Giovedì, 08 Dicembre 2022

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Taiwan: la guerra che verrà

POLITICA INTERNAZIONALE. Narrazione prima.

silvia romano2

«Taiwan è un ganglio dell’industria mondiale dei semiconduttori (Taiwan Semiconductor Manifacturing Company)… Molte aziende statunitensi, anche nel campo della difesa, dipendono da essa… L’identità strettamente collegata all’isola di Taiwan… Taiwan dista appena 143 Km dalla Repubblica Popolare Cinese… Taiwan era popolata da aborigeni malayo-polinesiani… Pechino sostiene che gli abitanti originari di Taiwan siano discendenti del popolo Yue della Cina meridionale… Taiwan è al 21° posto al mondo nelle percentuali di spesa per la difesa, mentre la Rpc (Repubblica popolare cinese) è al secondo posto con una spesa militare ben 15 volte superiore  a quella di Taiwan… la flotta militare cinese ha sorpassato (per numero) quella americana… Non esiste una Cina unica con Taiwan riunificata. Taiwan non si piegherà alla prepotenza di Pechino… Taiwan non ha bisogno di proclamare l’indipendenza; siamo già uno Stato indipendente e sovrano … La piccola nazione dell’arcipelago cinese (60 mila Km quadrati) fronteggia le mire egemoniche cinesi che ne minacciano la sovranità con pretese territoriali e fonti di approvvigionamento … La Rpc  no ha mai governato Taiwan. Affermare che Taiwan appartenga alla Cina è illogico e illegittimo … La Santa Sede è in una posizione eccentrica e disagevole: sostanzialmente punta a serbare le relazioni diplomatiche con Taiwan, mentre si accorda con la Cina». (Tutte le citazioni sono tratte da vari saggisti di geopolitica)

NARRAZIONE SECONDA

Identità: esemplare e strabiliante anche se, per certi versi, curiosa e rara, l’inchiesta del giornalista de “il manifesto”, il quotidiano comunista (quello di Carlo Marx e non solo) sulla storia di Taiwan per ribadire l’identità autentica e unica (sic!) della popolazione dell’isola contestata. «L’idea che le popolazioni dell’isola sia di taiwanesi o formosiani e non di cinesi è mitica». Scomodando Ejzenstejn della “Corazzata Potemkin” e Jean Luc Godard, il giornalista conciona  sui film della Nouvelle vague di Taiwan in lingua originaria non mandarino: lingua ereditata dagli abitanti autoctoni dell’isola. Riflette su cinque secoli di storia in poche righe. Dal 1517 con la presa di Taiwan da parte dei portoghesi, è denominata, in seguito, Formosa “la bella”. E, a seguire, nel 1894, con l’occupazione dei giapponesi e nel 1949 con la presa dei nazionalisti di Chiang Kai-shek, dopo la nascita della Repubblica Popolare Cinese. E poi ancora con la elezione della prima ministra Chen Chien-jen, finendo con la visita della traballante e improbabile Nancy Pelosi. Da trattenere il fiato! Cancellati d’un sol colpo 1300 anni di storia di Taiwan. Nulla sulla storia dell’isola occupata dai cinesi Han, la popolazione maggioritaria oggi in Cina e nell’isola nel periodo dei Tre Regni (221-265 d.C.). L’isola si chiamava allora Yichou. Per mille e trecento anni i cinesi sono stati presenti nell’isola, cinesi venuti dal litorale sud della Cina. Nel 1360 la dinastia mongola Yuan (1280- 1368 d. C.) era presente massicciamente nell’isola e nelle vicine isole Pescadores. Sotto la dinastia Ming (1368 d. C.) intrapresero a costruire opere difensive per respingere i pirati giapponesi guidati dal famoso Hideyoshi. Arrivarono poi gli olandesi e gli spagnoli nel 1622 che occuparono la zona settentrionale e la città di Taipei. Il loro dominio durò per ben 40 anni. I cinesi ripresero l’isola nel 1661 e con la dinastia Manchu, i Ching (1644- 1911) regnarono a lungo a Taiwan. Nel 1895 i Ching furono sconfitti dai giapponesi e dovettero cedere l’isola dopo il trattato di Shimonoseki. Tutte vicende storiche molto complicate, ma che attestano, indubitabilmente, che la Cina e Taiwan furono sempre una sola terra. Nel 1971 le nazioni del mondo decisero di riconoscere e riabilitare la Rpc procedendo all’espulsione immediata dei rappresentanti di Chiang Kaishek dall’Onu e da tutte le organizzazioni a essa afferenti. I nazionalisti di Chiang Kai-shek si erano rifugiati nell’isola dopo la sconfitta contro il comunismo di Mao Tze Dong nel 1949.

EPILOGO

Sono più di dieci le basi militari americane che, praticamente, circondano la Cina. Dall’Oceano Indiano a quello Pacifico. Basi militari con bombe atomiche, sottomarini, portaerei a propulsione nucleare. Si chiama lotta al comunismo. Appunto: chi minaccia chi?

«L’identità deve essere studiata serenamente, osservata e capita … se si vogliono evitare le terribili espulsioni e purificazioni … se si vuole evitare di assistervi e, talvolta, a subirne» (Amin Malouf, dal libro L’identità).

Rivisitazione di un’antica e allusiva storia confuciana: Un ricco proprietario terriero di Shanghai era particolarmente tronfio del suo nuovo tipo di lancia. Incontrò, sulla strada di Hangzhou, un contadino con il suo nuovo scudo costruito con materiale particolarmente raro. “Nessuno resisterà all’impeto della mia lancia” disse il ricco proprietario. Il contadino tremò e rispose intimorito: “Il materiale del mio scudo sarà impenetrabile. I due si guardarono perplessi e decisero di rinunciare alla lotta”. ◘

di Antonio Rolle


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