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Lettere in redazione. Fridays for Future alza la voce.

la guerra dimenticata i mass shooting mese dicembre 2021 2

La crisi climatica è reale, e ultimamente può essere toccata purtroppo con mano da tutte le persone che abitano il pianeta, vittime dei disastri naturali causati da essa. Nell’ultimo Report dell’Unicef si cita il fatto che quasi ogni bambino su questo pianeta assiste ed è vittima di un evento estremo riguardante la crisi climatica.

È, infatti, anche questo il motivo per il quale gli appuntamenti di quest’anno come il G20 di Roma e la Cop 26 di Glasgow risultano fondamentali. È in queste sedi che si decide il futuro delle generazioni a venire. Questo è il motivo per il quale molte giovani persone del movimento Fridays for Future sono state e saranno nelle piazze, fuori da questi appuntamenti, a pretendere determinazione da parte delle istituzioni nella lotta alla crisi climatica. Fridays for Future è, infatti, un movimento internazionale giovanile per il clima, nato sotto la spinta degli scioperi del venerdì della giovanissima Greta Thunberg, le cui rivendicazioni riguardano il mantenimento dell’aumento della temperatura media globale sotto il grado e mezzo e di ottenere la giustizia climatica. Queste rivendicazioni derivano dall’ascolto di persone esperte e dallo studio di quel che la scienza dice a proposito della crisi climatica. La differenza tra un aumento della temperatura media globale di 1.5°C o 2°C sembra irrilevante, ma in realtà sarà determinante per molte vite: l’Artico potrebbe sciogliersi una volta ogni 100 anni o una volta ogni 10, molti atolli scomparirebbero completamente per l’aumento del livello medio del mare e questo subirebbe una forte acidificazione, le inondazioni fluviali potrebbero raddoppiare o triplicare, le persone che subiranno gli effetti della siccità non avendo accesso all’acqua potrebbero oscillare dal 4 all’8%, le ondate di caldo eccezionale coinvolgerebbero dal 13 al 37% della popolazione mondiale, la scomparsa della biodiversità e i danni alle barriere coralline potrebbero essere tra l’80 e il 99%; e questi sono solo alcuni esempi.

Altri esempi delle conseguenze della crisi climatica, sempre riguardanti le persone, saranno le migrazioni e le guerre per gli approvvigionamenti e la povertà. È stato anche stimato dall’Organizzazione mondiale della Sanità che tra il 2030 e il 2050 l’inquinamento probabilmente causerà ulteriori 250 mila morti.

A oggi, in base agli impegni presi con gli Accordi di Parigi del 2015, si potrebbe arrivare a un aumento del +3.1 della temperatura media globale, nei prossimi anni, che rischia di causare fenomeni chimici e biologici irreversibili, i quali potrebbero portare al collasso del pianeta rendendolo inabitabile per la specie umana e non solo.

Perciò cosa fare per evitare tutto questo? Innanzitutto è necessaria una decarbonizzazione entro il 2030, e non, come si sente auspicare, entro il 2050, in quanto sicuramente sarà troppo tardi; e per farlo vanno investite risorse nelle energie rinnovabili e nella ricerca, va ripensato in modo ecosostenibile il nostro sistema agroalimentare, si devono rivedere l’urbanistica delle nostre città, i nostri trasporti e molto altro.

Tutte queste affermazioni sono vere tanto a livello internazionale che nazionale. In Italia infatti andrebbe rivisto il Pniec (Piano nazionale per l'energia e il clima), il Ministro della transizione ecologica dovrebbe pensare all’ambiente piuttosto che a fare greenwashing, il Pnrr avrebbe dovuto essere scritto insieme a chi lotta tutti i giorni per la salvezza del pianeta e molti più fondi si sarebbero dovuti stanziare per la transizione ecologica.

Anche a livello locale molto si potrebbe dire: facendo un focus sulla nostra Regione e sul suo futuro si dovrebbero rivedere il Piano urbanistico, quello dei rifiuti, della mobilità e molto altro, sfruttando l’enorme potenziale del cuore verde d'Italia. Da dove iniziare? Qualche mese fa è stata presentata, ad esempio, in Consiglio regionale, la "Richiesta di Emergenza Climatica", appoggiata da Fridays for Future Perugia: questa è stata demolita da una discussione, poi rinviata e mai ripresa, con affermazioni come “Bisogna però andare a vedere la causa antropica della crisi climatica” o “I cambiamenti climatici sono un processo naturale”.

C’è molto da fare per salvare il nostro pianeta come lo conosciamo, e abbiamo davvero poco tempo; niente però sarà possibile se, in questi anni di stanziamenti di fondi, di eventi, trattati ed incontri che definiranno i prossimi decenni, non si deciderà di prendere una posizione pensando prima al nostro ambiente che al guadagno.

di Martina Carlini del Fridays for  Future di Perugia


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