Sabato, 01 Ottobre 2022

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Guerra mondiale con sangue locale

Politica internazionale.

silvia romano2

Il delitto perfetto non è quello di cui non si riesca a scoprire l’autore, ma quello di cui, una volta architettato, nessuno è più in grado di impedire il compiersi. Oggi siamo a un passo dal consumarsi del crimine di una guerra che cambia natura, che aspetta solo la sua Pearl Harbor per precipitare in una guerra mondiale, come accadde il 7 dicembre 1941 quando la provocazione giapponese agli Stati Uniti segnò il vero inizio della seconda guerra mondiale. E come quella volta fu un ammiraglio giapponese, al comando della flotta, Yamamoto, ad accendere la miccia, così ora dobbiamo guardarci da un capo di Stato maggiore inglese, il generale Sanders, che parla di una “nuova era” e dice di dover obbedire all’imperativo di rendere il suo esercito “il più letale possibile” per sconfiggere la Russia in Europa in quella che potrebbe essere la terza guerra mondiale; oppure il deus ex machina potrebbe essere il capo di Stato maggiore americano, il generale Milley, che prevede “una lunga guerra d’attrito” in Europa, già rimpinzata dagli Alleati occidentali di 97.000 sistemi anticarro, più di quanti carri esistono al mondo.  

Stando a questi discorsi, sembra che la sola cosa capace di scongiurare questo passaggio a una guerra di grandi dimensioni, sarebbe che la Russia accetti la sconfitta che le è stata promessa, la seconda in poco più di trent’anni: quella sconfitta che si dichiara inaccettabile invece per l’Ucraina, la sola, come ha detto Draghi consegnandosi a Zelensky, senza che nessun Parlamento gliene avesse dato il mandato, “a dover decidere la pace che vuole”. Ma la sconfitta per la Russia potrebbe essere addirittura l’estinzione, come spiega la spietata analisi di “Limes”.

Secondo il Papa, che da tempo denuncia la guerra “a pezzi e bocconi” che inghiotte e dilania popoli interi, la guerra mondiale è già cominciata. Lo ha detto parlando ai direttori delle riviste culturali dei Gesuiti europei: “Ecco, per me oggi la terza guerra mondiale è stata dichiarata - ha detto – E questo è un aspetto che dovrebbe farci riflettere. Che cosa sta succedendo all’umanità che in un secolo ha avuto tre guerre mondiali? Io vivo la prima guerra nel ricordo di mio nonno sul Piave. E poi la seconda e ora la terza. E questo è un male per l’umanità, una calamità. Bisogna pensare che in un secolo si sono susseguite tre guerre mondiali, con tutto il commercio di armi che c’è dietro!”

La guerra dunque prende le sue nuove misure. Esse sono quelle di una guerra mondiale con sangue locale; le armi, da “sovietiche” passate ad “atlantiche” sono universali, il sangue è delle patrie; a morire sono ucraini e russi, ma anche mercenari, embedded, foreign fighters; ma nessuno si illuda che in questo nuovo corso della guerra anche il sangue non diventi universale.

E quali sono le cause? Lasciamolo dire, in “Guerra e pace”, a Leone Tolstoj che sapeva bene che significava, per la Russia, avere tutti gli eserciti contro: “Il 12 giugno (1812) le forze dell’Europa occidentale varcarono le frontiere della Russia e cominciò la guerra, cioè si compì un fatto contrario a ragione umana e a tutta la natura umana… Quali furono le cause?... Si comprende che siano state presentate ai contemporanei; ma per noi – posteri – che contempliamo in tutta la sua enorme vastità il fatto accaduto… queste cause sembrano inadeguate. Per noi è incomprensibile che milioni di cristiani si siano uccisi e torturati a vicenda perché Napoleone era ambizioso, Alessandro era fermo, la politica dell’Inghilterra era astuta e il duca di Oldemburgo era stato offeso….”

