Giovedì, 09 Febbraio 2023

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I partiti faticano ad aprirsi al confronto

POLITICA. Il Centro-sinistra al bivio. Perché si riesca ad aprire una riflessione e un confronto sulle ragioni del declino della Sinistra e di un suo possibile rinnovamento / Prima part.

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Dopo il 25 settembre il rinnovamento del campo politico della Sinistra è diventato dirimente pena il disfacimento? La Destra sembra avanzare sulla macerie del campo avversario.

«Non sfuggirà che esattamente un anno fa le elezioni amministrative hanno visto prevalere la vecchia compagine al governo da 30 e passa anni. A quell’appuntamento noi, come coordinamento di forze civiche con anche il M5S, avevamo cercato di arrivare proponendo al Pd e alla Sinistra un accordo basato su discontinuità di programmi, con una candidatura a Sindaco di innovazione. Ma chi aveva deciso di candidarsi non ha voluto assolutamente fare un passo di lato e nel Pd e Psi ha prevalso la volontà di cambiare non le facce, ma la facciata. A oggi, un dialogo può riaprirsi se finalmente si capisse la necessità di ascoltare le proposte che innovino una gestione della cosa pubblica troppo ancorata a logiche di potere e di appartenenza, anche perché recuperare consenso è possibile in Umbria, dove la Destra ha dimostrato tutta la propria incapacità di gestire la Regione, a partire dalla sanità pubblica al completo collasso».

Quali interessi rappresentano oggi movimenti e partiti di Sinistra a livello locale?

«La Sinistra da sempre ha valori vicini agli ultimi, ai lavoratori, alla giustizia sociale, alla sostenibilità sociale e ambientale, alla  redistribuzione della ricchezza, diritti sociali e civili. Purtroppo una certa parte dei partiti di Sinistra, in primis il Pd, ha virato da tempo verso la difesa di interessi meno popolari, più di élite e di gruppi dirigenti. Anche quando è stato al governo si è assistito a uno scivolamento: abolizione dell’art 18, incapacità di battersi per il salario minimo, difesa intermittente del reddito di cittadinanza, lasciato a un M5s che con Conte ha saputo collocarsi in un’area progressista e vicina alla gente. Pd e Sinistra non hanno difeso adeguatamente i beni comuni o la Sanità pubblica, se non a parole. Troppo poco».

Quali sono le specifiche debolezze della Sinistra locale?

«Beh, a livello locale gli stessi partiti governano da 30anni, con esiti via via sempre più deludenti. Si è generato un sistema di potere, consolidato dalle appartenenze, che ha usato troppo spesso le proprie posizioni per acquisire un consenso basato su scambio di favori. Anche la Sinistra, meno forte di Pd e Psi, qui si è frammentata senza riuscire davvero a rinnovarsi. Personalmente ho creduto molto più nelle forze civiche, libere e senza rendite di posizione, che attraverso un impegno forte e dal basso, hanno cercato di riunirsi e dire la propria. Qui vedo una speranza, che, organizzata, possa meglio collaborare con forze come il M5S e, perché no, con un Pd rinnovato finalmente nella leadership e nella pratica».

Cosa si pensa di fare per riportare i cittadini al voto e alla partecipazione attiva visto che  le percentuali di astensionismo sono simili a quelle registrate altrove?

«Favorire la partecipazione. Viviamo un momento difficile, sia per l’uscita non ancora completa dalla pandemia sia per un progressivo allontanamento dalla politica a causa di un senso diffuso di frustrazione e impotenza data dall’idea che “nulla cambi”.

Servono iniziative per riportare i cittadini a dibattere di temi e questioni vicine ai loro bisogni e interessi, occorre ridare speranza che sia possibile  incidere con il proprio voto e che ci sia spazio per proposte alternative. Finché però i partiti maggiori non capiranno questo, sarà complicato: gli spazi di discussione, un tempo agibili, si sono progressivamente ristretti e dove non c’è confronto e partecipazione dal basso, prevalgono interessi di parte e una politica non come servizio, ma come occupazione personale».

Su quali temi una proposta politica aggregante deve far leva per coinvolgere la società civile?

«Le questioni sul campo sono molte e impellenti: il lavoro che non c’è, la povertà sempre più emergenziale, un ambiente che sta mostrando il conto al suo sfrenato sfruttamento, la fuga dei giovani dal nostro territorio, che peraltro vede sempre una maggiore denatalità, l’invecchiamento della popolazione, la Sanità pubblica non salvaguardata e le problematiche giovanili. Servono azioni di coinvolgimento, riproporre organismi di partecipazione alla cosa pubblica sia dal punto di vista amministrativo, es. i consigli di quartiere, sia a livello politico, con apertura di spazi e inviti al confronto. La cosa non è semplice: come Castello Cambia e Coordinamento insieme a M5S e Europa Verde-Verdi ci stiamo provando, sia con iniziative sulla tutela ambientale, sui rifiuti, sulle comunità energetiche, sia animando iniziative sulla difesa dei diritti. Ma servono molti più “operai” di una politica intesa come servizio».

È possibile riportare il dibattito politico fra la gente e non confinarlo ai social?

«Direi che serve una nuova saldatura tra cittadini di “buona volontà” che non intendono rassegnarsi alla deriva, per costruire una rete plurale  ai cui snodi mi immagino possano porsi associazioni, forze civili, sociali e politiche che comprendano la bellezza e l’importanza del dialogo e  della collaborazione su temi e questioni cruciali per i cittadini. Esistono tante realtà, che operano con grande impegno volontario, in ogni campo:  servirebbe un reale collegamento e la voglia di unirsi, sulla base di interessi comuni per produrre proposte ai problemi della nostra città. Serve uscire dall’isolamento, reale o virtuale che sia, e anche dall’illusione di poter incidere rimanendo nel proprio piccolo, allargare lo sguardo e il cuore a tutta la città». ◘

Redazione - Intervista a Emanuela Arcaleni


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