Martedì, 09 Agosto 2022

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Maschilismo in punta di penna... nera

Rubrica. Il corpo delle donne.

silvia romano2

Un uomo di certo non può capire. Oltre il diritto e la legittimità, può riconoscerne la ratio, ma non può “sentire” il disagio e l’indignazione che prova una donna quando viene molestata perché considerata oggetto del desiderio maschile “a prescindere”. A prescindere dalla sua volontà di esserlo, del suo libero consenso, al di fuori di una relazione affettiva, di una confidenza amorosa. Sentirsi chiamate per strada con un fischio, come un cane, con apostrofi del tipo “bella gnocca” o “bella figa”. E poi le mani sui glutei o sul seno… E, nel caso di legittime rimostranze… subire le illazioni ancor più offensive “Dai, non fare la preziosa”; “lo so che ti piace”. Roba da far vomitare.

I fatti di Rimini del mese scorso durante il raduno degli Alpini – denunce e testimonianze di molestie sessuali rivolte alle cameriere dei bar della città da parte di alpini spesso ubriachi – sono gravi, e vanno al di là della cronaca. .

Dispiace dirlo, dispiace ripeterlo, ma bisogna puntare il dito ancora una volta contro queste forme di maschilismo, che qualcuno ha cercato di far passare per “goliardate”. Tutto il resto, le polemiche che sono rimbalzate per giorni nei media sulle denunce mancate, sulla “sacralità” dell’arma degli alpini, sulla inopportunità di generalizzazioni superficiali e pretestuose… non sposta di una virgola il fatto che, al di là dei numeri, queste situazioni sono inaccettabili. Se alcune accuse erano esagerate, molte altre, documentate, non lo erano affatto. Del resto, le violenze di genere, di cui abbiamo notizie più approfondite dalle ricerche sociologiche (perché denunciare, spesso contro ignoti, oppure contro il proprio capoufficio… non è una strada facilmente percorribile), sono ancora all’ordine del giorno: nei luoghi di lavoro, per strada, nei mezzi pubblici.

Pertanto il problema non sono gli Alpini in quanto tali, di cui nessuno vuole mettere in discussione le “pagine intense di sacrificio, amore e solidarietà”, che l’Ana e qualche leader politico rivendicano. Il problema è la cultura patriarcale, che appartiene a tanti uomini (impiegati, fotografi, agricoltori, medici e avvocati..) soprattutto ai soggetti delle generazioni più avanti negli anni (non a caso gli alpini responsabili di molestie secondo le ragazze avevano 60 -70 anni) e che “fiorisce” più facilmente ovunque si crei una situazione di impunità, una situazione “da branco” per esempio, come la convention degli Alpini. Il problema è quello zoccolo duro di stereotipi che provengono da un lontanissimo passato e che sono ancora nella mente di alcuni membri appartenenti indegnamente alla specie di homo sapiens: le donne sono prede e gli uomini cacciatori, la virilità in quanto tale è aggressiva per definizione, la femminilità è passiva e accogliente, perfino compiaciuta di esserlo.

Non è così: la pari dignità di genere riconosciuta dal Diritto e rivendicata ormai da un numero sempre più largo di donne, e di uomini “evoluti”, ha determinato cambiamenti irrevocabili. Le donne non accettano più di essere vittime di molestie e di violenze. Ci sono voluti migliaia di anni, ma indietro non si torna. Gli Alpini, gli idraulici, i maestri, i professori, gli infermieri… e tutti gli altri maschi con problemi di identità di genere, se ne facciano una ragione. ◘

Di Daniela Mariotti


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