Sabato, 01 Ottobre 2022

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Lettere in redazione

Cosa è successo a l'altrapagina?

… Ho avuto modo di leggere l’articolo di una vostra collaboratrice alla p. 57 de l’altrapagina di febbraio.

Non posso nascondervi sconcerto, profonda perplessi­tà e una certa indignazione. L’articolo… raccoglie una serie di triti luoghi comuni che ci percuotono ogni giorno nel mainstream. Lo shock è trovarli vergati ne l’altrapagina. Ne l’altrapagina, dove, tra tanti altri, ha scritto Panikkar, dove si è spesso parlato del pensiero dissidente e attualissimo di Ivan Illich, dove si sono denunciati l’economicismo e la finanzcrazia, dove ho gioiosamente scritto anch’io … mi aspetterei riflessio­ni che sappiano problematizzare, che non si acconten­tino del “caproespiatorismo” da strapazzo... mi aspet­terei che si parlasse del nuovo attacco neoliberista che ci devasta, della profonda crisi etica e politica dell’I­talia sventrata dal draghismo e divenuta la waste land del draghistan, della nuova versione del capitalismo della sorveglianza (la Zuboff non basta più) che sosti­tuisce al diritto l’algoritmo, delle implicazioni politi­che... Cosa è successo? Perdonate la parresia, ma per me l’altrapagina è sempre stata “corsara”, “luterana”… Trovarne una versione così decaffeinata, “allineata” e stereotipata è motivo di amarezza e anche di dolore. Perchè è così, amicus Plato, amica altrapagina, sed magis amica veritas.

Gianni Vacchelli

 

Non esiste separazione

... Da più di trent’anni esiste una realtà umbra, a Città di Castello, una pubblicazione mensile l’altrapagina e un Convegno annuale, che ha aiutato ad illuminare i tan­ti tranelli che l’essere umano subisce quando non vuole attivare le sinapsi di un pensiero critico inseparabile da quello del cuore…

L’inter e l’intra culturalità erano pienamente in atto, “senza l’altro l’uomo non è uomo”, era in vita, ho ne­cessità della tua finestra per vedere quel che è dietro la mia e non vedo, ho necessità del tuo punto di vista per allargare il mio, perchè ognuno di noi è la vista di un punto.

Questo e ancora tanto altro, la salute e la cura, l’educa­zione, la natura, l’ecosofia panikkariana, l’incontro ma soprattutto il dialogo dialogico e non dialettico, quella facoltà indispensabile e inderogabile che l’essere umano ha di ascoltare, di lasciare giudizi e pregiudizi per en­trare nudo nel mondo dell’altro, così da nascere insieme alla cosa conosciuta…

Come è possibile che una persona, per di più una donna, possa ancora oggi dire quello che ha detto e scritto sulla situazione in atto?

Come è possibile ancora inneggiare alle etichette, di­scriminare, fomentare una separazione che non può non ricordare a noi tutti le molte separazioni fatte e incise nella nostra memoria come atti disumani e con­dannate da ogni tribunale contro i diritti umani?...

Patrizia Gioia

 

Una campagna avversa ai no vax

Sono un fedele lettore della rivista da anni e talora sono stato modesto collaboratore, per cui è spiacevole do­ver prendere posizione con decisione contro la campa­gna avversa ai no vax che la vostra rivista ha sposato da vari numeri... mesi or sono – nel maggio 2021 per la precisione - tu, direttore, mi scrivesti per chiedere un contributo per il giornale sul problema della pan­demia. Avendo io pubblicato un libro assieme ad altri amici “illichiani” (estimatori del pensiero di Ivan Illich) dal titolo Transitare le pandemie con Ivan Illich in cuiesponevo con franchezza le mie posizioni supportate da argomentazioni, ti scrissi che se avessi scritto qual­cosa per l’altrapagina questo naturalmente non avrebbe potuto essere difforme da quanto esposto nel libro e ti ricapitolai i punti base del mio pensiero e quindi ti chiedevo se il mio testo sarebbe stato pubblicato. Evi­dentemente la mia posizione non fu apprezzata e iniziò uno scambio privato di mail.

