Lunedì, 16 Maggio 2022

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La "casa con forno" per artisti

UCRAINA. Perché la guerra finisca: intervista a Claudia Beccato e Sergey Balovin.

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In questa fase di sconvolgimento in Ucraina, c’è un luogo a Rorà (Torino) che accoglie artisti (e non solo) in fuga dalla guerra. Rivolgiamo alcune domande a Claudia Beccato e Sergey Balovin, fondatori dell’associazione culturale “Casa col forno” (chi volesse avere maggiori informazioni o effettuare una donazione, può vedere anche il loro sito http://stoneovenhouse.com).

Come è nata la vostra associazione, di che cosa si occupa e qual è la filosofia alla base del progetto?

«Nel nostro caso è nato prima il progetto e poi l’associazione. Stone Oven House è una residenza artistica rurale nata nel 2017 come esperimento del collettivo Balovin&Beccato. Nel 2017 Balovin&Beccato offre ad una famiglia del paese montano di Rorà di usare in comodato d’uso una vecchia cascina in cambio di manutenzione e ristrutturazione. La casa sarebbe diventata un luogo di lavoro per artisti. La famiglia accetta l’offerta e l’esperimento viene avviato con budget zero. La casa viene ristrutturata, ammobiliata e attrezzata senza soldi. Artisti e amici vengono chiamati a contribuire alla sua ristrutturazione. Gli abitanti del luogo partecipano donando tanti beni utili per la residenza. E la cooperazione collettiva forma una comunità. Nel 2020 nasce l’omonima associazione Stone Oven House».

Quanti artisti avete ospitato finora?

«Non crediamo sia importante il numero. Sono comunque tanti e delle più svariate nazionalità».

la casa con forno per artisti altrapagina mese aprile 2022 3In occasione dell’emergenza in Ucraina avete espresso la volontà di aiutare gli artisti in fuga. Come state operando?

«Poco più di una settimana fa abbiamo lanciato un appello in cui ci proponevamo di ospitare rifugiati dall’Ucraina. Non necessariamente artisti. Dopo poco tempo abbiamo iniziato a ricevere le prime richieste. La cosa interessante è stata che i messaggi provenivano sia da persone ucraine, sia da cittadini russi che chiedevano aiuto per lasciare il proprio Paese e venire qui. In generale continuiamo a ricevere molte richieste da artisti, date le nostre conoscenze dirette con artisti russofoni».

Quali iniziative state intraprendendo e con chi collaborate?

«Collaboriamo con organizzazioni locali ed europee. Nel territorio piemontese collaboriamo con Hangar Piemonte, da cui siamo stati seguiti per un anno, con Civica Galleria Scroppo di Torre Pellice e la Diaconia Valdese. A livello europeo, per citarne alcune, ci sono Duo Contradiction di Stoccolma e Visual Arts Scotland. Comunque questa guerra sta ridimensionando completamente il nostro lavoro e ogni futura prospettiva. Ad esempio qualche settimana fa avevamo avviato una collaborazione con la curatrice ucraina Olena Prokopenko, ma ovviamente per ora tutto è congelato. E Mikhail Shishkin, noto scrittore russo, residente in Svizzera dal 1995, sarebbe dovuto venire a trovarci il 28 febbraio per stare qualche giorno, ma ha rinunciato perché non se la sentiva».

Affinché si vis pacem, para pacem possa sostituire si vis pacem, para bellum (se vuoi la pace prepara la pace e non la guerra) nella situazione attuale, quali sono le azioni che, a vostro avviso, la Comunità internazionale dovrebbe intraprendere con urgenza?

«L’Europa dovrebbe continuare a lavorare diplomaticamente per fermare questo scempio creato da Putin e il suo illegittimo Governo. Nel nostro piccolo dobbiamo essere perseveranti e diffondere l’idea di pace e di contrarietà alla guerra. Dobbiamo continuare a esprimerci, senza cadere nella nefasta assuefazione alle notizie di guerra.

Per quanto riguarda noi... qui a Stone Oven House tutti i giorni dimostriamo la conciliazione tra tutte le culture e tutti i popoli. E particolarmente in questo momento siamo portatori di un messaggio di pace univoco. Qui russi e ucraini convivono, condividono idee, pensieri e riflessioni. E l’arte ci accompagna in questo percorso». ◘

di Maria Sensi


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