Giovedì, 08 Dicembre 2022

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S’ode a Destra uno squillo di tromba, a Sinistra... tace

ELEZIONI. Nessuna speranza: a Sinistra prevalgono la nicchia e la testimonianza.

silvia romano2

Dalla competizione elettorale in corso, soprattutto dalle strategie con cui si cercano di costruire alleanze, qualcosa è emerso con chiarezza: in Italia, allo stato attuale delle cose, è impossibile costruire una rappresentanza di Sinistra. Niente di rivoluzionario, per carità!, ma qualcosa di chiaro, ben definito, con una certa radicalità su temi come ambiente, lavoro precario, giovani, welfare, fisco, legalità ecc.

Nonostante gli assembramenti al centro, a Sinistra non c’è una  rappresentanza riconoscibile che torni a dare voce ai ceti popolari e quelli del lavoro, con un’attenzione vigile alle future generazioni, capace di ripartire dal basso per rappresentare interessi di un mondo che ha deciso di non andare a votare, o, peggio, di votare a Destra.

Il Pd sta dimostrando ancora una volta l’incapacità di saper ridurre la distanza da quella che era la sua base tradizionale, non riuscendo ad andare oltre la Ztl e le politiche neoliberiste (quelle condannate dal Papa per intenderci). Anche in questi ultimi accordi elettorali si è confermato quanto solennemente anticipato da Zingaretti in occasione delle sue dimissioni dalla carica di Segretario: “mi vergogno di questo partito, dove si parla solo di poltrone e di primarie…”, e mi sentirei di aggiungere di “posti sicuri nelle liste elettorali”.

Mancando un soggetto chiaramente di Sinistra, credibile, riconoscibile e con una base sociale adeguata, le mosse messe in campo dal Pd sono andate alla ricerca del voto utile per sconfiggere la Destra, alleandosi con tutti sulla base dei sondaggi, meno che con il M5S, che, invece, come gli stessi sondaggi indicano, sarebbe stata l’unica alleanza capace di contrastare la Destra. Senza questa alleanza il Pd ha deciso di perdere: questo è il fatto.

La cosiddetta Sinistra, e i suoi alleati presenti in Parlamento, avrebbe dovuto prendere atto di questa scelta, che peraltro, dopo il tentativo  fallito di imbarcare Calenda con un 30% concordato solo sulla base dei sondaggi, avrebbe avuto il compito di lavorare a una proposta alternativa.

Perso per perso, doveva rivolgersi a quell’area di astensionismo deluso dalla politica neoliberista e fintamente riformista, che è in gran parte di Sinistra. Così si poteva aprire uno spazio per una forza che, assieme ai 5Stelle, sarebbe riuscita a creare una offerta politica su basi sociali, ambientali e generazionali nuova. Perché non è stata colta questa occasione? Perché dopo tanto parlare di astensione, di popolo deluso, di giovani schifati si è rinunciato all’unica possibilità di poter contrastare l’ascesa della Destra?

Essersi limitati a una rappresentanza di nicchia, magari arricchita da due o tre candidati di livello, finirà per essere percepita come una politica rinunciataria, un’occasione sprecata, con l’unica motivazione del voto “utile”.

La scelta del “campo largo” (perdente) si è rivelata subito sbagliata. Emblematico, il caso di Si (Sinistra italiana), che si è divisa in due su una scelta che, alla luce dei fatti, rischiava di apparire solo una manovra opportunista ed elitaria, senza essere realmente popolare.

Inutile stracciarsi le veste richiamando esperienze come Podemos, Syriza, i Verdi tedeschi e persino France Insoumise (Francia indomita); in Italia è tutta un’altra storia, e gli ultimi fatti non fanno che confermarlo. Non solo non ci sono le condizioni, ma qualora vi fossero state, come in questo caso, è mancato il coraggio dei dirigenti che a un progetto politico innovativo hanno preferito la testimonianza e il distinguo presenzialista e di nicchia.

s ode a destra uno squillo di tromba a sinistra tace altrapagina mese settembre 2022 2Avevano ragione Stella e Rizzo quando sostenevano che a prevalere è la casta: un sistema di privilegi e di rendite più diffuso e radicato di quanto si pensi, trasversale all’intero Parlamento e che si ripercuote sulle amministrazioni locali travolte dagli scandali: un sistema da cui pochissimi sembrano immuni. Un problema di sistema, a vario titolo corruttivo, divenuto insopportabile per il popolo onesto, rispettoso delle leggi e che vive di lavoro, sacrifici, rinunce; peggio ancora per l’elettorato di Sinistra che conserva una certa capacità critica, un popolo,  diceva Togliatti,“che non è compatibile con i privilegi”.

In questo Paese la politica si è piegata agli interessi economici neoliberisti (dai tempi del Britannia giugno 1992) e si è fatta corrompere dai privilegi: ne è un esempio il trasformismo dilagante, il familismo amorale e la continua ricerca da parte del popolo di soluzioni di rottura, “di antipolitica”, da Di Pietro allo stesso Berlusconi, al rottamatore Renzi, allo sfascista Salvini fino ai Cinquestelle.

Il sistema è bloccato dai capibastone, da partiti ridotti a comitati elettorali, da una politica autoreferenziale e delegittimata.

A lungo si è chiesto un cambiamento, una correzione di rotta.

La protesta antisistema è stata rappresentata dal M5Stelle, che ha messo insieme un coacervo di populisti, gente confusa, improvvisata, rancorosa, spesso imbarazzante; il risultato non è stato entusiasmante, anche se alla fine non ha fatto tanto peggio di altri.  A Sinistra s’invocano reti, alleanze, convergenze, “la costruzione di un soggetto nuovo”, ma, quando si va a vedere, prevalgono le soluzioni comode e conservative e non si riesce (o non si vuole) a creare un progetto alternativo.

I parlamentari attuali, al saldo degli annunci, non hanno alcuna volontà di rischiare, di mettersi in gioco, di segnare una discontinuità. La Sinistra in questo Paese rimane il soggetto mancante, quello che farebbe la differenza nell’offerta politica e renderebbe più completo il quadro democratico. Questo popolo, se ancora esiste, deve continuare a sperare nelle forze fuori dal Parlamento e lontane dalla politica di professione, perché quelle “barricate” al suo interno non sono riformabili. ◘

di Ulderico Sbarra


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