Martedì, 09 Agosto 2022

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Attac dice no ad Amazon

Intervista a Raphaël Pradeau, portavoce di Attac Francia.

la guerra dimenticata i mass shooting mese dicembre 2021 2

Attac si è opposta al progetto di Amazon di costruire un grande magazzino nel Gard. Quali sono i motivi della vostra contrapposizione alla multinazionale statunitense?

«Ci sono molte ragioni per opporsi alla costruzione di questo enorme magazzino Amazon. Il progetto prevede di cementificare 13 ettari di terreni agricoli (principalmente vigneti) e di costruire un magazzino di 38.000 m2 e 19 metri di altezza. Se da un lato la regione è soggetta a frequenti e drammatiche inondazioni, dall’altro sarebbe irresponsabile artificializzare una simile superficie. Ciò rappresenterebbe anche una minaccia per la biodiversità, con 4.000 camion che vanno e vengono ogni giorno. Gli abitanti di Fournès e dei suoi dintorni denunciano anche l’assurdità di costruire questo magazzino a 5 chilometri dal turistico Pont du Gard. Inoltre, questo progetto pone gravi problemi democratici: i rappresentanti eletti non hanno mai riconosciuto che la licenza di costruzione rilasciata fosse destinata ad Amazon; inoltre, esistono forti sospetti di conflitti di interesse, perché quasi il 40% dei terreni venduti per costruire il magazzino apparteneva a funzionari comunali o a loro parenti, che si sono arricchiti nell’operazione! Più in generale, ci opponiamo ad Amazon e al suo mondo. Amazon si vanta di creare posti di lavoro, ma sono lavori di scarsa qualità e che non sono sostenibili perché l’azienda prevede di robotizzare totalmente i suoi magazzini; inoltre, molti studi hanno dimostrato che per un lavoro creato da Amazon, molti posti di lavoro vengono distrutti nei negozi fisici. Amazon fa balenare agli eletti locali il pagamento di imposte locali, ma la multinazionale è una specialista dell’evasione fiscale e ha pagato zero euro di imposta sulle società in tutta l’Unione europea nel 2020, nonostante le vendite record. Amazon è anche un asso del greenwashing, mettendo in evidenza una "neutralità del carbonio" nel 2040, mentre il suo modello si basa sulla sovrapproduzione e il consumo eccessivo ed è totalmente incompatibile con le esigenze della lotta contro il cambiamento climatico».

Il Tribunale amministrativo di Nîmes ha dato ragione alla vostra protesta: con quali motivazioni?

«La mobilitazione ha assunto forme molto diverse, con azioni di sensibilizzazione della popolazione locale e degli eletti locali, raduni massicci sul sito, ma anche rimedi giuridici. A seguito di uno di questi ricorsi, il Tribunale amministrativo di Nîmes ha annullato l’autorizzazione ambientale, il che rende caduca la licenza di costruzione (anche se quest’ultima non è annullata). Il motivo di questo annullamento è la presenza di una specie protetta nella zona – la Pira Meridionale – di cui è vietato distruggere l’habitat salvo in condizioni di interesse generale. Orbene, il Tribunale ha ritenuto che, nonostante i posti di lavoro promessi, l’interesse generale del progetto per il territorio non fosse dimostrato».

Quali altri progetti Amazon voleva realizzare in Francia e quale esito hanno avuto?

«Amazon ha molti progetti in Francia. Ovunque si esprime una forte opposizione, ma non siamo riusciti a impedire tutti i progetti. Tuttavia, la vittoria a Fournès è la terza da un anno, dopo gli abbandoni dei progetti di magazzino a Ensisheim in Alsazia e a Montbert vicino a Nantes. Tuttavia restiamo vigili perché sappiamo che Amazon gestisce contemporaneamente più siti e che l’abbandono di un progetto non significa che la multinazionale abbandoni l’idea di stabilirsi in una regione. Tuttavia, per continuare il suo sviluppo in Francia, Amazon ha bisogno di costruire nuovi centri logistici nell’Ovest e nel Sud della Francia».

Il Governo francese potrà resistere alle richieste di espansione di Amazon e per quanto tempo?

