Lunedì, 16 Maggio 2022

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Il nucleare costa ed è pericoloso

DOSSIER. Nucleare? No grazie!

la guerra dimenticata i mass shooting mese dicembre 2021 2

«Se si facesse un altro referendum sul nucleare adesso, ci sarebbe una partecipazione massiccia come le due volte precedenti», afferma Guido Viale, e «lo perderebbero come hanno perso quello sull’acqua», aggiunge. La ripresa della discussione sulla transizione ecologica, includendo anche il nucleare per raggiungere una completa de-carbonizzazione, non va proprio giù a uno degli ambientalisti più coerenti del nostro Paese.

Perché a ogni stormir di fronde sul futuro energetico ritorna fuori questa narrazione mai sopita sul nucleare?

«I nostri giornali e i nostri politici hanno la memoria corta. Sono gli stessi che, da allora, presero posizione per il nucleare, e pur essendo stati sconfitti non si sono mai dati pensiero di comprenderne le ragioni, così come non si sono mai fermati dopo il referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Non mi stupisco quindi che la maggioranza dei politici italiani e della classe dirigente ritorni a riproporre il nucleare. Ma sono in ritardo, perché il nucleare oggi costa molto di più delle energie rinnovabili, sia fotovoltaico che eolico».

Si sostiene che le nuove centrali avrebbero dei costi bassi e sostenibili.

«Quando si fanno questi calcoli non si tiene conto della dismissione degli impianti, né del costo degli incidenti come abbiamo visto nei disastri di Fukushima e di Chernobyl. La dismissione e il risanamento del territorio adiacente costa infinitamente di più di tutto quello che il nucleare ha comportato come costo nel corso della sua realizzazione: dall’estrazione dell’uranio, alla sua lavorazione, alla costruzione degli impianti e alla messa in produzione. Una dimensione che non viene mai tenuta sufficientemente in conto è quella militare, che necessariamente il nucleare comporta sotto due aspetti».

Quali?

«In primo luogo questi impianti sono molto pericolosi e quindi devono essere protetti da eventuali attacchi terroristici o di guerra. Basta pensare ai siti dove ci sono i cantieri della Tav Torino-Lione nella Val di Susa, la cui realizzazione non è ancora nemmeno iniziata se non per alcune opere preliminari; da 20 anni sono presidiati da un numero crescente di agenti di polizia e carabinieri e altre forze militari e civili. Il nucleare comporta un impegno di forze anche maggiore. Un secondo aspetto lo ha spiegato un anno fa Gianni Silvestrini, riportando un discorso di Macron in cui diceva: “Senza nucleare civile non ci sarebbe la potenza atomica, e senza la potenza militare atomica non ci sarebbe il nucleare civile”. Ciò fa capire come il nucleare possa essere un interesse strategico degli Stati che basano la loro politica anche sulla force de frappe nucleare come Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Russia, Cina, India, Pakistan e Israele».

E per noi invece quali sono i costi del nucleare da considerare?

«L’Italia non ha nucleare né civile né militare, ha soltanto enormi costi da sostenere per la dismissione dei pochi impianti di cui si era dotata in passato. Per questo l’avventura nucleare è totalmente fuori discussione».

Eppure la Francia ha deciso di mantenere tutte le sue centrali nucleari.

«Ci sono Paesi, come la Francia, che hanno ancora un effettivo interesse a procrastinare per altri 20 anni la scadenza fissata in fase di progettazione per gli impianti. Questo forse permetterà loro di uniformarsi alle previsioni della transizione ecologica, ma continuando a tenere in piedi delle bombe potenziali molto pericolose».

Quindi molti altri Paesi subiscono una specie di ricatto sul nucleare?

«Paesi che non sono nucleari o denuclearizzati come l’Italia saranno costretti a versare una enorme quantità di soldi in pseudo-progetti di ricerca e di sperimentazione a favore delle lobby che oggi insistono sul nucleare senza possibilità di realizzarlo e soprattutto senza nessuna logica, perché tra progettazione, costruzione e messa in opera il nucleare richiede almeno una quindicina di anni e in Italia siamo fuori anche da questi parametri. Si tratta di fondi a perdere usati esclusivamente per soddisfare le richieste di qualche lobby, come peraltro sta avvenendo in Val di Susa».