Esso fin dall’inizio mostrò profonde divergenze fra noi e ti scrissi: «Invece che ragionare su quanto dicono generici altri, mi piacerebbe tu mi indicassi alcuni dei punti del mio discorso nel libro Transitare le pandemie sui quali non sei d’accordo e lo argomentassi». Ma in­vece di un dialogo è continuato un monologo…

Aldo Zanchetta

 

Urge un risveglio

… Quella che ai più pare, è parsa, una emergenza pre­minentemente sanitaria, una questione a sé, svincolata dagli aspetti economici, sociali, politici, si sta palesan­do sempre più prepotentemente come il grimaldello per una virata brusca quanto folle, verso il ripensamen­to del sistema vita nel suo complesso…

Urge un risveglio, unito. Urge lucidità. L’ultimo articolo pubblicato nel giornale continua a marciare imperter­rito in senso opposto sia al risveglio che alla lucidità. Quelli pubblicati precedentemente sul tema non erano diversi nella sostanza. Abbiamo accettato, ritenendolo giusto (che orro­re) che milioni di persone potessero essere private di dignità e lavoro… Nessuno ha alzato una voce di protesta, figurarsi il nostro giornale. Con il pretesto sanitario si è voluto in realtà, chiaramente, espelle­re i non allineati ad un pensiero unico dai tre pila­stri di una società democratica: salute, educazione, legalità… Abbiamo accettato che uno Stato possa a sua discrezione premiare e punire i propri cittadini... Abbiamo avallato il dispotismo di uno Stato Padro­ne... Abbiamo concesso ai decreti legge, forza di leg­ge, senza battere ciglio… Abbiamo creato sceriffi, ci sono sceriffi ovunque, addirittura alla facoltà di Inge­gneria di Tor Vergata si concedono crediti formativi a quegli studenti che si prestano a fare i controllori dei loro colleghi, compagni, amici… Abbiamo accettato di essere considerati tutti malati e di dover esibire a chiunque un lasciapassare … Eppure continuate a dire che è tutto normale.

 

Ma quale giornale avete letto?

Cari amici,

chiedo venia innanzi tutto per la brutale sintesi dei vo­stri interventi, ognuno dei quali avrebbe meritato un confronto specifico. Provo, per motivi di spazio, ad ar­gomentare un solo punto per rispondere al vostro fuoco di sbarramento: credo che voi abbiate sbagliato indiriz­zo e che, in realtà, non stiate parlando de l’altrapagina, ma di un altro giornale. Oppure dovreste ammettere in realtà di non averla letta, ma di averne sentito par­lare. È pur vero che in questa lunga e complicatissima pandemia ci sono stati molti errori e omissioni da tutte le parti. E noi non ci sottraiamo alle nostre responsa­bilità. Ma ridurre il giudizio sul lunghissimo percorso del giornale a valutazioni espresse in una rubrica, pare incommensurabilmente distante dalla realtà e non cor­retto dal punto di vista interpretativo. Perché di questo si tratta: non a ciò che è stato scritto e vergato sulla pandemia si riferisce la vostra critica, ma a ciò che affe­risce al confronto avvenuto all’interno della redazione, e con alcuni di voi separatamente, per trovare una linea condivisa. Come peraltro ogni redazione degna di tale nome ha fatto. È strano che abbia suscitato solo “sus­surri” l’intervista a Erich Grimaldi, noto no vax, e mol­te “grida” la rubrica “incriminata”. Ma né dall’una né dall’altra si può desumere la linea del giornale, né che esso abbia fatto una campagna contro i no vax, come sostiene l’amico Zanchetta.

