Sabato, 01 Ottobre 2022

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Vittima innocente delle mafie

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Il fatto risale al 27 ottobre 2009, quando di Barbara si persero le tracce: risiedeva a Montecampano, frazione di Amelia, di cui è originaria la sua famiglia.

Per quasi 12 anni nessun elemento concreto era emerso, solo gli appelli della famiglia di lei perché il caso non venisse chiuso: la richiesta è stata più volte rilanciata anche da Libera, che ha incluso Barbara nell’elenco delle “vittime innocenti della mafia”.

Nell’aprile del 2021, quella che poteva apparire una svolta: Roberto Lo Giudice, appartenente a una famiglia calabrese implicata in fatti di ‘ndrangheta, veniva arrestato con l’accusa di omicidio volontario per la scomparsa della moglie.

L’impianto accusatorio non aveva convinto però il Tribunale del Riesame di Perugia, che ne decretò la scarcerazione dopo tre settimane.

In uno scenario così controverso si colloca l’iniziativa dell’Osservatorio regionale antimafia di cui parla l’articolo che segue.

Dodici lettere “aperte” per Barbara Corvi: il giorno 27 di ogni mese, per un anno, perché non cali il velo dell’oblio sulla vicenda della donna di Amelia scomparsa nel 2009, esattamente il 27 ottobre. La prima (che riportiamo integralmente) è a firma dell’Osservatorio regionale sulle infiltrazioni mafiose in Umbria: porta la data 27 giugno 2022, coincidente col suo 48mo compleanno.

Per l’Osservatorio, la vicenda di Barbara Corvi ha assunto una triplice valenza simbolica su cui spendere il proprio impegno: l’intreccio tra il dilagare della violenza sulle donne e le pratiche della criminalità organizzata (in questo caso la ‘ndrangheta calabrese), il tutto accentuato dal radicamento delle mafie fuori dalle regioni in cui sono nate.

L’idea delle “lettere” si accese proprio ad Amelia nel corso di un Consiglio comunale aperto tenuto nel luglio del 2021: in quell’occasione Tonio Dell’Olio, componente dell’Osservatorio, propose di coinvolgere la società regionale con questa forma di sollecitazione a non dimenticare il nome di Barbara Corvi, inclusa (nel 2021) dall’associazione Libera tra le le vittime innocenti delle mafie. L’invito a dare un proprio contributo scritto è rivolto a singole persone e associazioni e si punta a farlo conoscere sia in Umbria che in Calabria, grazie ai media locali.

Un programma che richiama le forme più intense di mobilitazione antimafia tipiche dell’associazionismo nelle sue varie forme (comitati spontanei, volontariato, sindacati), nel tentativo di dare uno scossone a una società regionale disattenta e distratta.

Davanti a un quadro del genere c’è necessità di “strumenti di servizio” aperti e fruibili: documentazione, formazione, pacchetti didattici, incontri con le persone protagoniste. Strumenti pensati per facilitarne l’uso delle persone di buona volontà presenti nelle scuole, nelle università, nelle amministrazioni comunali, nelle associazioni di categoria, per costruire nuove consapevolezze sulle trasformazioni dei modi di agire della criminalità organizzata.

Un esempio interessante di come si può contribuire alla coltivazione della memoria è quello dell’etichetta discografica romana Giuromusic, che ha prodotto il brano Grida Giustizia, scritto da Eugenia Martino, con la musica di Bruno Ferri. Nella rielaborazione del testo ha partecipato anche Valeria Farinacci, che ha dato voce a questa canzone, ribadendo la vicinanza alle tematiche legate alla violenza sulle donne.

La necessità di elaborare una strategia articolata per contrastare la criminalità organizzata ha portato anche all’elaborazione del protocollo “Libere di essere”, strutturato grazie alle ricerche sulle dinamiche intersezionali tra la violenza mafiosa e la violenza di genere.

Da qui, l’intuizione, nata in seno all’Osservatorio, di ragionare sulle politiche di prevenzione e

contrasto della violenza contro le donne, nonché sui modelli di accoglienza che caratterizzano i

centri anti-violenza. Il protocollo “Libere di essere” nasce dalla collaborazione con il Centro per le

pari opportunità della Regione Umbria e cinque dei nove centri presenti in Umbria: Narni (intitolato proprio a Barbara Corvi), Casa delle donne (Terni), Crisalide (a Spoleto), Donne contro la violenza, Liberamente donna (Perugia e Terni), Maria Teresa Bricca (Città Della Pieve).

