Giovedì, 08 Dicembre 2022

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La guerra criminale di Putin, ma...

UCRAINA. Oltre la geopolitica della guerra: un altro mondo possibile

silvia romano2

È criminale questa guerra in Ucraina della quale tutto sappiamo, come criminali sono state e sono quelle rimosse nella ex Jugoslavia, in Yemen, in Iraq, in Siria, in Afghanistan, in Libia, a Gaza. Guerre i cui milioni di deportati, feriti e morti sono rimossi dal dibattito politico e dai media, perché prodotti dalle nostre armi o dai nostri eserciti. Ma il diritto morale di parlare e di condannare ce l’hanno i pacifisti, quelli che hanno sempre considerato le guerre e il possesso di armi convenzionali e nucleari un crimine in sé, come ha detto papa Francesco. Al contrario, quelli che oggi, utilizzando le stesse dinamiche di geopolitica e di strategia della sicurezza nazionale, quelli che hanno riempito gli arsenali di armi, quei cinque Paesi del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, i cinque principali produttori ed esportatori di armi del mondo, quei potenti e  quelle potenze che sono egualmente complici complementari nello scatenare guerre, quelli non hanno diritto di parola. Non è da loro che verranno verità e soluzioni. Oggi noi siamo mobilitati per fermare questa guerra, e le altre.

Ma quando, e speriamo prima possibile, le ceneri di questo tragico conflitto si saranno depositate, allora la rete dei cittadini e dei movimenti del mondo, quelli che vogliono il superamento dei conflitti e la messa al bando della guerra, il disarmo e nuove norme e organizzazioni internazionali, dovranno tornare in campo per trovare le soluzioni che i potenti della terra non possono né vogliono trovare. Se non vogliamo che la guerra diventi tragica realtà che dalle periferia si espande fin dentro le capitali dell’impero. Fino a quella, ultima, che in ogni momento può deflagrare: quella nucleare. Una guerra che non può essere vinta da nessuno e che costituirebbe solo una tragedia per tutti.

LA SCONFITTA DI GORBACIOV HA SPIANATO LA STRADA A PUTIN

Abbiamo collaborato e lavorato con Gorbaciov, a metà degli anni '80 (al tempo io ero responsabile del dipartimento esteri di Dp). Attraverso il suo ambasciatore a Roma, ci chiese aiuto per spiegare all’opinione pubblica, ai media e al corpo politico parlamentare, la sostanza e gli obbiettivi della Perestroika e della Glasnost, il progetto di trasformazione radicale che aveva promosso in quella che ancora era Unione Sovietica. Gorbaciov si rendeva conto che in quel momento, di fronte alla reazione dell’apparato conservatore dello Stato e del Partito, era fondamentale l’appoggio delle opinioni pubbliche e dei governi del mondo.  Organizzammo un seminario con studiosi e diplomatici russi ed europei che ebbe un grande impatto, ma non poteva certo essere quello l’evento capace di invertire la strategia dei governi statunitensi ed europei, che elogiavano pubblicamente Gorbaciov in pubblico, mentre lo lasciavano solo dal punto di vista politico ed economico commerciale. E questo secondo aspetto, nel momento in cui l’intero sistema politico ed economico collassava in se stesso, avrebbe potuto essere accompagnato con aiuti economici finalizzati a sostenere la battaglia riformista di Gorbaciov contro l’apparato del Partito e dello Stato, per non scaricare su milioni di persone il peso di una crisi che produceva disoccupazione e miseria diffusa. Questo non avvenne, e il collasso dell’economia fu il detonatore utilizzato dai conservatori per alimentare la rivolta popolare e cacciare Gorbaciov. Il disarmo doveva avvenire allora, quando Gorbaciov archiviò il Patto di Varsavia. Non c’era ragione di mantenere in vita apparati militari costosissimi e pericolosi. Invece gli Stati Uniti e l’Europa hanno scelto la strada opposta: se tu disarmi io mi riarmo. Una follia. Arrivò prima Eltsin e poi, direttamente dal Kgb, Vladimir Putin, nominato personalmente da Eltsin.

