Giovedì, 30 Maggio 2024

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La mobilità dolce

Quando il vento dell'est... (Terza parte).

silvia romano2

«No, quelli no! (I cinesi). Quelli sono comunisti spietati e irriducibili. In Cina è sparita la libertà. Alcuni valori, che davano un volto, anche poetico, a quel popolo antico e fantasioso, si sono dissolti. Con le follie dei “balzi in avanti” puntualmente catastrofici, è sparita ogni cosa. Sono rimasti i milioni di morti causati da quello sviluppo sfrenato, in aggiunta al terrore della cosiddetta “Rivoluzione culturale” maoista. “Sviluppismo” che non è altro che capitalismo d’assalto, deriva identitaria, persecuzione delle chiese e delle loro religioni: quella cristiana, quella islamica e buddista. E poi… poi è andato perduto anche il paradiso della “mobilità dolce”. Già la bicicletta! Non le vedi più le biciclette, in Cina! » Si farfugliava, un po’ istericamente, di questo e di quello. Io fissavo la mia interlocutrice ed ero disorientato per la veemenza del suo argomentare. E va bene, mi dicevo, parliamo pure delle biciclette in Cina.

Nel paese del dragone, la regina della strada sfreccia ancora.

Nel 2020 circolavano quasi 300 milioni di automobili in Cina. Primo mercato nel mondo, davanti agli Usa con 268 milioni di automobili. (Franck Boittiaux- “Mercato dell’automobile in Cina”- Notiziario francese, 14 aprile 2021). Le prime nuove biciclette fanno la loro apparizione in Cina nel 2012. Wang Xiaofeng, noto direttore della multinazionale “Uber Shanghai” in Cina, crea, nel 2014, la prima flotta di milioni di biciclette arancioni utilizzate da milioni di cinesi. Dal 2012 il mercato si svilupperà in maniera esponenziale. Nelle grandi città cinesi come Pechino, Shanghai, Chongqing, Tianjin, Wuhan, Fuzhon ecc., centinaia di migliaia di cinesi inforcheranno una bicicletta gialla, arancione, rossa… dell’offerta del mercato. Il costo è limitato: si affitta una bicicletta per 0,5/1 yuan per 30 minuti (dai 6 ai 12 centesimi di euro). Il pagamento si fa per We Chat o Alipay. Pagare con il cellulare è diventato, nella Cina di oggi, una maniera semplice e disinvolta. Meno semplice è stato, prevedibilmente, gestire il modello economico del ritorno, sulle strade cinesi, del “paradiso perduto della bicicletta”.

la mobilita dolce altrapagina mese gennaio 2023 3Nessuna manutenzione, gestione dilettantesca, comparsa dei primi e sterminati cimiteri di vecchie biciclette. Discariche a cielo aperto di milioni di biciclette abbandonate. Wu Guoyong, un fotografo della città di Shenghen, con l’apporto di droni, fotografò il disastro di 27 milioni di biciclette abbandonate e oramai inservibili, rintracciabili nelle vastissime periferie delle città cinesi. (9 ottobre 2020 - “Subito la grande pulizia in Cina. La fine dei “Cimiteri delle biciclette”). Darsi per vinti e rinunciatari non appartiene alla cultura e alla immaginazione degli amministratori delle smisurate città cinesi.

I responsabili dei Comuni chiedono aiuto alla Danimarca. In Danimarca il 90% degli abitanti possiede una bicicletta ed è il paese che ha costruito la prima “bicistrada”(Bicycle Skyway a Xiamen, davanti all’isola di Taiwan. La Bicycle Skyway di Xiamen è stata la più lunga pista ciclabile del mondo con i suoi 7,6 km di lunghezza. Niente semafori, i mezzi motorizzati sono esclusi. “Ogni giorno, per andare al lavoro, prendo questa pista ciclabile e arrivo puntualissimo al lavoro in cinque minuti. Prima ci mettevo mezz’ora!” Testimonia M.Zhu, un residente di Xiamen. (Le bicistrada, un nuovo modello di trasporto in Cina – Quotidiano del Popolo – 6 marzo 2018). Pechino, Shanghai, Canton, Chengdu…hanno le loro piste ciclabili. Quella di Pechino è lunga 6,5 km e conduce al punto strategico della metro di Huilongguan: Chengdu, ad ovest della Cina, nella provincia di Sichuan, ha la sua pista ciclabile lunga 12,5 km e programma di prolungarla fino a 100 km, tutta lungo l’estesissima periferia verde della città.

Finiti i vandalismi lungo le vie ciclabili: migliaia d’incaricati sono preposti a regolare i posteggi dove sistemare, con ordine, il nuovo mezzo di trasporto. Molte città, grandi e medie stanno costruendo, tutt’ora, le loro piste ciclabili. La “reginetta della strada” diventerà, secondo i cinesi, il mezzo di trasporto più per evitare gli ingorghi e gli intasamenti a volte paralizzanti delle città cresciute dopo la nascita, nel 1949, della nuova Cina. « E allora? Replicherebbe la mia frettolosa interlocutrice». «Va bene, in Cina, è ritornata la bicicletta ma c’è ancora il comunismo che significa che la libertà è morta!» Già, il comunismo, ne riparleremo. ◘

di Antonio Rolle


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