La linea de l’altrapagina è stata espressa chiaramente a sostegno della vaccinazione di massa come via maestra posi­zione riportata nell’articolo L’intelligenza perduta, no­vembre 2021. Chi volesse farsi un’idea del nostro con­tributo alla discussione sul tema, dovrebbe leggere ciò che abbiamo scritto negli ultimi due anni: L’industria della malattia, di Silvia Ribeiro, aprile 2020; Non an­drà tutto bene, Vittorio Agnoletto, giugno 2020; L’antica compagna, Franco Cardini, aprile 2020; Il trionfo del virtuale, Serge Latouche, aprile 2020; Geopolitica del Covid-19, intervista a Susan George, giugno 2020; Non date la colpa al Pipistrello, Claudia Korol, giugno 2020; Era già scritto, Gianni Tamino, aprile 2020; La fuga verso il privato, intervista a Rosy Bindi, febbraio 2021; Draghi e i no pass, novembre 2021; Il lato B del Covid, intervista e Erich Grimaldi, settembre 2021; Virus e immigrati: le due facce della pandemia, dicembre 2011; Politica del virus e virus della politica, Michele Martelli, dicembre 2011; a giugno 2021 dossier sul tema: Il mo­nopolio dei vaccini, ecc. Sulla scuola abbiamo versato fiumi d’inchiostro. Criticare è lecito e doveroso, ma sul­la base di dati certi e verificabili. Abbiamo scelto di non partecipare alla colonna sonora del sì vax no vax, vacci­no-non vaccino, sì mask-no mask, green pass no green pass, effetti avversi, vaccinazioni over 50 ecc., il mito della scienza, i diritti negati espressi ad alto livello, ma che nel mainstream sono volati prevalentemente a bas­sa quota, non tanto per discriminare alcuno, ma per non portare ulteriore acqua al molino della disinforma­zione a cui entrambi gli schieramenti si sono adoperati a piene mani. Abbiamo sostenuto la campagna contro i brevetti e il monopolio dei vaccini (dossier giugno 2021 in piena pandemia). Temi che forse meritavano le at­tenzioni anche di chi la pensasse diversamente. Ma è un ossimoro intestare una simile battaglia a chi ritiene che dietro al vaccino c’è solo profitto, coartazione delle libertà, dittatura sanitaria, danni per la salute e che tut­to giochi a favore di una nuova e più sofisticata e tec­nologica sottomissione di massa. La vera macroscopica divisione c’è stata tra chi ha avuto accesso ai vaccini e chi no a livello planetario, tra ricchi e poveri, cosa da far impallidire la contrapposizione sì vax e no vax.

Il vero tema è la giustizia, e su questo ci sono state assenze gravissime in molti campi. Tralascio l’invito a trattare di neoliberismo, neodarwinismo, finanziariz­zazione dell’economia, davvero irricevibile. E anche le critiche sul “draghismo”. Ciò rimanda a una riflessione più profonda sulla crisi della politica e delle democrazie, temi discussi insieme a Gianni Vacchelli e su cui siamo d’accordo. A tale proposito, però, voglio solo ricordare che questo Paese è sull’orlo del default e, se fallisse la cura Draghi, gli effetti economici, salariali e sociali som­mati a quelli pandemici creerebbero una bomba sociale difficile da disinnescare. E il dopo-Draghi non sarebbe un Governo politico, ma il commissariamento, ovvero la Troika, cioè il neoliberismo allo stato puro simil-Gre­cia, con conseguenze sociali ben peggiori. Cosa voglia­mo dunque? Dobbiamo decidere, perché i grandi poteri sono già al lavoro. In tutta questa discussione sui diritti negati e sulle libertà soppresse, sulla divisione tra uma­nità eletta (vaccinata) e umanità reietta (non vaccinata), tra scienza del profitto e scienza per il popolo, non si ri­esce più a vedere che la ridefinizione di un nuovo ordine mondiale sta avvenendo in punta di cannone, di riarmo, di blocchi contrapposti, di guerra tecnologica consegna­ta all’algoritmo, del nucleare, della cyber war. Il conflitto aperto nel cuore dell’Europa ha sostituito l’emergenza pandemica e aperto quella energetica – quella climatica è già in atto –, quella nucleare è alle porte e la pace è a rischio. Di tutti questi temi abbiamo continuato a parla­re diffusamente. Ma allora: cosa si è letto? La parresia è un obbligo per tutti.

Il Direttore Antonio Guerrini


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