Giovedì, 08 Dicembre 2022

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Il vento forte della libertà

Rubrica. Il corpo delle donne.

silvia romano2

Eroi non si nasce, più spesso si diventa. La cronaca di queste ultime settimane in Iran ce lo dimostra. C’è un limite alla frustrazione, c’è un limite all’oppressione politica subita nel silenzio, che sempre impongono i regimi autoritari, oltre il quale si avverte improvvisamente una spinta fortissima a rifiutare il peso di quel giogo, divenuto insopportabile. E allora fiorisce l’insurrezione. È una luce della coscienza, è la volontà di resistere al male, è la scelta di uscire allo scoperto e di lottare per la libertà. L’uccisione di Mahsa Amini, il 16 Settembre a Teheran nelle mani della “polizia morale”, dopo l’arresto con l’accusa di non aver indossato correttamente il velo, ha determinato quel confine ed è stata l’apertura di un vaso di Pandora. La rabbia e le umiliazioni accumulate in oltre 40 anni di dittatura (dal ’79, inizio della “teocrazia”) sono esplose e hanno fatto nascere in tanti giovani il coraggio necessario per uscire di casa, scendere nelle piazze, rischiare la prigione e mettere a repentaglio la vita stessa.

Le notizie che ci arrivano dall’Iran sono drammatiche, dolorosissime, e nello stesso tempo suscitano speranza, ammirazione, militanza civile; sono una bella testimonianza di come i giovani siano vivi e impegnati per i loro diritti. Molte infatti le ragazze, perfino adolescenti, presenti nelle piazze e poi ragazzi e uomini, a dimostrare che la lotta che stanno conducendo insieme non è solo per l’abolizione dell’obbligo del velo (lo hijab), che viene bruciato pubblicamente in segno di rivolta, ma per la libertà politica, per la fine della dittatura.

Le repressioni sono violente e sistematiche; il presidente Ebrahim Raisi ha inasprito le norme punitive per chi si oppone al regime. Hadith Naiafi, 20 anni appena, durante una manifestazione a Karaj è stata uccisa con sei proiettili. Il video dei lei a viso scoperto mentre si lega i biondi capelli dentro una coda è rimbalzato sul web e ha fatto battere più forte tanti cuori. La reporter che ha denunciato per prima la morte di Hahsa, Nilufar Hamedi, è in prigione a Evin, in isolamento. Arrestata anche Fatemeh Sepehri, una attivista storica che, pur indossando sempre lo chador, da anni è schierata per il diritto della donne di scegliere il rispetto delle regole religiose e l’uso del velo. Ma sono fin qui decine i morti e gli arrestati. E tuttavia non si placa l’onda di sdegno e di rivendicazioni che attraversa gran parte del Paese e che da Teheran si è estesa toccando 80 città, fino al Kurdistan (Kermanshad), fino alle province azere come Urmia, nel Nord-Ovest. Numerosi personaggi del mondo dello sport, della cultura e dello spettacolo hanno preso la parola sui media per sostenere con passione le proteste e condannare l’oppressione; in particolare 100 artisti del cinema, registi e attori, hanno lanciato un appello perché le forze dell’ordine non sparino proiettili sui manifestanti. Nonostante internet sia stata oscurata dal governo, è inarrestabile la risonanza del grido “Donne, vita, libertà” sulle reti sociali di tutto il mondo

L’hanno chiamato femminismo islamico e anche se non si tratta soltanto di femminismo, come abbiamo già detto, è vero tuttavia che in questo caso sono le donne in prima linea a portare la bandiera della rivolta e a pagare più pesantemente il prezzo della battaglia. Sono comunque le donne le protagoniste. Come sono e sono state protagoniste in questi ultimi anni di tanti movimenti importanti della Storia: nel nord dell’Iraq le donne curde-irachene hanno preso le armi contro i nemici jihadisti; in Afghanistan – è notizia di pochi giorni fa - le donne sfidano i talebani e aprono una biblioteca a Kabul; in Russia è una donna, Anna Politovskaya, la martire numero uno della ferocia del regime di Vladimir Putin; l’ecologismo è entrato finalmente nelle agende della politica grazie all’impegno appassionato di Greta Thunberg, la fondatrice di Fridays For Future. Tutti ci ricordiamo di Malala –“un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”- premio Nobel per la pace… E l’elenco sarebbe lunghissimo.

Il mondo salvato dalle donne? Se questa civiltà è vicina al capolinea, ancora di più lo è il patriarcato e i sistemi economico-politici connessi. La lunga marcia della donne iniziata più di un secolo fa prosegue… e alimenta meravigliose speranze. ◘

di Daniela Mariotti


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