Venerdì, 02 Dicembre 2022

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Laboratori di sapere

Istruzione. Una nuova idea di insegnamento: intervista al Presidente del Cidi-Toscana Carlo Fiorentini.

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Il Cidi (Centro iniziativa democratica insegnanti) da alcuni anni ha elaborato e promosso il Laboratorio del sapere che ha registrato ultimamente la collaborazione di Indire, il coinvolgimento dell’Università e dell’Usr. Al Presidente del Cidi di Firenze e coordinatore dei Cidi della Toscana, professor Carlo Fiorentini, poniamo alcune domande.

Come è nato il progetto dei Laboratori dei Saperi? Quali strutture istituzionali e scolastiche ha coinvolto recentemente?

«Il progetto dei Laboratori del Sapere caratterizza la fase più recente di un’azione legata ai Laboratori del Sapere Scientifico (LSS), promossa nel 2010 dalla Regione Toscana con la finalità di rendere significativo l’insegnamento per tutti gli studenti, rinnovandolo profondamente nell’ambito delle discipline scientifiche, della matematica e della tecnologia. Dal 2011 al 2016, 150 scuole di tutte le province toscane hanno ricevuto il finanziamento di 15.000 euro. Da alcuni anni esiste la rete dei Laboratori del Sapere Scientifico, costituita da circa 90 scuole, che ha come scuola capofila l’Istituto di Istruzione Superiore “A.M. Enriques Agnoletti” di Sesto Fiorentino».

In che cosa consistono i Laboratori del Sapere e quali aree disciplinari curricolari hanno finora coinvolto?

«Nel 2020 è iniziata la collaborazione con Indire per l’inserimento dei Laboratori del Sapere Scientifico tra le Idee di Avanguardie Educative. Indire ha proposto di allargare il modello dei Laboratori del Sapere Scientifico anche ad altre discipline, iniziando con l’Italiano, proponendo come nome del progetto Laboratori del Sapere. Nell’anno scolastico 2020-2021 è stata realizzata in modo proficuo una sperimentazione con cinque scuole toscane e quattro scuole di altre regioni che ha portato all’inserimento dei Laboratori del Sapere tra le Idee di Avanguardie Educative».

È stato scritto che l’obiettivo dei Laboratori del Sapere è superare “il modello trasmissivo e libresco dell’insegnamento”. Quali modalità di insegnamento-apprendimento avete sperimentato in alternativa alla didattica tradizionale?

«Fin dall’inizio dei Laboratori del Sapere Scientifico è stato costituito un Comitato scientifico che ha avuto il compito di stabilire i parametri del rinnovamento dell’insegnamento e, sulla base di questi, di validare i percorsi che vengono inviati dalle scuole alla fine di ogni anno scolastico. Dopo una lunga discussione sono stati stabiliti tre parametri.

Il primo stabilisce che l’approccio metodologico non deve essere libresco e propone di concepire l’osservazione di esperienze non come conferma o illustrazione di ciò che è stato spiegato dall’insegnante, ma come punto di partenza del processo di conoscenza.

laboratori di sapere mese gennaio 2022 3Il secondo afferma che i percorsi di apprendimento - che sono alla base di ogni disciplina - devono essere adeguati alle strutture di apprendimento degli studenti nelle varie età, in modo da attivare “forme di comprensione profonda e di promuovere lo sviluppo di capacità autonome di ragionamento”, nella consapevolezza che i concetti scientifici che si trovano nei manuali della scuola secondaria sono per la maggior parte totalmente incomprensibili, sono molto formalizzati e non possono essere insegnati in modo laboratoriale e problematico. Il terzo parametro concerne il principio di adeguatezza rispetto al Curricolo verticale, in modo da promuovere didattiche centrate sui processi, sulle ipotesi, sull’errore, che rappresentino punti di partenza del processo di concettualizzazione».

Quali obiettivi didattici e metodologici perseguono?

«L’utilizzo di modelli didattici specifici permette ad ogni alunno di essere attivo nel processo di costruzione della conoscenza all’interno della dimensione sociale e nel contesto della classe. Il confronto, la discussione sono ovviamente fondamentali, ma la concettualizzazione può essere realizzata in una dimensione cooperativa e costruttiva della conoscenza, e le competenze di cittadinanza possono essere sviluppate soltanto se ogni studente è coinvolto in prima persona in questo processo: ciò comporta che dopo l’osservazione vi sia una fase di tentativi di concettualizzazione da parte di ogni alunno e che si attribuisca importanza fondamentale al ruolo del linguaggio. Dopo l’osservazione è necessaria un’attività individuale di rappresentazione, ed in particolare di verbalizzazione scritta. Si tratta di un passaggio imprescindibile in cui ciascun alunno è impegnato a comprendere e a cercare di esprimere ciò che ha capito. La discussione collettiva poi, dopo la formulazione delle ipotesi scritte individuali, è il momento della costruzione sociale della conoscenza adeguata e condivisa».

Come è stato possibile allargare ad altre discipline il modello di LSS?

«Penso che le considerazioni che ho sviluppato precedentemente siano valide per tutte le discipline, che sia, cioè, necessaria, in particolare nella scuola del primo ciclo, un’impostazione fenomenologica, problematica, costruttiva, che attribuisca un ruolo centrale e attivo a ciascuno studente nella costruzione sociale della conoscenza. Ciò comporta attribuire grande importanza alle varie specificità disciplinari, essendo però consapevoli che è necessario conferire loro un’organizzazione formativa, e nello stesso tempo determina l’abbandono della loro natura specialistica di tipo sistematico-deduttivo per passare a una loro ristrutturazione, fondata non soltanto sul piano epistemologico, ma anche su quello educativo. Si tratta di un’impostazione dell’innovazione molto diversa da quella più diffusa che ritiene che i gravi limiti dell’impostazione libresca tradizionale possano essere superati con la continua diffusione di progetti esterni oppure con l’interdisciplinarità. Pensiamo che quest’ultima costituisca un mito senza fondamenta, dove si confonde l’interdisciplinarità (molto difficile da praticare perché presuppone la presenza negli studenti di solide basi disciplinari) con l’accostamento su una stessa problematica delle varie discipline che rimangono separate: una specie di magia capace di rendere significativi saperi non rinnovati con il loro mero accostamento e mescolamento. ◘

di Matteo Martelli


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