Sabato, 28 Maggio 2022

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I buchi neri del sistema-Paese

SANITA’.

silvia romano2

Ho dettagliatamente sostenuto ne l’altrapagina di novembre 2021 – Il dovere prima della legge – la tesi che il responsabile legale di ogni organizzazione, pubblica e privata, è titolare della responsabilità, fra le altre, di tutelare l’incolumità di chiunque – operatore e utente – si trovi coinvolto nell’attività all’interno delle strutture assegnategli. Nonostante le oggettive difficoltà, deve comunque dimostrare di mettere in atto tutte le azioni possibili. Ho dimostrato con esempi la validità della mia considerazione: il presidente di una società di Terni ha impedito l’entrata in azienda a una dipendente renitente al vaccino, con il successivo avallo del giudice del lavoro: un medico di famiglia ha ricusato un assistito non vaccinato, per proteggere gli altri in ambulatorio. Dunque, diversamente da quanto generalmente sostenuto, il dovere individuale discende dalla responsabilità giuridica correlata al ruolo svolto nell’ambito della società e non necessita del supporto di una legge.

LA SANITÀ

La regola vale soprattutto per gli ospedali, che hanno l’obiettivo primario di perseguire la guarigione del paziente e non possono rischiare di farlo ammalare. Per questo sono dotati di corpose strutture specifiche per rendere minimi i rischi delle infezioni ospedaliere: mai sarebbe consentito l’ingresso in sala operatoria a un chirurgo che non si lavi le mani. Perché non dovrebbe essere bloccato un medico non vaccinato, che aumenta la probabilità di diffondere un contagio?

Per esperienza diretta non mi sfugge la problematicità di rinunciare all’apporto dei sanitari in un momento di pandemia; ma esistono tattiche di progressività selettiva che possono, almeno parzialmente, fiaccare le resistenze ed evitare una percezione di impotenza o negligenza.

Ancor più sorprendente, per il vantaggio di non avere le responsabilità operative della continuità assistenziale, è stata l’apparente inerzia dell’Ordine dei medici rispetto alla difesa dell’affidabilità professionale e deontologica degli iscritti. Per scrupolo, ho verificato che le procedure disciplinari sono talmente contorte da impiegare anni per essere rese esecutive. Comunque, sarebbero state opportune adeguate dichiarazioni pubbliche: per rispetto dei medici vaccinati e, soprattutto, dei tanti che si sono immolati. Il risultato, grave, è che oggi i pazienti hanno motivo di non avere certezze sull’affidabilità dei sanitari che si trovano di fronte.

GLI ALTRI COMPARTI

Analoghe considerazioni, anche se meno scontate, sono applicabili a ogni tipo di attività organizzata: aziende industriali, Comuni, Regioni, teatri, associazioni di volontariato, società calcistiche, scuole, tribunali e così via.

LE TELEVISIONI

Per i media la pandemia ha troppo spesso rappresentato una ghiotta opportunità di calamitare spettatori con la partecipazione di professionisti della provocazione, senza tener conto degli effetti disastrosi sui comportamenti delle masse culturalmente marginali. Ancor più biasimevole è stato il tentativo di giustificare queste scelte con il dovere di completezza della libera informazione.

LA POLITICA

La diffusa elusione dei doveri individuali da parte delle singole organizzazioni periferiche del sistema-Paese, evidenzia un sostanziale lassismo, che ha scaricato il peso totale del contenimento del contagio sul Governo e sulle Giunte regionali. Sorprendentemente, le maggioranze – indipendentemente dai partiti di appartenenza – hanno fronteggiato la pandemia in modo soddisfacente, per essersi trovate nella condizione di assumere scelte concrete e immediatamente verificabili nei risultati, senza poter divagare nella demagogia. Le opposizioni, almeno a livello parlamentare, hanno perso l’occasione di dimostrare senso dello Stato nell’unirsi contro il nemico comune, appoggiando scelte anticipatorie della pandemia che avrebbero risparmiato decine di migliaia di vittime. Questa è una brutta prospettiva per la democrazia, che sul contratto sociale ha la sua ragione d’essere.

Lo stesso premier si è lasciato sfuggire l’affermazione che è tempo di dare e di non chiedere. Se è stato giusto farlo, sarebbe stato meglio non dirlo, per non dare spago ai saccheggiatori delle casse dello Stato: può essere apparsa una nota di incoraggiamento alla popolazione stremata, può anche aver nascosto la propensione a rinviare ad altri il gigantesco problema del risanamento dei conti dello Stato. Se ne sono subito visti gli effetti negativi, quando il leader è stato costretto a subire provvedimenti di spesa improvvidi. Chi e quando deciderà di sporcarsi le mani? Se ne saprà di più quando queste note saranno stampate. Nel frattempo, tranquillizziamoci con l’Europa e l’euro. ◘

di Mario Tosti


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