la guerra di putin ma altrapagina mese marzo 2022 2Il non aver sostenuto Gorbaciov, un democratico e un umanista vero, ha prodotto Putin. Putin l’hanno inventato loro, cioè noi, gli Stati Uniti e l’Europa. Il non avere avuto il coraggio di pensare e praticare un mondo diverso, ma avere pensato solo a come dividersi i brandelli di un pezzo di mondo da ammazzare definitivamente, ha determinato la reazione di un popolo che ha sempre avuto nel suo Dna sentimenti nazionalistici e imperiali, che tali sono rimasti nei diversi periodi storici. Sia con gli Zar, sia con l’Unione Sovietica, sia con la Grande Russia putiniana di oggi. Gli Stati Uniti e l’Occidente in generale sono diventati così autoreferenziali e incolti da pensare che la storia e la geografia non contino niente. E invece contano eccome, e quando meno te lo aspetti ti sbattono in faccia una realtà dolorosa e pericolosa che la nostra anestetizzata capacità cognitiva neppure avrebbe mai potuto immaginare.

Dopo la sua uscita dalla scena politica, abbiamo costruito con Gorbaciov la sezione Italia della Associazione ambientalista da lui fondata, la Green Cross International, con Guido Pollice e Rita levi Montalcini quali co-presidenti. Una collaborazione che ancora continua. Sappiamo cosa pensa, e sappiamo quale era il suo obbiettivo. Gorbaciov ha una sensibilità democratica, sociale e ambientale straordinaria, e su queste basi credeva di poter traghettare l’ormai cadaverico sistema burocratico sovietico verso un sistema finalmente integrato con gli altri Paesi del mondo, Europa e Stati Uniti in primis. Un Paese finalmente fondato su un sistema democratico, su libere elezioni, sul multipartitismo, sul diritto di parola e di associazione, su una economia sociale di mercato, sulla smilitarizzazione dei rapporti internazionali e sul progressivo smantellamento degli arsenali militari. A partire da quelli nucleari.  Ci credeva veramente, lo capivi da come ne parlava, per l’enfasi e la passione che metteva.

UNA NATO CHE SI ALLARGA E UNA EUROPA CHE SCOMPARE: A CHI SERVE ?

la guerra di putin ma altrapagina mese marzo 2022 3Purtroppo le cose sono andate diversamente. Nonostante il nemico non ci fosse più e il Patto di Varsavia si fosse dissolto, la Nato si è allargata verso est e contro la Cina, inglobando altri 14 Paesi e cambiando i suoi concetti strategici, diventando globale e scatenando, o partecipando, a invasioni e  conflitti in ogni parte del pianeta: dalla ex Jugoslavia all’Iraq, dall’Afghanistan alla Libia, dallo Yemen alla Siria. Non più una organizzazione multilaterale di difesa, ma una associazione militare globale e di offesa. Il mantenimento, l’allargamento e la trasformazione della sua missione sono il problema principale all’origine dei conflitti. La Nato non è una associazione di Stati sovrani, è una associazione militare funzionale agli interessi economico-commerciali e geostrategici di una sola potenza, gli Stati Uniti. Che pagano e che decidono. Quello che dobbiamo considerare è che il mondo al quale pensano i governanti, i giornalisti, gli analisti da scrivania, già non esiste più. Siamo già in un altro mondo, e in quello di oggi, in quello reale, gli Stati Uniti non sono più la prima potenza globale, anche se lo restano dal punto di vista militare e del controllo delle rotte marittime.  La Cina ha cambiato l’ordine mondiale, diventando la prima potenza commerciale e industriale del mondo. La non accettazione da parte degli Stati Uniti di questa nuova dimensione multipolare, e la riproposizione di un unilateralismo aggressivo da potenza unica è il problema principale per la sicurezza globale in questo momento. Se i G

overni europei non avessero definitivamente seppellito, per viltà e inconsistenza politica, la propria storia e i principi costitutivi dell’Unione, avrebbero giocato un ruolo indipendente, originale, di pace e di collaborazione globale. Una potenza come gli Stati Uniti di oggi, una potenza in declino, deve essere aiutata o costretta ad accettare un nuovo policentrismo nel governo del mondo. Se non vogliamo che la guerra diventi sempre l’unico strumento di regolazione dei rapporti tra le potenze. ◘

Di Luciano Neri


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