Poiché si conoscono benissimo gli architetti del crimine che si sta consumando, evitiamo di personalizzare le colpe e facciamo un’operazione di verità per cogliere la concatenazione delle cause che ci hanno portato fin qui; con l’avvertenza, suggerita ancora da papa Francesco, di «allontanarci dal normale schema di “Cappuccetto rosso”: Cappuccetto rosso era buona e il lupo era il cattivo. Qui non ci sono buoni e cattivi metafisici, in modo astratto. Sta emergendo qualcosa di globale, con elementi che sono molto intrecciati tra di loro. Un paio di mesi prima dell’inizio della guerra ho incontrato un capo di Stato, un uomo saggio, che parla poco, davvero molto saggio. E, dopo aver parlato delle cose di cui voleva parlare, mi ha detto che era molto preoccupato per come si stava muovendo la Nato. Gli ho chiesto perché, e mi ha risposto: “Stanno abbaiando alle porte della Russia. E non capiscono che i russi sono imperiali e non permettono a nessuna potenza straniera di avvicinarsi a loro”. Ha concluso: “La situazione potrebbe portare alla guerra”. Questa era la sua opinione. Il 24 febbraio è iniziata la guerra. Quel capo di Stato ha saputo leggere i segni di quel che stava avvenendo.

La questione è che il cane della Nato ha i denti atomici. Ha reagito perciò la Russia, schierando centomila uomini come deterrente ai confini dell’Ucraina. Ha risposto l’Ucraina dandosi il ruolo di un Paese sovrano sicuro di sé che si allea con chi vuole, mettendo in scena la tragedia della propria offerta sacrificale per il riscatto del mondo. È intervenuta l’America a punire la Russia con sanzioni “mai viste” allo scopo di ridurla alla condizione di paria, rivendicando la dottrina della sicurezza per sé fondata sulla sottomissione degli altri. Ha scelto la cobelligeranza l’Europa con inattesa unità saturando di armi il campo di battaglia, e aprendo i propri Parlamenti alle dirette televisive dell’attore protagonista. Infine è scesa in campo la Nato assumendo la direzione collegiale della guerra nei consigli dei ministri della Difesa a Bruxelles e nelle visite ai massimi livelli a Kiev.

Ma la Nato non è una potenza sovrana dotata di un suo ius ad bellum. Neanche ai sensi della teoria dello Stato di Hobbes o della giusta guerra ai Barbari di De Vitoria la Nato ha il diritto di guerra, e nemmeno perciò ne risponde. E se la Nato che, come gli idoli, ha la bocca e non parla, occhi e non vede, orecchi e non ode, trenta artigli e non la testa, si mette a fare le guerre, vuol dire che l’intero ordine internazionale, pur iniquo com’era, è saltato. Già era accaduto quando la Nato aveva fatto la guerra alla Jugoslavia, che infatti non esiste più, e aveva bombardato in aggiunta l’ambasciata cinese a Belgrado, a monito del fatto che, se si comincia con la Russia in Europa, come dicono gli analisti, la partita finale è in Oriente con la Cina.

Ma il mondo può essere pensato così? Diviso in caste: al di sopra di tutti, gli americani come brahmani, fuori casta la Russia, al comando la casta dei guerrieri, eroi e carnefici, in mezzo la casta dei mercanti, multinazionali, banchieri, fabbricanti d’armi, e in fondo alla scala l’infinita schiera degli intoccabili, i servi, i poveri, i fuggiaschi, gli esclusi, più numerosi delle stelle nel cielo; cento milioni di migranti quest’anno, quasi sei milioni di poveri assoluti in Italia. Non è solo la fine dell’età moderna, come padre Balducci pensò che fosse la guerra del Golfo. Qui siamo al fallimento della ragione e del diritto, al rovesciamento delle speranze dell’89, al disprezzo del mondo e della storia.

Siamo ancora in tempo per scongiurare il delitto perfetto? L’alternativa al crimine è una rifondazione della politica, che la sottragga alla sua cattiva identificazione con la mitologia del nemico, e alla sua sublimazione nel sacrificio delle vittime. Al contrario della ideologia vittimaria, l’unanimità violenta stabilita nel sacrificio delle vittime non è in grado di ricomporre l’unità sociale e di stabilire quel deserto che chiamano pace; le risorse sacrificali sono esaurite, la sola speranza è il ritorno della ragione e la conversione dell’amore.

Nel sito pubblichiamo la risposta del Papa ai direttori delle riviste dei Gesuiti europei. ◘

di Raniero La Valle


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