Sabato, 28 Maggio 2022

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E' tutto un ribollir di miasmi

Politica in crisi e crisi della politica. Lo stato dei partiti e l'esperienza delle liste civiche in Umbria.

silvia romano2

Più l’offerta politica si fa opaca e incerta, più si allontana l’idea di andare a votare; più cresce il campo dell’astensionismo, più i politici mettono in scena improbabili e scoraggianti scenari.

Dai salti della quaglia agli abbandoni, fino ai reclutamenti e alle alleanze più variegate, lo scenario umbro, già segnato dalla vergognosa vicenda delle elezioni regionali del 2019, che ha inaugurato definitivamente il crepuscolo della Sinistra locale, rappresenta un Governo regionale privato dell’opposizione.

L’invenzione di uno sconosciuto a candidato presidente del Centro-sinistra  (Bianconi) e lo spettacolo di Fora, che rimuove i manifesti elettorali da candidato presidente per accettare il ruolo di capolista del Bianconi stesso, ha dato la misura della politica ormai ridotta tragicamente a farsa, a mero interesse personale o di bottega.

Se i partiti di governo e di opposizione fanno di tutto per certificare una qualche esistenza in vita utile a giustificarne la presenza e soprattutto la sopravvivenza, in campo civico, al contrario, sembra esserci un grande fermento per cercare di legittimare presenze e consolidare posizioni.

L’attivismo civico a livello municipale, con liste personali o di area o strumentali, è, di fatto, una realtà e in qualche caso anche un’alternativa ai partiti tradizionali.

La proposta politica di questi soggetti rimane però prevalentemente legata alla situazione locale, mentre i posti ghiotti e le posizioni apicali si trovano, oltre che in municipi di grandi dimensioni, soprattutto a livello regionale.

È nel Consiglio e nella Giunta regionali che si concentra la gestione del potere, almeno quello che fa gola alla politica, quello che assicura il controllo delle grandi risorse pubbliche.

Una rappresentanza a livello regionale, inoltre, può meglio realizzare le ambizioni personali di questi nuovi e vecchi personaggi. È a questo livello, infatti, che gli emolumenti si fanno interessanti e il ruolo assume un certo peso.

Questa è la vera ambizione di molti politici, sia di partito che civici, di farsi grandi e poter avere un peso nel gioco delle alleanze, perché il senso vero di tutto questo attivismo è raccogliere un po’ di consenso magari sparso, per poi concentrarlo e giocarselo ai tavoli dove si decidono le liste e le alleanze, dove si scelgono i capilista e gli eleggibili, dove si determinano equilibri e nomine, rendite e privilegi.

Il ribollire civico è figlio della crisi della politica, di quel suo essere “sangue e merda” come ebbe a dire con una felice affermazione un vecchio politico socialista, ma soprattutto con il fatto che, con il secondo ingrediente, in Umbria abbiamo davvero esagerato.

Il centro largo dell’assessore Agabiti, la testardaggine e la resilienza di Arcudi, l’ansia da prestazione di Fora, i bizantinismi di Guasticchi, solo per citarne alcuni, vanno, insieme ai trasformisti e i transfughi della Lega e del Pd,  verso Renzi, Berlusconi e Calenda. Un civismo opportunista senza alcuna base di vera legittimazione, privo di un leader che si sia distinto per battaglie e attivismo locale o con un forte movimento alle spalle, anch’esso legittimato dalla difesa o dalla rivendicazione di qualche causa sociale o territoriale.

Una vera accozzaglia, un ribollir di miasmi dal carattere opportunista privo di credibilità e spesso con una storia deprecabile alle spalle, senza un reale consenso (il consenso può anche essere strumentale o artificioso come abbiamo peraltro visto alle regionali del 2019),  di pathos o di attenzione al bene collettivo e all’interesse generale, impegnato unicamente a strappare potere o galleggiare nel sistema dei privilegi.

Il civismo, per quanto si possa sperare e per quanto possano fare le botteghe, le logge, le sacrestie di supporto, oltre il perimetro dei confini municipali sembra avere poco senso e scarso seguito.

Nella situazione attuale, con le offerte politiche in campo, c’è solo da aspettarsi un’astensione dilagante al voto, aspetto comunque marginale per chi cerca di legittimarsi puntando al minimo, al proprio tornaconto personale. Inutile inoltre farsi illusioni con il richiamo ai programmi, pieni di quelle buone intenzioni che lastricano le strade dell’inferno, e che il giorno dopo il voto diventano carta straccia.

Tutto questo iperattivismo, curiosamente, si connota per essere una rincorsa al centro, con qualche sguardo a Sinistra o Destra, a seconda dell’opportunità, della convenienza temporale, dell’area geografica.

La rincorsa verso un nuovo centro politico in Umbria, rafforzata dalla idea che non esista più una differenza tra Destra e Sinistra, sembrerebbe la meno utile, perché i gravi problemi di una Regione intrappolata nella crescita, segnata dal declino e dall’isolamento, in balia di una recessione dalla lunga coda, non ha certo bisogno di moderazione né di conformismo.

Quello che, al contrario, servirebbe, sarebbe un certo radicalismo nel porre questioni scomode e costringere alle scelte, un pensiero alternativo per provare a cercare soluzioni diverse, che possano favorire alleanze, partecipazione e una visione possibile del futuro, tutte cose lontanissime dal civismo subdolo, opportunista e di maniera tanto sgomitante.

Qualsiasi idea per aiutare l’Umbria può nascere solo da un pensiero alternativo, da un progetto incoraggiato dal basso incarnato da persone credibili, e non da chi è sempre scampato a una seria analisi del voto ed al giudizio della Storia; se questo si fosse fatto, molti dei sopravvissuti e miracolati che ancora animano il panorama locale probabilmente sarebbero stati tolti di mezzo.

La situazione dell’Umbria è molto grave, e può sperare di uscire dallo stallo attuale solo a Sinistra, e non di certo andandosi a impantanare nella palude centrista o, peggio ancora, rintanandosi a Destra.

Per il resto non c’è da meravigliarsi più di tanto, il sonno della politica, come quello della ragione, non può che generare mostri, che è in fondo quanto sta accadendo in Umbria

Il fermento civico, tranne alcune lodevoli esperienze, non è altro che il riflesso del tramonto della politica, quello che fa diventare le ombre dei nani tanto lunghe da sembrare giganti. ◘

Di Ulderico Sbarra


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