Lunedì, 16 Maggio 2022

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Le insidie del percorso Sinodale italiano

Intervento di FRANCO FERRARI, giornalista, Presidente dell'Associazione Viandanti.

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“Per una Chiesa Sinodale: comunione, partecipazione e missione” è il tema che Francesco ha affidato al quinto dei Sinodi convocati durante i suoi otto anni di pontificato. Se i precedenti appuntamenti erano stati dedicati a questioni emergenziali da un punto di vista pastorale: la famiglia (ben due Sinodi), i giovani e la Regione panamazzonica, il Sinodo che si terrà nel 2023 si può dire che esplicita il disegno riformatore di Bergoglio nella direzione di una Chiesa costitutivamente Sinodale, che valorizzi e abbia al centro il Popolo di Dio.

In ascolto del Popolo di Dio

È, infatti, il concetto di Chiesa come Popolo di Dio a orientare le grandi consultazioni preparatorie ai lavori dei Sinodi, che prima del Papa argentino erano riservate ai Vescovi, alle curie e a qualche laico “preparato”.

Una consultazione che non va interpretata come indagine demoscopica, ma come confronto per ascoltare ciò che lo Spirito dice alle Chiese e come ascolto del sensus fidei (il fiuto dei fedeli, come ama dire Francesco) del Popolo di Dio, che aiuta la Chiesa a trovare nuove strade per l’annuncio del Vangelo nella Storia.

E la via sinodale di Francesco sembra farsi strada, nonostante le molte resistenze; hanno, infatti, avviato Sinodi o percorsi sinodali la Chiesa tedesca, quella australiana e quella irlandese.

Il difficile Sinodo italiano

Anche i Vescovi italiani, dopo aver resistito per un quinquennio alle molteplici sollecitazioni del Papa, con l’Assemblea generale del maggio 2021 hanno dato vita a un “cammino sinodale” che si concluderà nel 2025.

In buona sostanza il Sinodo fortemente caldeggiato dal Vescovo di Roma è stato subìto dai Vescovi italiani e in questa genesi sta la causa di diversi dei suoi passaggi critici.

La sovrapposizione di due percorsi.

Una prima strettoia è data dalla sovrapposizione tra i due Sinodi nell’anno pastorale 2021-2022. In questo anno deve avvenire la consultazione per il Sinodo della Chiesa universale e per il cammino Sinodale della Chiesa italiana.

Una sovrapposizione che difficilmente farà emergere la specificità delle questioni che la nostra Chiesa deve affrontare. Infatti, questa consultazione avviene, e non poteva essere diversamente, sulla base dei dieci nuclei tematici proposti dalla Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi.

La meta non è chiara.

Se per il Sinodo dei Vescovi l’obiettivo è l’Assemblea generale ordinaria che si terrà nell’ottobre del 2023, per il Cammino sinodale italiano si prevede un non meglio precisato “evento assembleare nazionale da definire insieme strada facendo”.

Non si tratterà dunque di un Sinodo italiano, come ha precisato il presidente della Cei, cardinale Bassetti, nella conferenza stampa dopo l’Assemblea dei vescovi del maggio dello scorso anno. Per capire cosa si intenda con “evento assembleare nazionale” occorrerà attendere ancora. Certo è che questa nebulosità non può non influire sulla motivazione alla partecipazione. Non è un mistero, infatti, che tra i presbiteri e tra i laici più attivi nelle comunità ecclesiali serpeggia sfiducia fino a dire “non stiamo a perdere tempo”.

Le tre fasi.

Il percorso del cammino sinodale italiano si svilupperà in tre tappe che sono state così definite: fase narrativa (2021-2023); fase sapienziale (2023-2024); fase profetica (2024-2025).

La fase narrativa è distribuita su due anni: il primo è dedicato alla consultazione sui 10 nuclei tematici del Sinodo della Chiesa universale; il secondo riguarderà tre o quattro tematiche che l’Assemblea dei vescovi, sulla base della consultazione fatta quest’anno anche per il Sinodo della Chiesa universale, riterrà prioritarie per la Chiesa italiana.

Dunque, un percorso “dal basso” che ritorna rapidamente nelle mani dei Vescovi e riprende il suo fluire dall’alto”. Infatti, il confronto della seconda fase, la sapienziale, avverrà “attraverso un documento di approfondimento proposto dalla Cei” per “creare occasioni di approfondimento e di studio a livello diocesano”; “in questo esercizio saranno coinvolte le Commissioni episcopali e gli Uffici pastorali della Cei, le Istituzioni teologiche e culturali”.

