Giovedì, 08 Dicembre 2022

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L'Italiano medio

Cinema.

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In questi tempi cade il centenario della nascita di uno dei più grandi attori della storia del nostro  cinema,  Alberto Sordi. Alberto Sordi esordisce giovanissimo con trasmissioni radio in cui rappresenta il “compagnuccio della parrocchietta”. Poi, quale doppiatore, dà la voce al comico americano Oliver Hardy. Ma è soprattutto come attore che esprime il meglio di sé, rappresentando una serie di personaggi che riflettono l’italiano medio di sempre: un cialtrone sostanzialmente vigliacco e ipocrita di fronte ai potenti, ma arrogante e prepotente con i più deboli, un cinico insensibile sostanzialmente ad ogni richiamo di responsabilità civile e sociale, un furbo della furbizia del vile, un ignorante che si esprime con pomposità nel tentativo di apparire colto e via discorrendo. è dotato di una mimica facciale eccezionale, capace di commentare fatti con la sola espressività del viso o del corpo senza ricorrere alla parola.

Vediamo dunque alcuni film fra i più significativi. Cominciamo da Mamma mia che impressione!  dove è un boy-scout dell’Azione Cattolica saccente, petulante, impiccione, sciocco, ridicolo. Diretto da Fellini  interpreta un personaggio di fotoromanzi di cui si è infatuata una giovane sposina. In Lo sceicco bianco (1952) e in I vitelloni (1953)  è uno dei perditempo in una cittadina di provincia.

Ma il film che lo lancia definitivamente è Un americano a Roma (1954) di Steno, dove impersona Nando Moriconi detto “l’americano”, un giovane infatuato di un’America inesistente e immaginaria che viene dal cinema. Qui si esprime con un linguaggio tipo “sono un’ammericano di Kansas City”, “sono come Gion Vain” e “… a me m’ha bloccato ‘a guera; se non c’era ‘a guera a quest’ora ero nel Cansassiti”.  Straordinaria la scena in cui Nando seduto a tavola dove c’è un piatto americano a base di yogurt, marmellata e latte da un lato e un piatto di spaghetti e un bicchiere di vino dall’altro sceglie gli spaghetti dicendo “Maccarone m’hai provocato e io te distruggo ... te magno”.

l italiano medio altrapagina mese settembre 2022 1Ma andiamo avanti con altri personaggi.  Nell’Arte di arrangiarsi  (1954) di Luigi Zampa è un arrampicatore sociale e politico voltagabbana, prima socialista poi interventista nella grande guerra (dove, iniziato il conflitto, si guarda bene comunque dall’esporsi a pericoli di vita), quindi fascista, comunista e, infine, democristiano; in Un eroe dei nostri tempi (1955) di Mario Monicelli è un conformista  che non è disposto ad assumersi responsabilità alcuna; ne Il moralista (1959) di Giorgio Bianchi è un bigotto e implacabile censore che, nella realtà, è a capo di una organizzazione che sfrutta donne, ma nessuno può denunciarlo perché possiede documenti per ricattare gli altri; ne Il vedovo (1959) di Dino Risi, è un imprenditore oberato da debiti che  trama per eliminare la ricca moglie onde ereditarne le sostanze; in Gastone (1960) è un attore di varietà che si dà arie da viveur, ma sostanzialmente è un mediocre; ne La grande guerra (1959) di Mario Monicelli insieme a Vittorio Gassman  è un soldato vigliacco nella guerra 1915-18, ma  che alla fine andrà dignitosamente davanti al plotone d’esecuzione. Rappresenta talvolta personaggi   positivi. Basta pensare in  Tutti a casa (1960) di Luigi Comencini, dove è un ufficiale sbandato che, nel settembre del 1943, con un gruppo di commilitoni  cerca disperatamente di tornare a casa. Come pure è un personaggio positivo in Una vita difficile (1961) di Dino Risi, dove è un  giornalista ex partigiano che tenta di opporsi con tutte le sue forze a un sistema reazionario.  Ma proseguiamo con altri personaggi solitamente tutt’altro che positivi. In Il giudizio universale (1962) di Vittorio De Sica è un abietto e losco trafficante di bambini che compra nei quartieri miserabili e che poi vende a cittadini ricchi; in Il boom (1963), sempre di De Sica, è un industriale meschino disposto a vendere un occhio pur di pagare i propri debiti e continuare a condurre una vita agiata; in Il mafioso (1962) di Alberto Lattuada è un individuo equivoco: irreprensibile da un lato e dall’altro legato alla mafia;  in Il maestro di Vigevano (1963) di Petri è un maestro elementare che, per soddisfare le ambizioni della moglie, dà le dimissioni e investe la liquidazione in un affare che fallirà miseramente; in Il medico della mutua (1968) di Luigi Zampa è l’odioso medico che, pur di avanzare di carriera, non si ferma di fronte agli intrighi più loschi; in Detenuto in attesa di giudizio (1971) di Nanny Loi è un povero diavolo che finisce in galera per errore e dovrà vederne di tutti i colori prima di vedere riconosciuta la propria innocenza; in Bello, onesto, emigrato Australia, sposerebbe compaesana illibata (1972) di Luigi Zampa è un emigrante che per corrispondenza cerca una moglie virtuosa, ma viene ingannato;  in Polvere di stelle (1973) diretto dallo stesso Sordi è un attore di teatro che insieme alla compagna allestisce uno spettacolo che  per un momento ottiene un certo successo, ma poi tutto  finisce nel nulla; nella feroce satira  Un borghese piccolo piccolo (1977) di Mario Monicelli, è  un uomo tranquillo quanto egoista che si trasforma in un implacabile e  feroce giustiziere della notte dopo che gli hanno ucciso il figlio; in Il marchese del Grillo (1981), sempre di Mario Monicelli, è un nobile che ordisce ogni sorta di scherzi al prossimo aggrappandosi ai propri privilegi.

A parte tutto, “resta l’importanza decisiva di un artista che, come pochi, ha saputo raccontare l’Italia del secondo Novecento riuscendo a specchiare e influenzare i molti vizi e le poche virtù dell’italiano comune”. (Cinema - L’Universale il Giornale). ◘

di Marcello Mencarelli


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