo trattato degli stili di vita e di alimentazione, con tutte le pratiche relazionate all’agricoltura, agli allevamenti industriali, alla grande distribuzione, ambiti nei quali si sta giocando una partita globale sul futuro del pianeta e della vita stessa. Per questo l’esperienza di Pianesi è caduta sotto il nostro cono di osservazione. Non solo gli stili salutistici e/o alimentari, pure importanti, ma soprattutto i modelli di produzione e di consumo le cui finalità sono primariamente orientate a perseguire profitti sempre più lucrosi, al punto da ridurre tutto a merce, compresa la salute e la stessa vita. In quella esperienza abbiamo visto la tensione verso la ricerca di un’alternativa al modello di sviluppo attuale. Quindi, pur nel rispetto delle vittime di cure e di trattamenti di cui non sapevamo nulla e a cui va tutta la nostra solidarietà, rimango perplesso dalla sintesi di una esperienza così variegata e dalle molte sfaccettature in un giudizio univoco di sfruttamento delle persone e di coartazione dei diritti. Ovvero che oltre 100 mila persone tra frequentatori degli Upm e addetti non si siano mai accorti di questa mistificazione colossale. Così come appare poco comprensibile che gli operatori non siano insorti contro la dittatura del "capo" perché "occupavano posizioni comode e di rendita o marginali". E che si sia trattato di "...un’opera di abile millantazione: le favole sul lago in Mongolia, sulle centinaia di migliaia di diabetici cubani guariti dalla dieta del Pianesi, e così via, collocando in luoghi lontani e difficilissimi da verificare i presunti grandi successi...". Ma Cuba è poi così lontana, se medici di quel Paese sono venuti a curare i nostri malati di Covid? E la lontananza (Mongolia) è un motivo valido per screditare una iniziativa o un progetto? Possibile che ci si ricordi che viviamo nell’era dell’informazione totale e in tempo reale solo quando fa comodo? Ma su queste vicende più che la scientificità sono in ballo le scelte politiche, ci pare, perché la scienza già da tempo ha chiarito che continuando su questa strada andremo a sbattere contro un muro o verso l’estinzione. Di questo si sta parlando e a questo noi ci siamo interessati. Non voglio alimentare e riportare in auge discorsi sulla psico-setta su cui la grande stampa si è già morbosamente cimentata. Il cammino umano verso la ricerca di alternative di produzione, di consumo e di cura è una via difficile da percorrere, e chi ci prova lo fa a suo rischio e pericolo perché gli interessi in gioco sono enormi. Su questo Maurizio Fratta ha perfettamente ragione. Ciò non toglie che le zone d’ombra vadano portate alla luce in qualsiasi esperienza che riguardi la vita umana. Il male va condannato, e in questo ci associamo, e riconosciamo anche che quel percorso non è stato del tutto lineare, così come non esistono motivi validi per negare i diritti umani in nessun caso e per nessuna ragione. Ma è la riduzione di tutto al potere, al mero interesse personale e all’unica categoria della “menzogna” che non convince. Di quanti si siano salvati perché hanno adottato lo stile alimentare (non la cura) proposto da Pianesi non sapremo mai nulla, e quanto la sua esperienza abbia contribuito a favorire un’alternativa alla produzione agricola e alla tutela dell’ambiente con la coltura biologica, poco si è detto. L’umanità sta camminando sull’orlo dell’abisso per questi motivi. Siamo abituati a non dividere il mondo in bianco e nero, in buoni e cattivi. La realtà è molto più complessa, le sfumature sono moltissime e spesso bene e male si mescolano. Per questo la ricerca della verità è compito difficile, impegnativo, non privo di cadute e di entusiasmi.

Il Direttore

(Maurizio Fratta risponderà nel prossimo numero)

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