A proposito dei contenuti

La Segreteria generale del Sinodo dei vescovi, cioè il Sinodo della Chiesa universale, per avviare la consultazione ha compiuto una scelta innovativa: invece di proporre un questionario ha predisposto 10 nuclei tematici con alcune domande stimolo non vincolanti.

I dieci nuclei si può dire che abbracciano tutta la vita della Chiesa e alcuni di questi intercettano questioni problematiche, ad esempio: autorità e partecipazione; celebrare; dialogo nella Chiesa; libertà di parola.

Quasi tutti i commentatori hanno intravisto nello sviluppo della consultazione l’ombra del Sinodo tedesco, che sta giungendo alle sue battute finali e che ha messo a tema nodi scottanti come l’esercizio del potere e dell’autorità nella Chiesa; la figura del presbitero; il ruolo della donna; la morale sessuale.

I Vescovi per bocca del loro presidente sembrano ritenere che “i problemi di fondo della nostra gente siano ben altri”: la solitudine, l’educazione dei figli, la mancanza del lavoro … Temi più per le “Settimane sociali”. E i problemi della Chiesa italiana e universale?

Questi li dovranno far emergere senza paura i battezzati-laici. E probabilmente si potrebbe scoprire che non sono molto diversi da quelli che sta affrontando la Chiesa tedesca.

Un’occasione da cogliere

Non è certo con l’estraniarsi, motivato dal “tanto tutto resterà come prima”, che si può pensare di influire. Occorre saper cogliere e utilizzare, con una forte presenza critica e propositiva, lo spazio di partecipazione che viene indicato.

Da questo punto di vista i vescovi hanno compiuto una scelta di metodo che si può considerare promettente, dipenderà dalla capacità dei battezzati-laici di coinvolgersi. La presidenza della Cei, facendo propria la proposta della Segreteria del Sinodo, ha fornito a tutte le diocesi la seguente indicazione: “è fondamentale costituire gruppi sinodali diffusi sul territorio: non solo nelle strutture parrocchiali, ma anche nelle case e dovunque sia possibile incontrare e ascoltare persone”.

Ancora due questioni: la trasparenza e la partecipazione

Data la complessità organizzativa di una consultazione così ampia vi sono alcune inevitabili strettoie. Gli esiti della consultazione per arrivare a Roma devono passare per tre livelli di sintetizzazione. La prima sintesi la deve fare ogni “gruppo sinodale” e ogni organismo di partecipazione (Consigli pastorali, presbiterali, ecc.); ogni diocesi, una volta raccolte queste sintesi, deve fare a sua volta una sintesi da inviare alla Conferenza episcopale. Per rendere fruibili gli orientamenti che emergeranno da questo lavoro, anche la Conferenza episcopale dovrà fare una sintesi.

Non può sfuggire che attraverso questi passaggi, peraltro ineliminabili dato il coinvolgimento dei grandi numeri, possa avvenire una progressiva sterilizzazione dei contenuti, sia smarrendo la forza e la nettezza con cui sono stati espressi, sia lasciando cadere quelli che venissero ritenuti non pertinenti o “inopportuni”. Un problema che potrebbe depotenziare notevolmente gli esiti del percorso sinodale e soprattutto non consegnarci la reale immagine delle preoccupazioni che attraversano le comunità.

Per superare questo snodo critico occorrerà un impegno per la comunicazione e la trasparenza che riguardi tutti questi passaggi. In altre parole, occorre che si preveda la pubblicazione, ai vari livelli, di tutte le sintesi. Operazione oggi possibile e non complicata poiché tutti (diocesi, parrocchie) sono dotati di un sito web.

Ci siamo incamminati, dunque, su un percorso complesso, con molti tornanti, che richiede soprattutto ai battezzati-laici nuove attitudini: non attendere l’imbeccata dal clero, assumere la responsabilità di una partecipazione attiva, essere vigili sull’andamento del percorso, esercitare la libertà di parola e la pazienza, abbandonare le mormorazioni. Alcune di queste attitudini sono evangeliche, altre ce le ha proposte il Vescovo di Roma, Francesco, in questi quasi nove anni di pontificato. Buon cammino! ◘

SERVIZIO DOSSIER a cura di Achille Rossi


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