Martedì, 31 Gennaio 2023

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Somma Vesuviana, ultima dimora di Ottaviano Augusto?

Arte di Maria Sensi.

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Nel numero di ottobre avevamo parlato degli scavi archeologici a San Casciano dei Bagni (Siena).  Pochi giorni fa è stato scoperto un deposito votivo di grande interesse, con 24 statue in bronzo di raffinatissima fattura, cinque delle quali alte quasi un metro, tutte in perfetto stato di conservazione. Divinità, matrone, fanciulli e imperatori: un vero tesoro, protetto per 2300 anni dal fango e dall’acqua bollente delle vasche sacre, adagiato dolcemente sul loro fondo.  Ma ci sono altri scavi interessanti in Italia, uno dei quali riguarda Ottaviano Augusto, primo imperatore  romano, che potrebbe aver vissuto i suoi ultimi giorni nel 14 d.C. alle falde del Monte Somma, dove oggi sorge Somma Vesuviana (Napoli). Nessuno è mai riuscito a individuare dove morì.

Secondo Tacito fu in un luogo “apud urbem Nolam”, ovvero vicino alla città di Nola.  Intorno al I sec. d.C. esistevano in quella zona molte ville (tra i proprietari figuravano pure Virgilio e il padre di Augusto, sicuramente attratti dal clima e dalla fertilità del suolo). Esiste però un problema: la datazione delle strutture emerse, fra il II e il V sec. d.C., e quella delle ceneri vulcaniche, riconducibili alle eruzioni del 472 e del 512 d.C., sembrerebbe negare la suggestiva ipotesi della dimora imperiale. Dal 2002 a oggi, però, sono stati esaminati “solo” 2.500 metri quadrati;  gli archeologi sperano di scavare una superficie supplementare almeno della stessa ampiezza, dato che finora è stata rilevata soltanto un’area monumentale di ingresso.

Non si può quindi escludere l’esistenza di un nucleo più antico, con funzione residenziale, intorno al quale si sarebbe poi sviluppato l’edificio attuale. Tale nucleo giustificherebbe la presenza di alcuni elementi che rimandano a un periodo antecedente l’eruzione del 79 d.C, quella che distrusse Pompei ed Ercolano, ovvero il periodo in cui morì Ottaviano. Tra le strutture è stata ritrovata una cella vinaria con diversi dolia (grandi vasi per conservare il vino), databili a prima del 79 d.C. in base ai sigilli di chiusura, con nomi di famiglie ercolanesi.

A un periodo antecedente l’eruzione del 79 d.C., infine, appartengono due statue: una Peplophoros (donna con veste greca) e un Dioniso adolescente coronato d’edera e con un cucciolo di pantera in braccio. Si potrebbe obiettare che tutti questi elementi, pur antecedenti al 79 d.C., fossero semplicemente stati integrati nell’edificio, la cui fondazione sarebbe dunque posteriore alla morte di Augusto.

Ma un’altra scoperta riapre la questione. Riguarda le mura perimetrali di una grande cisterna d’acqua, larga 10 metri e lunga 30. Dai resti dei pilastri sul pavimento si evince che la cisterna fosse ricoperta da enormi volte ad archi. Le imponenti dimensioni suggeriscono che la cisterna servisse un’area molto ampia.  Sul fondo della pavimentazione della cisterna sono state scoperte strutture murarie preesistenti alla costruzione della cisterna stessa (e quindi antecedenti l’eruzione del 79 d.C.). Si confermerebbe  così l’ipotesi di un nucleo originario antico e,  forse, di un maestoso complesso residenziale  (di cui l’edificio ora emerso sarebbe solo una parte).  E la villa ove morì Augusto potrebbe essere nella stessa zona? Magari a poca distanza?  Lo scenario è vasto e coinvolge l’intera area a nord del Somma-Vesuvio, poco studiata, in quanto gli  archeologi si sono concentrati sui centri costieri e sull’eruzione del 79 d.C. 

Le notizie che emergono dal sito della “Villa Augustea” sono notevoli. Riguardano le tecniche messe in campo dai Romani nella ricostruzione dopo l’eruzione del 79 d.C. e raccontano il ritorno alla vita in questo territorio: usanze, costumi,  cibo, servizi. Tracce romane sono sparse nel centro storico di Somma Vesuviana. Da qui passava anche il grandioso acquedotto (voluto da Ottaviano)  che partiva da Serino, in provincia di Avellino, e terminava nella Piscina Mirabilis, a Bacoli, per approvvigionare la flotta. Nella vicina Pollena, in località Masseria De Carolis, si sta scavando una grande villa romana completa di terme, con il progetto “Apolline Project”, parallelo a quello della “Villa Augustea”. Tracce di altre ville sono state rinvenute nella stessa Pollena e a Poggiomarino. Speriamo che i fondi siano sufficienti per scavare tutta l’area, visto che l’eruzione del  472 d.C., nota come “eruzione di Pollena”, fu forse peggiore di quella del 79 d.C.: le sue ceneri giunsero infatti fino a Costantinopoli. ◘

di Maria Sensi


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