A sottoscrivere il “Protocollo libere di essere”, al termine degli iter burocratici previsti, saranno le Procure della repubblica di Perugia, Terni e Spoleto, le Prefetture.

L’obiettivo è quello di affiancare e supportare nella ricostruzione di un progetto di vita donne sopravvissute a casi di violenza o che intendono allontanarsi dai loro nuclei familiari e parentali non condividendone l’affiliazione mafiosa. ◘

*Componente Osservatorio regionale sulla criminalità organizzata e l’illegalità in Umbria

Di Andrea Chioni

 

Lettera per Barbara

 

PRIMA LETERA

Cara Barbara,

con questa lettera nel giorno del tuo compleanno diamo inizio a un nuovo progetto – “lettere per Barbara Corvi” – perché la tua storia continui ad essere memoria collettiva di questo Paese. Una storia, la tua, di quelle che ad Amelia si “vedevano solo nei films” come ci disse tua sorella qualche anno fa. Già, nessuno avrebbe immaginato che nella tua vita avresti fatto esperienza di quello che poi avremmo chiamato potere maschile e potere mafioso. Noi, come Osservatorio regionale sulle infiltrazioni mafiose e l’illegalità, abbiamo scelto, già dal primo giorno del nostro insediamento, di esserci, di accompagnare la tua famiglia e le istituzioni nel faticoso e doloroso percorso della ricerca della verità. Dal primo giorno abbiamo riconosciuto nella tua storia tracce di quel potere mafioso che si traduce in forme di violenza maschile e che si costruisce intorno a parole come onore, come ricchezza e riconoscimento. Abbiamo riconosciuto un modello di riferimento e un metodo, che ci riporta a storie lontane di donne scomparse, condannate a morte dalla ‘ndrangheta per le proprie scelte di vita. Abbiamo voluto con determinazione che la tua storia diventasse memoria collettiva in Umbria, affiancando il prezioso lavoro che già le donne di Amelia con il Comitato Barbara Corvi avevano avviato con cura e passione. Piano piano il tuo nome è diventato una storia nella Storia, il tuo volto sorridente è apparso nelle piazze dei Comuni della tua regione. Con una frase: verità ora. Chiediamo, cara Barbara, e ci rivolgiamo a coloro che si nascondono dietro silenzi troppo complici, verità: chiediamo dove sei adesso, chiediamo giustizia. E lo facciamo nel grande rispetto verso la tua famiglia, i tuoi genitori e le tue sorelle, che da anni danno a tutti noi lezioni di dignità. Chiediamo a tutte e tutti coloro che potrebbero avere informazioni utili, ad Amelia e non solo, di contattare gli organi competenti: uno scatto di dignità e coraggio in un territorio che non dimentica e che con forza prende le distanze da dinamiche di questo tipo. La complessità della vicenda, legata anche al tema dei collaboratori di giustizia, impone cautela ma molta attenzione; per questo ci appelliamo anche a coloro che, all’interno dell’organizzazione ‘ndranghetista, vogliano contribuire a una scelta di umanità e di riscatto, raccontando la verità sulla scomparsa di Barbara. Continueremo a lavorare in questa direzione, senza cedere di un passo fino a quando non verrà ricostruita la verità. Ma, accanto alla denuncia, abbiamo voluto lavorare sulla proposta politica, perché anche questo era ed è il nostro compito. Abbiamo voluto che quello che è accaduto a te possa non accadere a nessun’altra donna. Per questo, dopo anni di studio, approfondimento, dopo anni in cui abbiamo scelto di radicare le nostre scelte nella tua memoria abbiamo voluto fortemente avviare la costruzione di una rete per l’accoglienza, il supporto, l’accompagnamento alle donne che sopravvivono alla violenza mafiosa e alla violenza maschile, e che intendono intraprendere un percorso di uscita ed autodeterminazione. Da subito, insieme al Centro per le Pari Opportunità e alla rete dei centri antiviolenza Umbra, abbiamo lavorato a tessere una rete insieme alle Procure e alle Prefetture: una rete che da adesso è realtà. Stiamo completando gli ultimi passaggi burocratici, ma la sostanza è il “protocollo Libere di Essere” dedicato a te, alla tua memoria. Così l’Umbria diventerà la terra dell’accoglienza delle donne, diventerà la terra della possibilità concreta e della speranza che diventa alternativa di vita. In tuo nome verrà data accoglienza, formazione, lavoro, verranno demolite le basi di quel potere maschile e mafioso che influisce sulla vita, sui corpi, sulle scelte delle donne. Donne che come te vogliono soltanto essere “libere di essere”.


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