Giovedì, 07 Luglio 2022

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L'Europa riconosca il genocidio e il debito storico

AMERICA LATINA. I popoli originari rivendicano la loro Storia e i loro diritti.

la guerra dimenticata i mass shooting mese dicembre 2021 2

La Storia, si dice, la scrivono i vincitori. Ma questo assioma funziona fino a quando non arriva un altro vincitore, o fino a che gli anni e i decenni che passano non consentono una analisi dei fatti più distaccata e completa. Certamente, oggi, la falsa narrazione dell’Europa neocoloniale (500 anni fa come oggi) sulla Storia passata e presente dell’America latina non funziona più. Tutto è noto oggi, anche se poco conosciuto, poco dibattuto e per niente studiato.  È così anche se diversi leader di Neurolandia, ancorati a pratiche e pensieri neocoloniali, si rifiutano di accettare questa elementare verità. Non ci fu alcuna “scoperta” nel 1492, ma l’inizio di una conquista spietata che ha prodotto il più grande e tragico genocidio della storia dell’umanità: 80 milioni di vittime. Oltre alla schiavitù, alle deportazioni, alla cancellazione di modelli sociali, di civiltà e di interi popoli. Le Americhe erano già state scoperte 20.000 anni prima da popolazioni nordeuropee passate dallo stretto di Bering nell’era glaciale e successivamente insediatesi dal nord al sud del continente. Lo stesso avevano fatto i Vichinghi intorno all’anno 1021. Quella europea del 1492 non fu una scoperta ma una conquista, l’unica ad aver determinato un genocidio e lo stravolgimento completo e generale degli insediamenti umani e sociali incontrati.

Il mancato riconoscimento del genocidio, e del conseguente debito storico dell’Europa nei confronti dei popoli nativi latinoamericani, è alla base della incomprensione e dell’ostilità delle élite politiche europee, di Destra come di Sinistra, nei confronti di qualsiasi esperienza politica, sociale, originaria o indigenista che abbia la consapevolezza e il coraggio di uscire da una condizione etnico-culturale subalterna per diventare politica, aggregazione e governo. Per questo non si comprendono i riferimenti costanti e l europa riconosca il genocidio e il debito storico mese dicembre 2021 1contemporanei dei protagonisti indigeni e sociali di oggi ai simboli della resistenza indigena contro i conquistatori. Non si comprende perché vengono abbattute le statue di Cristoforo Colombo, di Pedro de Valdivia o di Isabella di Castiglia. Lo spiega bene l’artista e attivista indigena Jessa Calderon : «per noi quelle statue rappresentano l’orrore, il razzismo, la brutalità e l’oppressione contro la quale ancora oggi ci battiamo. Per noi indigeni tollerare questo tipo di monumenti è come imporre ad un ebreo di passare tutti i giorni davanti ad una statua di Hitler». Non ci fu alcuna lungimirante visione globalista in Isabella di Castiglia nel finanziare l’impresa di Colombo. Semplicemente l’intento di trovare altri territori e altre risorse da sfruttare per compensare le perdite determinate dalla guerra di reconquista contro i musulmani che occupavano l’Andalusia. Una guerra durata 800 anni che aveva azzerato le finanze del regno. Non c’era alcuna “visione” in Isabella di Castiglia, regina brutale che introdusse l’Inquisizione nell’ordinamento della Spagna, trasformandola nell’unico Paese europeo del tempo ad aver adottato, e ad aver poi sistematicamente praticato, i metodi di una istituzione fino ad allora gestita esclusivamente dalla Chiesa. E l’Inquisizione Isabella di Castiglia la utilizzò non solo contro i “Moriscos” (i musulmani), ma anche contro i “Marranos”, i maiali, come venivano definiti gli ebrei perseguitati, ai quali si imputavano tradimenti e false conversioni. Come non ci fu alcuna “visione” nelle motivazioni di Isabella, e non ci fu alcuna perizia marinara in un avventuriero a pagamento come Cristoforo Colombo, che prima di approdare da Isabella di Castiglia aveva questuato presso tutti i re d’Europa. I sovrani spagnoli decisero di sostenere Colombo non solo perché le casse dello Stato erano vuote, ma anche perché il costo dell’impresa era sostanzialmente irrilevante, circoscritto alla ristrutturazione delle tre caravelle e alle masserie, giacché la ciurma “a costo zero” – veniva per lo più dalle galere e dai bassifondi dei porti di Spagna –, e il compenso per Colombo consisteva nell’attribuzione di territori tra quelli eventualmente scoperti. Colombo sbagliò completamente rotta, cosa sulla quale tutti gli storici concordano.

