Martedì, 06 Dicembre 2022

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La guerra silenziosa e mortale del Sahel si chiama fame

Intervento di Mauro Armanino, missionario in Niger

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Nel 2017, circa 100 mila persone sono morte ogni giorno di fame o di malattie dovute a carenze di cibo. Ogni 5 secondi un bimbo sotto i 10 anni è morto di fame o delle sue conseguenze. Fanno 6 milioni solamente nel 2017. (Jean Ziegler).

Nel mondo, una persona su nove non ha cibo a sufficienza, circa 815 milioni di persone. La malnutrizione cronica ha conseguenze devastanti sulle popolazioni. Nei bimbi malnutriti i ritardi nella crescita, le malattie e le lesioni cerebrali provocate dalla fame causano difficoltà nell’apprendimento scolastico e professionale. Le donne e le ragazze sono le più vulnerabili: sono le prime a mangiare meno e a trascurare i loro bisogni per assicurare la vita della famiglia. In varie zone colpite da carestie, il numero dei matrimoni precoci aumenta perché le famiglie danno in matrimonio le figlie per avere meno bocche da sfamare. La fame severa aumenta altresì i rischi durante la gravidanza e il parto.

La fame del Sahel sul net

Basta scrivere sul motore di ricerca del net … ‘Carestie nel Sahel’… che subito appaiono titoli che assomigliano più a un bollettino di guerra che a spassionate analisi di una situazione di emergenza… che si protrae da decenni.

Il Sahel confrontato a una crisi alimentare catastrofica…

La fame nel Sahel: una urgenza permanente…

Circa 40 milioni di vite minacciate da carestie nel Sahel…

La fame minaccia 10 milioni di persone nel Sahel…

Milioni di persone sono condannate alla fame nel Sahel…

Nel Sahel il ‘virus della fame’ minaccia milioni di persone…

Il punto umanitario della crisi e il caso del Niger

la guerra silenziosa e mortale del sahel si chiama fame altrapagina mese maggio 2022 3Più di 30 milioni di saheliani avranno bisogno di aiuto e protezione quest’anno, un milione in più che nel 2021. Lo ha ricordato recentemente il Coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite (Ocha). Detto Ufficio sottolinea che i conflitti, la violenza, gli spostamenti di popolazione e le crisi socio-economiche comportano una crescita importante dei bisogni’ in questa regione. In Africa Occidentale, nelle zone coinvolte nei conflitti armati, i civili sono messi di fronte a una crisi di protezione drammatica in un contesto instabile.

Secondo Ocha il congiungimento dei conflitti e della violenza, la profonda povertà, la pressione demografica, un modo di governo fragile, l’insicurezza alimentare e una malnutrizione cronicamente elevata, l’impatto dei cambiamenti climatici “spingono milioni di persone al limite della sopravvivenza”.

I Cavalieri dell’Apocalisse

Ancora Ziegler, nell’introduzione citata, fa allusione ai Quattro Cavalieri dell’Apocalisse del sottosviluppo che sono la fame, la sete, le epidemie e la guerra. Per il Sud del mondo, ribadisce Ziegler, già relatore delle Nazioni Unite sul diritto all’alimentazione, la Terza guerra mondiale è in corso.

Il deficit alimentare nelle regioni del Sahel e nel bacino del lago Ciad preoccupa i dirigenti locali e i partners occidentali. Una riunione dell’Organizzazione di Cooperazione e di Sviluppo Economico (Ocse) si è tenuta per questo motivo a Parigi nel mese di aprile scorso. Se non si fa nulla, tra i mesi di giugno e agosto prossimi, da 30 a 40 milioni di persone potrebbero essere vittime di una crisi alimentare acuta. L’80 per cento di queste si trovano in Ciad, Camerun, Niger, Nigeria, Mauritania, Mali e Burkina Faso.

Oltre la siccità e l’insicurezza, si cita anche la guerra in Ucraina tra le cause che che hanno condotto all’esacerbazione della carestia che tocca questi Paesi.

Libanesi, Americani, Cinesi… chi possiede le terre in Africa?

Da almeno 25 anni più di 35 milioni di ettari di terre africane sono state cedute a capitali stranieri. L’Africa è la regione del mondo più ricercata per le transazioni fondiarie a grande scala, secondo la base di informazioni pubbliche fornite dalla Ong Land Matrix. Dal 2000 numerosi investitori cinesi, emirati, americani ed europei hanno ottenuto in concessione diverse decine di migliaia di ettari di terre arabili africane, all’incirca la superficie della Costa d’Avorio (circa 300.000 kmq). Questi investimenti, il cui picco ci fu subito dopo la crisi alimentare del 2008 sono intesi dai Paesi ospiti come un mezzo per arrivare all’autosufficienza alimentare, sviluppare, industrializzare l’agricoltura e diminuire la povertà.

Purtroppo i processi decisionali riguardo alle terre e alle risorse naturali mancano spesso di trasparenza cosa che, combinata a Governi deboli e spesso incapaci, genera conseguenze negative per i partners locali. Per arrivare all’inclusività e alla trasparenza nei conti nel caso di acquisti di grandi estensioni di terra, è essenziale disporre di dati affidabili e aggiornati. La domanda di terre e di risorse naturali si è accelerata in modo considerevole nell’ultimo decennio e dovrebbe ulteriormente espandersi. Il fenomeno potrebbe esssere definito come ‘una corsa verso le terre’!

Libera volpe in libero pollaio…

Gli accordi di partenariato economico Ape (Accordo di partenariato economico) sono accordi commerciali che hanno lo scopo di favorire il libero scambio tra l’Unione Europea (UE) e i Paesi chiamati ACP (Africa, Caraibi, Pacifico). Concord, un collettivo di Ong impegnate in una visione differente dello sviluppo economico, deplora che la UE, prima zona economica mondiale, cerchi di ottenere delle concessioni commerciali smisurate da parte di una delle regioni più povere del mondo, l’Africa occidentale. Se a questo aggiungiamo i prodotti che arrivano tramite ‘aiuti umanitari’ (esempio il latte), non si fa fatica a comprendere che anche questo fattore aggiunge problematicità al tema.

Il ruolo fondamentale degli agricoltori marginali

I piccoli produttori, in tutta l’Africa, hanno mostrato che sono capaci di aumentare i rendimenti delle colture cambiando le tecniche o scegliendo varietà migliorate. Per questo sembra essenziale consacrare la maggior parte dei fondi destinati all’agricoltura, ai piccoli contadini, alle donne e ai giovani. I Paesi dovrebbero promuovere tecniche agricole durature e suscettibili di produrre utili ai contadini poveri più che alle grandi imprese agroalimentari. Inoltre l’agricoltura è penalizzata da una grande frammentazione tra contadini, mercati e prodotti agricoli.

Le carestie in Africa non sono solo una questione agricola, ma in buona parte una conseguenza del modo di governare e dunque della politica. Il settore è sempre dominato da un’agricoltura di sussistenza su superfici individuali e di piccole dimensioni. Inoltre il rendimento agricolo in Africa è il più basso del mondo e non arriva a seguire la crescita demografica della popolazione, tra le più forti del pianeta. ◘

Di Mauro Armanino


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