Sabato, 26 Novembre 2022

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La salute un bene comune

silvia romano2

Rosy Bindi, già parlamentare europea e ministro della Sanità, esordisce con le parole di papa Francesco: peggio del Covid ci può essere soltanto la incapacità di capire la lezione di questa tragedia che ha fatto milioni di morti in tutto il mondo. E quando parliamo di Sanità pensiamo immediatamente ai nostri servizi sanitari. In realtà i nostri costituenti sono stati più lungimiranti di noi perché hanno parlato di diritto alla salute, pensando che la salute sia un diritto fondamentale della persona e un interesse della comunità.

Lo stato di benessere di una persona è la capacità di stare al mondo, e l’essere in salute non dipende esclusivamente dai servizi sanitari, ma dall’aria che respiriamo, dalla cultura che abbiamo, dal cibo che mangiamo, dalle relazioni che intratteniamo, dal contesto nel quale viviamo. La salute è un bene comune dove l’interdipendenza tra gli esseri umani è assoluta. Il mio stato di salute è una garanzia non solo per me, ma per quelli che sono vicini e per tutta l’umanità. La pandemia ha dimostrato cosa vuol dire essere ammalati e quanta poca lungimiranza ci sia stata nello scegliere i vaccini solo per una parte del mondo e non assicurarli a tutta l’umanità.

L’articolo della Costituzione che sancisce il diritto alla salute è stato attuato nel 1978 con la legge che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale, superando il sistema mutualistico finanziario in vigore. Un sistema universalistico che risponde ai contenuti profondi dell’articolo 32 della Costituzione. Si tratta di un sistema che non rimborsa il costo della malattia, ma promuove la salute a prescindere dalle disponibilità economiche e lo fa attraverso la fiscalità generale. La tua salute viene tutelata in base al tuo bisogno, anche se non sei cittadino italiano, ma interessa solo che sei al mondo.

la salute un bene comune altrapagina mese ottobre 2022 5Questa legge porta la firma di Tina Anselmi, ma con il contributo del sindacato, del mondo intellettuale, di quello medico. Rosy Bindi ricorda non solo l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, ma le grandi riforme che hanno contrassegnato quegli anni, dallo Statuto dei lavoratori alla Scuola, dal Diritto di famiglia alle Regioni. Mentre traccia le caratteristiche di un disegno universalistico e sottolinea che la salute non ha prezzo, ammette però che la Sanità ha un certo costo e se il denaro pubblico è usato male ci rimettono sempre i più poveri. La salute non è un diritto condizionato finanziariamente, ma va tutelato con l’uso corretto delle risorse.

Un altro principio fondamentale è che l’accesso alle cure non dipende solo dalla medicina o dagli interventi chirurgici, ma dallo stile di vita: da quello che mangio, da quello che bevo, la vita sana che svolgo.

Ci sono alcuni capitoli che sono stati dimenticati in questi anni. Rosy Bindi pensa ai luoghi di lavoro, ai medici della prevenzione, alla riabilitazione, con una popolazione che invecchia e spesso invecchia male, perché non ci si prende cura della persona nella sua interezza. Non è la persona che va alla ricerca dei servizi, ma sono i servizi integrati tra loro che vanno alla ricerca della persona e la mettono al centro. Questa legge è ancora valida e nessuno l’ha abrogata. Nel corso degli anni qualcuno è intervenuto per controllare la spesa pubblica e si è approfittato della crisi finanziaria per mettere a rischio le scelte fatte dieci anni prima. Così i sistemi pubblici costano troppo, non ce li possiamo permettere e abbiamo inventato le fasce di reddito, i super ticket, i fondi assicurativi. In realtà, numeri alla mano, i sistemi che costano meno e producono più salute sono quelli universalistici. È curioso che il finanziamento pubblico al Servizio Sanitario Nazionale incida meno del 6% sul prodotto interno lordo, quando tutti i Paesi dell’Ocse hanno una spesa pubblica media che si aggira intorno all’8%.

Negli anni ‘90 col ministro De Lorenzo iniziò una controriforma in nome della aziendalizzazione della Sanità e cominciò un processo strisciante di privatizzazione. Nel frattempo nelle varie Regioni si è realizzato il modello De Lorenzo, che gli economisti qualificano con un mercato asimmetrico: tra chi domanda salute essendo debole, mentre chi la offre è molto forte. Nel nostro sistema il mercato è molto potente e le lobby sono molto organizzate, lo stesso vale per i produttori di tecnologie. Non è facile regolare, da parte della politica, un simile mercato, soprattutto quando chi ti ha preceduto ha lavorato in senso opposto.

la salute un bene comune altrapagina mese ottobre 2022 6Rosy Bindi ricorda i quattro anni del suo mandato come gli anni più belli della sua vita politica, ma anche i più impegnativi, perché se fai una riforma scombini molti equilibri e scontenti coloro ai quali hai tolto qualcosa. Il mondo è diventato sempre più disuguale, soprattutto sui beni comuni che costituiscono la nostra vita, compresa la salute, e bisognerà togliere qualcosa perché la torta è troppo piccola. Allora i potenti cominciano a brontolare e cercano di toglierti di mezzo. In quella riforma, invece, si cerca di riportare le cose a posto, di ristabilire i fondamenti, come il diritto alla salute non finanziariamente condizionato, il prendersi cura delle persone, organizzare il territorio, qualificare la rete ospedaliera, sostenere il personale.

Ma c’è un’altra riforma che il Sistema Sanitario Nazionale ha pagato ed è quella della modifica del Titolo quinto della Costituzione, che affidava la tutela della salute allo Stato e l’organizzazione dei servizi sanitari alle Regioni. L’esito è la sommatoria di 21 sistemi sanitari regionali molto diversificati tra di loro, che non sono coerenti con i principi di un sistema universalistico.

La grande Lombardia ha il 50% degli ospedali a gestione privata, ma tra il domicilio dove tu stai e quel grande ospedale privato c’è il deserto. Per questo Rosy Bindi auspica un Governo centrale nazionale che riesca ad armonizzare i sistemi, correggendo le cose sbagliate e facendo circolare quelle buone, che sono tante. Occorre un’autorevolezza dello Stato centrale che in certi momenti può esercitare i poteri sostitutivi. Ci sono delle situazioni nelle quali non c’è il minimo rispetto dell’organizzazione del sistema sanitario che deve rispondere a quel criterio universalistico.

Ma la vera preoccupazione di Rosy Bindi è che si realizzi una riforma della Sanità che ritorni indietro rispetto alle conquiste degli anni ’70 e lasci morire il sistema piano piano senza che nessuno se ne accorga. ◘

di Achille Rossi


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