l europa riconosca il genocidio e il debito storico mese dicembre 2021 2I primi umani che incontrarono i conquistadores erano Tainos, nativi di un gruppo etnico che li accolsero con curiosa generosità. Negli anni successivi questo gruppo fu cancellato con un genocidio pianificato e di successo, fondato sull’uccisione dei maschi e sulla riduzione in schiavitù, nelle Americhe o in Europa, delle donne e dei bambini sopravvissuti, operazione compiuta in soli venti anni, dal 1510 al 1530. Finché le comunità originarie indigene restano minoranze etnico-folcloristiche senza potere e ai margini della società, per i governanti di Neurolandia e per i loro proconsoli continentali delle élite bianche e ricche, delle imprese transnazionali e dei vertici militari, tutto va bene. Ma quando due leader indigeni originari Aymara come Evo Morales e David Choquehuanca si permettono di far diventare protagonista il 65% della popolazione del Paese più povero e con maggior numero di colpi di Stato militari dell’America latina, e conquistano democraticamente con il voto il governo della Bolivia, allora non va più bene. Quando i movimenti sociali, indigeni e popolari sono protagonisti di esperienze democratiche di governo come quelle di “Revolución Ciudadana” di Rafael Correa in Ecuador, di Chávez in Venezuela, di “Perú Libre” di Pedro Castillo in Perú, di Xiomara Castro in Honduras, non va bene. Quando sono protagonisti della resistenza in Cile contro il pinochetismo di ieri e di oggi, dell’opposizione in Brasile a un presidente folle come Bolsonaro che cancella persone, conquiste sociali, diritti basici e foreste, allora non va affatto bene. Quando i due milioni di indigeni originari Mapuche sopravvissuti alla conquista accettano la condizione di pastori poverissimi nelle terre ancestrali della Pampa argentina o dell’Araucania cilena, o quella di sottoproletari sfruttati nel mercato del lavoro illegale di Santiago o di Buenos Aires, allora tutto va bene. Ma quando si organizzano nell’Unpu (Organizzazione delle Nazioni e dei Popoli non rappresentati), quando si battono contro le multinazionali (Benetton compresa) per rivendicare diritti esistenziali, culturali e territoriali, allora non va più bene.

Quando decidono di resistere ai colonizzatori di oggi come lo fecero nel 1500 e per i successivi 300 anni contro i colonizzatori nella cosiddetta “Guerra di Arauco”, allora devono essere repressi, con ogni mezzo. Anche con le leggi antiterrorismo varate da Pinochet per reprimere qualsiasi forma di lotta. Leggi mantenute fino a oggi, anche dai governi neoliberal-socialisti di Ricardo Lagos e Michelle Bachelet e da quei gruppi dirigenti che hanno cancellato il programma sociale e il Partito socialista di Allende, trasformandolo in un partito liberista, finalizzato non al cambiamento ma alla sola conquista del governo. Non hanno cambiato la Costituzione fascista di Pinochet né una struttura neoliberista che contrassegnava e contrassegna un Paese come il Cile, formalmente ricco ma con una delle redistribuzioni della ricchezza più sproporzionata e ingiusta del continente. Un Paese nel quale tutto si paga a caro prezzo, e tutto è privato, dalla Sanità all’educazione, dai trasporti al sistema pensionistico. Una aberrazione consociativa tra Partito socialista e Destra pinochetista che si è manifestata persino quando Pinochet fu arrestato in Inghilterra su richiesta del giudice spagnolo Baltasar Garzón, che ne aveva chiesto l’estradizione per crimini contro l’umanità, tortura e per l’assassinio di cittadini spagnoli residenti in Cile. Furono i “socialisti” Ricardo Lagos e Michelle Bachelet e l’allora primo ministro e alleato democristiano Eduardo Frei, assieme ai vertici militari, a chiedere che Pinochet non venisse estradato e processato. E fu il “socialista” ministro degli esteri inglese Jack Straw a cancellare il verdetto della magistratura inglese e della Camera dei Lord, concedendo la libertà a Pinochet e il diritto di rientro in Cile per “motivazioni di salute”. Ovviamente inesistenti, tant’è che il dittatore cileno visse bene e a lungo per diversi anni ancora, morendo alla veneranda età di 91 anni.

l europa riconosca il genocidio e il debito storico mese dicembre 2021 4Non è allora un caso se questo Partito socialista, così come il Partido Por la Democracia di Ricardo Lagos, la Democrazia cristiana, il partito pinochetista Renovación Nacional e tutta la vecchia rappresentanza politica di Destra e di Sinistra sono stati quasi spazzati via dalla scena politica e dal Parlamento cileno. Travolti da movimenti studenteschi, civici, femministi, sociali e indigeni che con le mobilitazioni, e pagando un alto tributo di assassinati e di incarcerati, hanno imposto con le elezioni del 16 maggio una Assemblea Costituente per chiudere definitivamente con l’eredità della dittatura di Pinochet. Assemblea Costituente nella quale gli eletti di questi movimenti costituiscono la larga maggioranza. Una seconda sconfitta i partiti tradizionali l’hanno subita nelle recenti elezioni del 21 novembre. Ad andare al ballottaggio il prossimo 19 dicembre, in un contesto di fortissimo scontro e polarizzazione, saranno il candidato dell’estrema Destra pinochetista Antonio Kast, figlio di un ex gerarca nazista fuggito in Cile dopo il 1945, e Gabriel Boric, giovane leader studentesco e sociale che ha guidato le manifestazioni di protesta. Sarà una battaglia durissima e il risultato si rivelerà importante nello scontro che sta dilagando in ogni Paese tra il neoliberismo golpista e i movimenti indigeni, sociali e democratici. In attesa della madre di tutte le battaglie: le elezioni presidenziali del 2022 in Brasile e lo scontro tra Bolsonaro e Lula. ◘

di Luciano Neri


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