Martedì, 16 Aprile 2024

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Vite a perdere

Editoriale.

silvia romano2

L’intraprendenza di Giorgia Meloni non stupisce. Ha visitato prima l’Algeria poi la Libia e persegue un disegno preciso: rifornire l’Italia di gas proveniente dal Maghreb e bloccare le migrazioni che arrivano dal Nord Africa. Per questo ha imbarcato il ministro degli Esteri, quello dell’Interno e l’amministratore delegato dell’Eni, che hanno corrisposto alla Libia 8 miliardi di dollari e ha fatto dono di 5 motovedette per la Guardia Costiera libica.

Quello che colpisce sono i personaggi che risiedono negli scranni più alti del potere di Tripoli: trafficanti senza scrupoli, che calpestano i diritti umani, contrabbandieri che controllano il territorio, nuovi ricchi che col petrolio hanno costruito una fortuna. Come Emad Trabelsi che imponeva una tassa personale di 3.600 dollari per auto cisterna che dalla Libia si dirigeva verso la Tunisia. Negli ultimi giorni ha incontrato i funzionari italiani per chiedere di frenare le partenze dei barconi, col risultato di aver trasferito i migranti al di là del confine tunisino.

Un altro soggetto poco raccomandabile è Mohammed al-Khoja che gestisce i campi di prigionia statali, dove i migranti sono detenuti in maniera arbitraria e in condizioni disumane. Lo ha affermato proprio il segretario generale dell’Onu. Nell’elenco si può aggiungere anche Fathi Bashagha, che ha intercettato in mare e riportato a terra 3.400 migranti di cui si sono addirittura perse le tracce perché la prigione è sconosciuta.

Tra i capibanda che abbiamo ricordato c’è quel feroce Bija che è stato ricevuto in Italia e nei ministeri romani, sanzionato dall’Onu, e che dirige le motovedette libiche. Il governo Meloni dovrà fare i conti non solo sui prezzi del petrolio e del gas, ma su quelle vite a perdere di cui l’opinione pubblica non si accorge più. ◘

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