Venerdì, 31 Marzo 2023

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Storia del sacrario degli slavi

I luoghi della memoria. Sansepolcro. Il Sacrario degli Slavi.

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A partire dai primi anni Sessanta del Novecento, la Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia, dopo una serie di ricerche sui caduti sepolti nei vari cimiteri italiani e sui dispersi nel nostro territorio, inviò formale richiesta ad alcuni Comuni per la realizzazione di un’area monumentale al fine di conservare ed onorare le spoglie dei propri concittadini. Le municipalità coinvolte erano: Gonars, Sansepolcro, Roma e Barletta. La Repubblica Federale intendeva con questo progetto essere presente in tutte le zone d’Italia con aree monumentali. Nell’arco di un decennio i Sacrari furono realizzati ed inaugurati: Barletta nel 1970, Gonars e Sansepolcro nel 1973, Roma (presso il cimitero di Prima Porta) nel 1978.

La scelta di Sansepolcro aveva due motivazioni: la principale era la presenza del campo d’internamento n. 97 per civili slavi presso i Renicci di Anghiari, le cui vittime erano sepolte nel locale cimitero, l’altra la collaborazione per le ricerche offerta dall’allora Sindaco biturgense Ottorino Goretti alla commissione jugoslava, guidata dall’ufficiale Jovan “Lola” Vujošević, capo e coordinatore della Delegazione della RFSJ “per l’erezione dei monumenti agli jugoslavi caduti morti e scomparsi nel territorio della Repubblica Italiana”.

La commissione jugoslava, dopo le autorizzazioni dei tanti Comuni italiani coinvolti, organizzò l’esumazione delle spoglie per poi ricollocarle nelle aree monumentali individuate.

Ai quattro Comuni scelti era già stata inoltrata formale richiesta di concessione del terreno per la costruzione dei Sacrari, che venne autorizzata da tutti con delibera dei Consigli Comunali; la realizzazione del progetto architettonico vide il coinvolgimento di architetti ed artisti jugoslavi.

Per Sansepolcro, il monumento fu realizzato dallo scultore Jovan Kratohvil. Il Sacrario, costruito in cemento armato rivestito in granito e marmo, fu realizzato dalla ditta locale Pecorelli. Si accede alla cripta, dove sono custodite le spoglie, mediante una scalinata in granito. La porta di accesso, insieme a due lastre collocate ai lati dell’ingresso, riporta i nomi degli jugoslavi caduti e dispersi.

Una caratteristica che accomuna il Sacrario di Sansepolcro a quello di Gonars è la presenza significativa di civili deceduti nei campi d’internamento fascisti “per slavi” allestiti dal regime, dopo l’occupazione della Jugoslavia iniziata nell’aprile del 1941. Sansepolcro conserva, infatti, 156 urne di ex internati di Renicci. Gli Sloveni provenienti dalla cosiddetta Ljubljanska Prokrajina (Provincia di Lubiana) sono i più numerosi.

Dopo la dissoluzione della Repubblica di Jugoslavia, alla commemorazione dei caduti presso il Sacrario, che si svolge annualmente alla fine del mese di ottobre, partecipa regolarmente una delegazione della Repubblica di Slovenia.

di Patrizia Fabbroni


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