Martedì, 31 Gennaio 2023

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Una "giara del futuro"

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Intervento di LUCIA CAPUZZI, giornalista, inviata del quotidiano "Avvenire" in America Latina

Pace, cura, servizio, tutela, amicizia, alleanza, riconoscimento, dignità, condivisione, felicità. Sono queste le dieci parole dell’economia della vita che i giovani economisti, imprenditori, changemakers hanno deciso di incarnare nella realtà, su invito di papa Francesco. Non un’utopia, «perché la stiamo già costruendo», conclude il “Patto” firmato il 25 settembre scorso al teatro Lirick di Assisi dalla 14enne Lilly Ralyn Satidtanasarn, a nome di tutti i partecipanti di The Economy of Francesco, e dallo stesso papa Francesco. Un’adolescente thailandese e il vescovo di Roma sono i custodi di questa “giara del futuro”. Un’anfora di carta e inchiostro in cui i ragazzi e le ragazze hanno raccolto i loro impegni personali, nati e maturati in tre anni di sessioni di lavoro online. Insieme al testo del Patto, li hanno affidati “alla terra come radici dell’economia di domani, nel roseto della Porziuncola, da dove i figli di Francesco partirono per il mondo”, ha detto Lourders, uno dei tre conduttori che si sono alternati sul palco, su cui c’era una trentina di coetanei, tra cui gli otto testimoni. Sognatori con i piedi, però, ben piantati per terra, capaci di rivoluzionare il mondo con “l’amore, con l’ingegno e con le mani”. Come Facundo Pascutto, argentino di Lomas de Zamora, enorme città-satellite di Buenos Aires che, insieme alla facoltà di Scienze sociali, trasforma associazioni di quartiere, sindacati, università, cooperative, mense comunitarie, unità penitenziarie e imprese in “piccole Assisi”, cioè spazi di incontro tra i differenti attori sociali. O Henry Totin, del Benin, che, con l’associazione Javev, ha reso una pianta infestante - il giacinto d’acqua o togblé - una risorsa economica per i contadini della valle di Ouémé. O ancora Maryam, attivista per i diritti delle una giara del futuro altrapagina mese novembre 2022 5donne, fuggita all’Afghanistan dei taleban proprio grazie alla rete di contatti attivata da The Economy of Francesco. È impossibile sintetizzare il caleidoscopio di storie e storia su cui si fondano i dodici punti del Patto. Alcune nuovissime, come La Fattoria di Francesco, inventata da Mateusz Ciasnocha, contadino della Polonia del Nord, che proprio nel corso del processo innescato dal Papa ha trovato il modo di coniugare agricoltura e giustizia. “Come? Rispettando i campi e quanti li lavorano. Ora abbiamo creato una nuova impresa in Nigeria per sostenere la produzione familiare di cinque villaggi della zona di Ibadan”, ha raccontato. Altre, invece, sono antiche. La Comunità di pace di San José de Apartadó ha venticinque anni. “È stata fondata il 23 marzo 1997 quando nessuno parlava di economia circolare e coltivazioni sostenibili. Non ne sapevamo molto nemmeno noi. È avvenuto tutto per “chiripa””. Ha ripetuto questa parola più volte José Roviro. “Vuol dire “fortuna” o “provvidenza””, spiega. Costituita da un gruppo di contadini sfollati del conflitto colombiano, la Comunità ha scelto di dire no alla violenza. “Poiché l’avevamo sperimentata sulla nostra pelle – ha aggiunto Sayda Arteaga –, abbiamo deciso di non infliggerla ad altri”. Ora l’iniziativa – sostenuta da Operazione colomba – produce alimenti sostenibili grazie a un sistema di lavoro comune. Dal modello pioniere, poi, si irradiano altri percorsi. “La neo-nata Fondazione Rut partirà proprio dalla Comunità il processo di ascolto per elaborare una grande piattaforma digitale (Inter Zona) sulle violazioni dei diritti umani e le forme di resistenza nonviolenta”, hanno sottolineato Annamaria De Paola e Giovanna Martelli.

una giara del futuro altrapagina mese novembre 2022 6Esempi piccoli e grandi di un’altra economia possibile in cui credono i giovani di EoF. E, alcuni di loro, “in mattine particolarmente luminose, hanno già intravisto l’inizio della terra promessa”. Quanto ci vuole per raggiungerla? Troppo, sostengono gli scettici, spesso non proprio disinteressati. Il popolo di EoF non se ne preoccupa e ora prosegue il cammino con l’apertura di The Economy of Francesco 2.0. Una nuova fase ancora da inventare. “E a farlo devono essere i giovani. Non c’è un piano prestabilito perché non è nello stile di EoF. Gli organizzatori hanno sempre cercato di essere “custodi” del processo, incanalandolo quando era necessario, senza, però, pretendere di governarlo. Se diciamo che questo è un processo dei giovani, con i giovani, per i giovani, dovranno essere loro a scegliere, a farci capire, anche in base alle proposte emerse nei gruppi di lavoro, dove dirigerci e quali passi compiere”, sottolinea suor Alessandra Smerilli, segretaria del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, e membro del comitato scientifico di EoF, che accompagna fin dal 2019. Nel maggio di quell’anno, ha rivolto ai giovani studiosi di economia di radunarsi ad Assisi, firmare un patto e avviare un processo. “La pandemia ha cambiato l’ordine del percorso, finendo per rafforzarlo. Siamo partiti dal processo, il quale nel frattempo si è corroborato. Poi questo è diventato un evento che ne è stato il coronamento e, al contempo, il preludio di una nuova tappa. Grazie allo stop forzato, i giovani non sono venuti a presentare idee ma progetti concreti, iniziative già in corso. E questa è una differenza importante. Non parliamo di sogni ma di realtà”, sottolinea suor Smerilli. Che ribadisce: “Spero che Economy of Francesco continui per il numero di anni sufficienti a diventare un seme di trasformazione dell’economia. Magari senza fare troppo rumore. La troppa attenzione rischia di bruciare i processi. Deve crescere, ragazzi e ragazze hanno necessità di fortificarsi, di moltiplicare le connessioni, di acquisire ulteriori esperienze e conoscenze. A quel punto, l’economia comincerà a cambiare”. Nel frattempo, i giovani di Economy of Francesco continuano a essere profetici. Abitano la notte, come la sentinella del brano di Isaia. Non hanno risposte per i passanti angosciati che domandano quanto manca allo spuntare del sole, eppure li ascoltano. Sono donne e uomini del dialogo notturno. Perché – è risuonato ad Assisi – “non c’è alba più bella di quella che ci sorprende in compagnia dei profeti”.

di Lucia Capuzzi


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