Giovedì, 13 Giugno 2024

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Il colore dentro

Sansepolcro. Una mostra dedicata a Francesco Dindelli.

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Durante il periodo natalizio, da un’idea di Stefano Vannini, Gianni Bergamaschi e Luca Piccini, l’associazione “L’Accademia Aps” ha voluto raccontare ai concittadini la vita di un pittore dimenticato di Sansepolcro, Francesco Dindelli, allestendo una mostra con quasi 90 opere, per la maggior parte disegni e dipinti, ma anche ceramiche, poesie ed elaborazioni astronumerologiche.

La mostra, curata da Alessandra Baroni e visitata da circa duemila persone, ci ha fatto conoscere l’anima di un personaggio complesso formatosi attraverso dolorose esperienze contro le quali ha lottato vanamente a lungo, proteggendosi dentro i suoi disegni e dentro i suoi colori.

Era nato a Sansepolcro nel 1917 in una famiglia operaia, aveva frequentato l’istituto d’arte, aveva trovato lavoro come decoratore di ceramiche. Poi nel 1940 la normalità finì, quando dovette partire per la guerra in Libia. Venne fatto prigioniero, contrasse la malaria, fu deportato in India e nel 1942 trasferito in Australia. Qui la condizione di prigioniero di guerra costretto al lavoro di taglialegna era durissima; si consolò con le poesie e si mise in evidenza per la sua generosità e la sua lealtà, nonché per i suoi disegni, anche nella considerazione dei comandanti inglesi. Tornò nel 1946: la giovinezza ormai perduta, una condizione fisica di ristabilire, la speranza del riconoscimento da parte dello Stato dei patimenti subiti. Speranza delusa e nuove frustrazioni svilupparono disturbi psichici e determinarono una nuova prigionia: fino al 1972, per 14 anni al manicomio di Arezzo. E quando tornò in libertà, al Borgo ormai era “Cecco matto”, mentre lui continuò a il colore dentro altrapagina mese gennaio 2023 3cercare in ogni modo una comunicazione attraverso le sue espressioni artistiche. Un cultura artistica che è fortemente influenzata da quella del primo ventennio italiano del Novecento e che non riesce a fare il salto verso nuove esperienze. Morì nel 1986, alla vigilia della prima esposizione delle sue opere. La vita lo aveva tradito di nuovo. I quadri furono poi esposti l’anno successivo a cura del Centro Culturale di Sansepolcro, su iniziativa di don Tersilio Rossi.

Nel bellissimo palazzo Alberti di via XX settembre, la seconda personale di Francesco Dindelli è stata allestita in cinque sale. Nella prima, chiamata “Tutta la vita negli occhi”, erano esposti gli autoritratti. Nella seconda veniva esaltato il colore attraverso le nature morte che mostrano l’attenzione per il dettaglio attraverso una capacità pittorica di indubbio valore. Nella terza c’erano le grafiche della prigionia di guerra dove Francesco Dindelli iniziò a comunicare attraverso il linguaggio dei corpi disegnati. Linguaggio che viene amplificato nella quarta sala con i disegni della segregazione nell’ospedale psichiatrico, testimonianze dure di sofferenza, di marginalizzazione, di assenza di cure e di attenzioni (neppure per chi mostrava, come lui, talento attraverso i propri scritti e disegni). Nell’ultima sala dedicata a “L’intimità della famiglia e del Borgo natio” c’erano ritratti molto espressivi dei familiari e qualche paesaggio, dove invece il talento di Francesco Dindelli non si esprime.

Il colore e la luce contro il buio della solitudine da prigioniero e da ricoverato, le espressioni e gli sguardi dei suoi compagni di prigionia (uomini e animali), ma soprattutto i volti e le scene di non-vita di chi condivise con lui l’esperienza dell’ospedale psichiatrico, sono il valore dell’opera artistica di Francesco Dindelli che a mostra conclusa resta documentata attraverso il prezioso catalogo: Il Colore dentro. Francesco Dindelli (1917-1986): lo sguardo di un artista del ‘900, catalogo della mostra di Sansepolcro (Palazzo Alberti, 10 dicembre 2022 - 8 gennaio 2023), a cura di Alessandra Baroni, S-Eri Print Editore, Sansepolcro, 2022. ◘

di Claudio Cherubini


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