Martedì, 31 Gennaio 2023

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Il CdA non ha colpe

Lettere in redazione.

silvia romano2

Caro Direttore,

grazie per l’interesse mostrato da l’altrapagina per il Festival delle Nazioni, con l’intervista fattami da Massimo Zangarelli; e grazie per avermi ora dato il modo di aggiungere e, se possibile, precisare qualcosa.

All’inizio del 2020 – quando il consiglio di amministrazione dell’Associazione Festival doveva essere rinnovato – l’allora sindaco Luciano Bacchetta, cui spettava per statuto, propose il mio nome come presidente e la proposta fu accolta dai soci. Credo in considerazione della mia esperienza manageriale, non avendone io alcuna in campo artistico.

Non mi aspettavo questo incarico e non ci pensavo nemmeno. Ma lo ho accettato per l’amore che ho per la mia città natale, e con la speranza di essere utile a essa e agli altri Comuni dell’Alta Valle che partecipano al Festival.

Del resto, il mio compito come Presidente è quello di occuparmi dei problemi amministrativi e delle risorse finanziarie; poi sapevo che potevo contare su un direttore artistico già apprezzato e sperimentato, e mai la mia fiducia è stata meglio riposta. Lo stesso vale per lo staff permanente e per l’insieme dei collaboratori. Tutto questo non ha fatto sentire la mancanza di una figura specifica come quella di un direttore operativo, che il Festival non potrebbe permettersi.

Purtroppo, proprio quando il nuovo consiglio da me presieduto è entrato in carica è scoppiata la pandemia; i programmi già fatti si sono dovuti modificare in corsa e al ribasso. Nonostante tutto (o forse anche per questo) l’edizione del 2020, dedicata alla Russia, si è conclusa con un avanzo di circa € 100.000, che sono serviti per ripianare le perdite degli esercizi precedenti.

Il secondo anno, dedicato alla Norvegia, la riduzione delle restrizioni legate alla pandemia ci ha consentito di effettuare una programmazione degli eventi piuttosto regolare e siamo riusciti anche a realizzare un concerto di Natale diretto dal maestro Beatrice Venezi, che è stato molto apprezzato.

Il bilancio si è chiuso con una leggera perdita.

Quest’anno la nazione ospite è stata la Spagna. Il programma che è stato presentato era sicuramente ambizioso. Tale sforzo è stato premiato dal numero delle presenze, ben oltre le 3.000, ma soprattutto ha coinvolto un pubblico più giovane e nuovo rispetto al passato.

Purtroppo l’andamento del bilancio non è stato altrettanto positivo (circa € 70.000 di disavanzo).

L’aumento dei costi legato soprattutto al compenso degli artisti, infatti, fa sì che il Festival necessiti annualmente di un fondo di € 500.000 per poter realizzare una manifestazione degna di questo nome. Fermo restando che è giusto chiedere agli spettatori il pagamento di un biglietto, i relativi proventi sono lontani dall’avere un peso significativo nel bilancio. Sono essenziali, invece, i contributi pubblici (Ministero, Regione, Comuni), ma essi coprono solo la metà circa del fabbisogno. Conseguentemente, la restante parte dovrebbe essere integrata da finanziatori privati. E trovare sponsor che vogliano investire cifre importanti in una manifestazione che raccoglie al massimo poche centinaia di persone a spettacolo è estremamente difficile. La mancanza nell’Alta Valle del Tevere di una sede che possa accogliere un pubblico più numeroso è un limite a progetti più ambiziosi.

Quindi, due sono le possibili soluzioni per garantire al Festival una continuità:

1. trovare un mecenate che si impegni a integrare, ogni anno, i contributi pubblici con un apporto dello stesso ordine di grandezza di questi ultimi; questa soluzione potrebbe anche implicare la trasformazione dell’Associazione in Fondazione;

2. ridimensionare l’offerta artistica del Festival, per mantenere le spese nei limiti delle disponibilità.

L’ultima soluzione è chiaro che porterebbe in breve tempo all’irrilevanza e alla scomparsa della manifestazione, cosa questa che spero nessuno si auspichi.

Addossare qualsiasi tipo di responsabilità ai membri del Consiglio di amministrazione è quantomeno ingiusto, visto l’impegno che dedicano alla svolgimento della Manifestazione. Impegno che, mi preme sottolinearlo, essi si assumono senza alcuna contropartita e senza alcun interesse personale diretto o indiretto.

Sicuramente tutto si può migliorare, ma ritengo che piccoli aggiustamenti non possano risolvere la situazione. Con la mia esperienza di manager, posso affermare con sicurezza che, rispetto al problema dell’insufficienza delle risorse finanziarie, restano assolutamente irrilevanti tutte le questioni che si vogliano prospettare riguardo a questo o quell’aspetto organizzativo, e a questa o quella scelta programmatica.

È anche vero che le priorità del Paese in questo momento sono ben altre. Ma credo anche che rinunciare alla proposta culturale rappresenti una grande sconfitta della società civile.

È con rinnovato impegno che il sottoscritto, i membri del Consiglio al completo e tutti i collaboratori del Festival faranno del loro meglio per poter realizzare, pur fra mille difficoltà, la prossima stagione del Festival, la numero 56. Ma il mio vuol essere anche un accorato invito a tutta la cittadinanza a sostenere una manifestazione che rappresenta un pezzo di storia importante della nostra comunità.

Grazie a tutti.

Leonardo Salcerini


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