Martedì, 09 Agosto 2022

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Strofe e altri nutrimenti

E sia poesia.

silvia romano2

In questo orrendo periodo pandemico qualcosa di positivo: è successo: per esempio, la pubblicazione dell’ultima raccolta di poesie di Rita Imperatori dal titolo Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi. La prefazione, assolutamente seducente e analiticamente esaustiva, di Maria Teresa Giaveri, consiglierebbe a chiunque, e a maggior ragione al sottoscritto, di non cimentarsi in una recensione che risulterebbe comunque meno interessante della suddetta prefazione, quindi inutile. Ma la mia ostinazione, dettata dalla fascinazione che mi provocano le poesie di Rita, mi induce in questa perigliosa impresa. La raccolta poetica, edita da “puntoacapo”, Rita l’ha dedicata sì a tutta la sua famiglia pelosa a quattro zampe, ma, allargando l’omaggio “a tutti gli altri, ovunque siano”. Già, perché Rita è mamma di tante creature che accudisce amorevolmente, con le quali ha un rapporto intenso, dalle quali riceve tanto affetto e per le quali, nei momenti tragici, soffre terribilmente. Alle amate creaturine lei dedica versi bellissimi, per esempio quando fa dire a Taskel, l’anziana cagnolona: Non soffrire / pensando che il tempo a te mi ruba, / non farti misura del mio andare: / ogni passo con te è la mia meta, / e il percorso non subisce alcuna conta.” o confida a Betta, la capretta morta qualche tempo fa: “Se avessi ancora le lacrime già piante / anche quelle piangerei per te / che mi sei stata figlia e, sul finire, / madre paziente che non chiedeva niente”. Rita, in diversi momenti, partendo dal titolo della raccolta, “accarezza” Montale, poeta da lei molto amato, e il destino ha voluto che lo scorso anno le sia stato conferito, per la sezione “Poesia e Natura” il prestigioso Premio “Montale Fuori di Casa”. Rita Imperatori è una persona, come direbbe Bertold Brecht, dalla parte del torto, ovvero con un ideale civile ben orientato. Lo si legge nei versi di Inginocchiarsi il 25 Aprile, un omaggio anticonformista a questa sacra data, nella poesia Io vivo per il gesto gentile, ispirata da un fatto accaduto durante l’arresto di un ebreo, o alla commovente Non fummo gentili pur avendo ragione, lirica dedicata a Mario Grecchi, partigiano diciottenne che, catturato, è stato forzatamente mantenuto in vita con trasfusioni, per essere poi fucilato a Perugia. Quando si leggono i versi di Rita, è come parlare con lei durante un tè o mentre si è sdraiati sull’erba, di casa sua, a guardar le stelle cadenti. Non c’è differenza, l’afflato è lo stesso: puro godimento. ◘

ScreenHunter 05 Jun. 26 20.36

Di Giorgio Bolletta e Giorgio Filippi


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