«Il Governo francese non cerca assolutamente di resistere alle richieste di espansione di Amazon, anzi la incoraggia. Così ogni nuovo magazzino viene inaugurato dal Segretario di Stato al digitale. Soprattutto, il Governo stende il tappeto rosso all’azienda di Jeff Bezos affinché si sviluppi in Francia. Ciò si è visto in particolare in occasione dell’adozione della legge sul clima nel 2021. Mentre i cittadini riuniti nella Convenzione cittadina per il clima proponevano l’adozione di una moratoria sui magazzini dell’e-commerce, che avrebbe bloccato la costruzione di nuovi magazzini, è stato il Governo ad opporvisi».

Le stesse pratiche vengono messe in atto in altri Paesi europei, anche in Italia. Come ci si può difendere dalla penetrazione di questo colosso mondiale e dal suo progetto di nuova economia?

«La strategia che ha dato i suoi frutti in Francia poggia su due pilastri. Da un lato stiamo conducendo una battaglia culturale per far prendere coscienza alla popolazione dei pericoli rappresentati dallo sviluppo di Amazon. Se si ragiona unicamente come consumatore, si pensa di avere interesse ad acquistare da Amazon, dove si trova un’infinità di prodotti, consegnati molto rapidamente a prezzi che sfidano la concorrenza. Ma se pensiamo anche come cittadini, utenti dei servizi pubblici, genitori di bambini che rischiano di dover vivere in un pianeta invivibile a causa del cambiamento climatico, allora abbiamo tutti buone ragioni per opporci ad Amazon. Questa battaglia culturale comincia a dare i suoi frutti perché nel 2020, per la prima volta, Amazon ha perso quote di mercato in Francia. Gli specialisti spiegano ciò con l’Amazon bashing, in particolare durante i lockdown, in cui i negozi erano chiusi ma Amazon continuava a consegnare. Inoltre, da due anni, non appena viene scoperto un progetto di magazzino Amazon, si costituisce una vasta coalizione locale contro il gigante di Seattle che riunisce abitanti, agricoltori, sindacalisti, ecologisti, altermondialisti, commercianti... Ciò permette di condurre lotte locali ovunque Amazon intenda svilupparsi e di "molestare" la multinazionale. D’altronde, negli Stati Uniti, la direzione di Amazon riconosce di avere un problema con la Francia. Queste due linee di mobilitazione sono complementari per agire sia a livello nazionale, nel campo delle idee, e localmente, per fermare l’espansione di Amazon prima che sia troppo tardi».

Quali conseguenze ricadrebbero nell’economia e nella società se il modello Amazon, analogo a quelli di Uber e altre piattaforme, riuscisse ad affermarsi?

«Amazon si sviluppa offrendo una moltitudine di prodotti a prezzi bassi. Questo è possibile grazie alla concorrenza sleale con i commercianti fisici, perché Amazon non paga l’imposta sulle società e organizza una massiccia frode Iva nel suo marketplace. L’azienda prevede di continuare a crescere a un ritmo esponenziale, ed è per questo che la creazione di nuovi magazzini giganti è anche strategica per l’azienda. L’ambizione di Amazon è di acquisire una situazione di monopolio, facendo da intermediario tra tutti i venditori e tutti gli acquirenti. Negli Stati Uniti l’azienda è citata in giudizio per "intralcio alla concorrenza", poiché è accusata di impedire alle imprese di vendere i loro prodotti a prezzi più bassi altrove che sulla sua piattaforma. Il procuratore di Washington ritiene che la multinazionale “massimizzi i profitti a spese dei venditori e dei consumatori, costretti a pagare prezzi artificialmente elevati, nuocendo alla concorrenza e all’innovazione”. Bisogna capire che se si lascia che Amazon continui a svilupparsi in Europa e a entrare in nuovi mercati (Amazon ha progetti in particolare nell’alimentazione o nella farmaceutica) ci si troverà in una posizione in cui dominerà talmente il mercato che potrà fissare le sue condizioni, nel solo interesse dei suoi azionisti. L’abbiamo già visto in Francia quando il Governo ha introdotto una - simbolica - tassa Gafa [acronimo per Google Amazon Facebook Apple, N.d.T.]: invece di pagare questa tassa, l’azienda ha annunciato che avrebbe trasferito il 3% di tasse sui suoi clienti francesi e ciò è avvenuto in modo unilaterale». ◘

Traduzione di Maria Sensi


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