Mercoledì, 26 Gennaio 2022

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Rispettare i cicli della vita

silvia romano2

A Paolo Cacciari, giornalista e scrittore, esperto di problemi ambientali, poniamo alcuni quesiti di carattere generale.

Il riscaldamento globale è sotto gli occhi di tutti, i politici si affrettano a dichiarare la necessità di una transizione ecologica. Lei pensa che sia possibile coniugare economia ed ecologia e in quale maniera?

«Da un punto di vista teorico e anche lessicale, ecologia ed economia hanno la stessa desinenza, dovrebbero riguardare e avere cura della casa comune. In realtà nel corso dei secoli l’economia è diventata una specie di scienza autonoma e indipendente dalle scienze naturali, ma anche dalle scienze sociali e dall’etica; una tecnica votata alla massimizzazione dello sfruttamento delle risorse naturali e umane. Con l’avvento del capitalismo l’economia è diventata la scienza regina dominante e dominatrice perfino delle relazioni umane; ciò ha portato alla catastrofe ecologica e anche umana. Il dio denaro è diventato il totem attorno a cui tutti noi giriamo».

Stiamo assistendo a una fiducia assoluta nella tecnoscienza che risolverà tutti i nostri problemi e nella mano invisibile del libero mercato che ci fornirà il denaro necessario. Perché sostiene che la crescita illimitata non è sostenibile?

rispettare i cicli della vita altrapagina mese novembre 2021 2«Perché ormai da tanti anni sappiamo che una crescita illimitata in un mondo finito è un ossimoro. Il modello di sviluppo capitalistico ha nella illimitatezza e nella crescita incrementale la sua ragion d’essere. Se il prodotto interno lordo non cresce di qualche punto il sistema crolla, ma questa crescita comporta un’estrazione di risorse naturali sempre più accentuata. Ciò entra inevitabilmente in conflitto con i cicli della vita del pianeta Terra. C’è un conflitto insanabile tra le logiche capitalistiche e le regole della natura. L’economia del denaro e l’economia della natura non vanno d’accordo. La tecnoscienza è un drammatico raggiro, pensare che la sostenibilità sia risolta con la progressiva artificializzazione dei cicli naturali è un cortocircuito. La salvezza della Terra dipende, al contrario, dalla rinaturalizzazione dei cicli vitali, dal lasciare che la natura abbia gli spazi e i tempi necessari alla propria rigenerazione».

Il sistema economico che abbiamo elaborato negli ultimi decenni non funziona più ed è necessaria un’alternativa. Di che tipo? Pensa a una dimensione etica?

«Certamente. Spirituale ed etica. Come afferma il filosofo Roberto Mancini, l’economia non si risana con l’economia, si cambia con una rivoluzione antropologica e culturale. Serve un cambiamento nel modo di pensarsi nella natura, un concepirsi come umanità in armonia con il creato. Si tratta di passare da una concezione antropocentrica a una eco-centrica del cosmo. Come dicono i sudamericani è una cosmologia che va cambiata. Come afferma anche il presidente dell’Onu, siamo in una catastrofe e la cosa che mi angoscia è che tutti lo sanno, ma nessuno fa nulla. C’è una dissonanza punitiva, cioè facciamo finta di non sapere. Non manca la conoscenza, manca il sentire, la dimensione spirituale, etica. Senza questa molla non cambieremo né l’economia, né l’energia, né i trasporti ecc.».

Chi decide cosa si deve produrre, come, quando? Ci sarà una transizione ecologica? Il ministro Cingolani non parla mai di biodiversità, di ecosistemi, di natura. Come mai?

«Cingolani è stato definito il ministro della “finzione ecologica”. È il ministro della tecnoscienza, bastava guardare il suo curriculum professionale. Non è uno scienziato della natura, è uno scienziato delle tecnologie, dell’innovazione. Quella categoria che comprende i più pericolosi nemici dell’ambiente. Bisognerebbe mettere un ecologo a capo di quel ministero, non un tecnocrate».

Come è possibile risolvere il conflitto tra industria e ambiente? Lei ritiene che l’ecologia sia un sapere interdisciplinare?

ScreenHunter 09 Nov. 28 20.40«Forse avevano ragione i primi ecologi dell’Ottocento che di fronte alla prima rivoluzione industriale, all’estrazione di risorse fossili, dissero che si trattava di un suicidio. L’industrializzazione, con tutte le sue implicazioni, anche le nuove diavolerie delle biotecnologie e l’ingegnerizzazione del clima, è una china pericolosissima, non solo per l’ambiente, ma anche per l’umanità. L’essere umano è divenuto ingranaggio funzionale per la mega-macchina tecnocratica, con uno svuotamento dei talenti naturali e lo schiacciamento dell’individualità. È stato ridotto a produttore-consumatore, una vera e propria dimensione antropologica prodotta dall’industrializzazione».

Panikkar parlava di ecosofia invece di ecologia. Lei sarebbe d’accordo con questa osservazione?

«Molto d’accordo, penso che l’ecologia profonda è quella degli eco-filosofi che vanno a scoprire le radici della vita, della relazionalità, della complessità e dell’interdipendenza di tutti gli esseri viventi, animati e non. Io penso che sia un pensiero da scoprire. Mi sono permesso di criticare una parte della Laudato si', perché il problema non è l’eccessivo antropocentrismo, ma è l’antropocentrismo in quanto tale. Dobbiamo riscoprire san Francesco nella sua interezza, anche nel suo beatificare la morte, che significa riconoscere che siamo all’interno di un ciclo completo che dobbiamo rispettare di per sé. L’essere umano non ha alcun mandato divino per ergersi al vertice della piramide evolutiva, non siamo al vertice dell’evoluzione della vita, ne siamo parte integrante e dipendente. Non siamo custodi del creato, è il creato che è nostro custode. Non c’è una gerarchia di valori tra l’essere umano e qualsiasi altro essere vivente, siamo alla pari e dobbiamo imparare a convivere con rispetto, nell’inevitabile circolarità della vita». ◘

di Achille Rossi


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