Lunedì, 16 Maggio 2022

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La bellissima con la pistola

Cinema.

silvia romano2

È scomparsa recentemente una delle figure più intense del cinema italiano, capace di interpretare ruoli altamente drammatici con Michelangelo Antonioni e ruoli brillanti in cui non sfigura davanti a grandi artisti come Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Nino Manfredi. Si tratta di Monica Vitti. Al cinema è notata da Antonioni, che la rende l’indiscussa e sensibile protagonista delle pellicole sulla “incomunicabilità”. E in tal modo interpreta L’avventura, primo capitolo sulla provvisorietà dei sentimenti, a cui seguono sullo stesso tema La notte e L’eclisse. In Deserto rosso è la borghese moglie insoddisfatta e nevrotica di un ingegnere che cerca vanamente di trovare un equilibrio nella sua esistenza. Con gli occhi smarriti e i capelli al vento diventa così il simbolo di disagio e angoscia esistenziale femminile nel periodo che precede la stagione delle battaglie per l’emancipazione. Nel 1966, diretta da Joseph Losey, è la protagonista della parodia di un film di spionaggio Modesty Blaise, la bellissima che uccide, tratto da un fumetto famoso. Poi altri film: Fai in fretta ad uccidermi … ho freddo (1967), di Francesco Maselli, su una coppia di amanti avventurieri che girano il mondo imbrogliando il prossimo. Ti ho sposato per allegria (1967), di Luciano Salce, in cui è una giovane bella e simpatica, ma negata per i lavori domestici. Nel 1968 è diretta da Mario Monicelli in La ragazza con la pistola, in cui è una ragazza siciliana che va sulle tracce di un uomo che l’ha “disonorata” con l’intento di vendicarsi. In Dramma della gelosia - Tutti i particolari in cronaca (1970), di Ettore Scola, è la fioraia oggetto di desiderio di due uomini interpretati da Marcello Mastroianni e Giancarlo Giannini. In Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa (1970), di Marcello Fondato, è l’inventrice del colpo d’anca sulle passerelle delle riviste. Durante gli anni Settanta, oltre all’essere protagonista di pellicole del filone “commedia all’italiana”, interpreta film al di fuori del nostro Paese. Con Miklòs Jancsò, ne La pacifista (1971), è una giornalista coinvolta in oscuri intrighi di una organizzazione terroristica di Destra. La sua predilezione è comunque la commedia all’italiana. In Polvere di stelle (1973), di Alberto Sordi, è una dei comici scalcinati di una compagnia ambulante di varietà durante la seconda guerra mondiale. Teresa la ladra (1973), di Carlo di Palma, è incentrato sulla vita poco fortunata di una ragazza che si dedica, dopo varie traversie, ad attività illegali sempre con poca fortuna. Ne La Tosca (1973), di Luigi Magni, è Tosca, amante di un pittore ricercato dalla polizia pontificia. Con Luis Buñuel, nel surreale e grottesco Il fantasma della libertà (1974), dà vita ad uno dei tanti personaggi assurdi messi in scena dal grande regista. Continuando. È la protagonista in L’anatra all’arancia (1975), di Luciano Salce, dove un uomo per riconquistare la moglie utilizza un piatto da lei preferito: l’anatra all’arancia. L’altra metà del cielo (1976), di Franco Rossi, dove si parla di un prete che cerca di “redimere” una prostituta. Dopo Basta che non si sappia in giro (1976), film a episodi, gira Mimì Bluette… fiore del mio giardino (1976), di Carlo Di Palma, in cui è Mimì Bluette, figlia di una prostituta che vive a Parigi ed è idolatrata da uomini di ogni genere e ceto. Ancora. Amori miei (1978), di Steno, in cui una signora trascurata dal marito si costruisce una seconda identità. Poi ancora un film a episodi Per vivere meglio, divertitevi con noi (1978). E arriviamo a Ragione di stato (1978) di André Cayatte dove è la donna che indaga per scoprire chi ha ucciso un funzionario. Proseguendo: Un amore perfetto o quasi (1979) di Michael Ritchie che si svolge durante un festival del cinema in cui la moglie di un grande produttore si innamora di un giovane e sprovveduto regista; Letti selvaggi (1979) a episodi e Il mistero di Oberwald (1980), di Antonioni, un film su un esperimento elettronico. Poi: Non ti conosco più amore (1980), di Sergio Corbucci, ove per ingelosire il marito una donna finge di non conoscerlo più; Camera d’albergo (1981), di Mario Monicelli, una satira sul cinema, sui registi e sulla morale sempre soggiacente alla logica di cassetta; Il tango della gelosia (1981), di Steno, in cui per ingelosire il marito una donna si inventa avventure sentimentali inesistenti; Io so che tu sai che io so (1982), di Alberto Sordi, nel quale per un equivoco i filmati di un detective sconvolgono la vita tranquilla di un bancario. Nel 1990 Monica Vitti dirige un film Scandalo segreto su una donna che per caso registra un appuntamento del marito con un’amica. ◘

di Marcello Mencarelli


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