Il miliardario Bill Gates ha proposto un prototipo di piccola centrale nucleare da realizzare in poco tempo e con costi contenuti: 4 miliardi di euro.

«Quattro miliardi di euro era il costo iniziale previsto per la centrale nucleare francese di Flamanville, alla fine è costata 17 miliardi di euro. Quindi sugli esperimenti di Bill Gates non c’è da fare affidamento. Quello che è veramente grave è che Bill Gates e altri pochi miliardari, che si contano sulla punta delle dita di una mano, direttamente o attraverso le loro fondazioni, stanno controllando ormai più di metà del sistema di funzionamento del mondo, a partire da diverse agenzie dell’Onu come quella della Salute, che controlla insieme alle grandi corporazioni di Big Pharma, quelle che si oppongono alla diffusione del vaccino a livello planetario.

Peraltro, le centrali nucleari proposte da Bill Gates abbisognano di uranio arricchito molto di più di quello con cui lavorano le centrali nucleari tradizionali. Ciò vuol dire che le scorie prodotte da tali piccoli impianti sono molto più pericolose delle precedenti. E l’individuazione di un sito in cui stoccare le scorie nucleari è ancora aperto; non è stata trovata alcuna soluzione».

Si sostiene che con le centrali di nuova generazione il nucleare sarebbe intrinsecamente sicuro, perché le nuove tecnologie potrebbero spegnere automaticamente l’impianto in caso di pericolo. Come stanno le cose?

«Si parla di cose che non esistono, così come non esiste la fusione nucleare di cui Cingolani prevede l’entrata in funzione entro 10 anni, dopo 50 anni di ricerche senza successo. La stessa cosa vale per lo stoccaggio sottoterra o nel fondo del mare dell’anidride carbonica (Ccs). Non esistono nel mondo impianti funzionanti di questo tipo. Gli impianti di Ccs fatti per assorbire l’anidride carbonica prodotta sono tutti in fase sperimentale e soggetti a continui fallimenti; in ultimo, il più grande impianto di Ccs del mondo, costruito dalla Chevron in Australia, è stato chiuso qualche settimana fa perché non funzionava. Il motivo è semplice: l’energia usata per spingere l’anidride carbonica sotto terra assorbe quasi tutta la produzione energetica ricavata dalla combustione dei fossili».

I politici affermano che non possiamo rifiutare il nucleare e poi usare l’energia prodotta da impianti nucleari di Paesi a noi vicini.

«Noi esportiamo energia in Austria e ne importiamo una quota relativa dalla Francia prodotta da 59 centrali nucleari che non si possono spegnere, per cui, di notte, l’eccesso di energia va smaltito. Questa energia importata viene usata per i cosiddetti pompaggi, ovvero per caricare i laghi alpini durante le ore notturne da utilizzare poi, con la caduta dell’acqua, per produrre energia durante le ore di punta. Cosa che facciamo perché il costo a cui viene ceduta questa energia è bassissimo e rende la cosa conveniente».

L’energia prodotta da impianti idroelettrici è sufficiente al fabbisogno nazionale?

«L’Italia è ricchissima di impianti di questo genere, che potrebbero essere usati per il pompaggio a compensazione dell’intermittenza della generazione dalle fonti rinnovabili. Ma questi, già oggi, non vengono utilizzati adeguatamente. Certo, l’energia idroelettrica da sola non potrà mai coprire il fabbisogno del Paese, anche quando questo venisse ridotto con un maggiore efficientamento. Purtroppo però si continua a trattare la transizione ecologica non solo calcolando la permanenza del livello attuale dei consumi, ma prevedendo addirittura un tasso di crescita fino al 2050, mentre il fondamento irrinunciabile di una vera transizione ecologica che possa salvare il pianeta dal disastro è una drastica riduzione dei consumi superflui».

Il nodo gordiano di ogni ragionamento sulle alternative è questo: cosa fare in concreto?

«Ci sono enormi sprechi sulla rete, tantissima dispersione, poi impianti di illuminazione che non illuminano niente, che servono semplicemente per fare della pubblicità, ci sono fabbriche e apparecchiature che consumano tre volte quello che potrebbero fare adottando tecnologie più efficienti e naturalmente un alto livello di consumi superflui che sono destinati a scomparire in una corretta transizione ecologica». ◘

di Antonio Guerrini


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