Domenica, 23 Giugno 2024

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Nelle strade dove regna il silenzio

Città di Castello. La crisi infinita del centro storico. Inchiesta parte seconda. Prato, un rione da rivitalizzare.

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Per la seconda puntata del nostro viaggio fra i quartieri della città ci siamo diretti nel Rione Prato.

Quello che colpisce subito è il silenzio. Via San Florido, ore 10 del mattino, eccetto qualche persona difronte al bar e le macchine parcheggiate, quasi nessuno in giro, negozi chiusi, non c’è via vai …

Entriamo nelle poche, pochissime attività aperte per chiedere ai proprietari come vivono la realtà del rione.

Tutti usano la stessa parola: tristezza.

Tristezza per le condizioni che si vivono nel quartiere, come denuncia la proprietaria del bar di Porta San Florido, bar storico e molto frequentato, dove si è subito accolti dalla cordialità della signora Alma.

Il problema dei parcheggi è molto sentito, in effetti mentre parlavamo, sono arrivati i vigili, chiamati da un abitante per una macchina che impediva il passaggio, situazione che si ripete spesso. Nei vicoli laterali (Via della Rotonda, Via del Gatto..) non ci sono macchine. Altra situazione messa in evidenza da molte altre persone è l’abbandono di rifiuti per strada. Non tutti i residenti hanno contratti di affitto regolari e la raccolta dell’immondizia non è codificata, per cui spesso, il mattino si trovano sacchetti aperti per strada a uso e consumo degli animali con notevoli disagi per gli abitanti.

Altro problema, vissuto nel quartiere sono gli schiamazzi notturni collegati con lo spaccio di stupefacenti che avviene nei vicoli, soprattutto nelle ore notturne e crea preoccupazione a chi vi abita e le molteplici richieste di controlli da parte delle forze dell’ordine sono andate disattese. Nel rione, come ci racconta una signora, i vecchi “Prataioli” sono rimasti pochi 10 – 15 famiglie, molte abitazioni sono abbandonate e c’è una forte presenza di stranieri che vivono marginalmente il rione. Dopo i lavori per la ripavimentazione della strada (Via San Florido) che in effetti ha dato una bella ripulita, gli abitanti speravano in una rivitalizzazione del quartiere e anche in qualche incentivo da parte dell’amministrazione per favorire il mantenimento degli esercizi commerciali. Ma tutto è rimasto sospeso. Il Coronavirus ha dato una bella spinta alla chiusura di alcune attività e soprattutto nei vicoli sono spariti gli artigiani, come i falegnami.

Dalle finestre degli edifici più alti di Via San Florido, come racconta un abitante, si può “ammirare” lo scempio del vecchio ospedale. Il tetto è completamente crollato. Un edificio storico da anni al centro di molte polemiche. Se ci fosse un progetto serio di recupero, tutto il rione potrebbe beneficiarne, ma gli abitanti dichiarano di essere molto sfiduciati e prendono atto della rovina, che sembra ormai irreversibile; nonostante in molti abbiano richiamato l’attenzione delle varie amministrazioni presenti e passate. Un accento importante è dato dalla costatazione che non c’è coesione fra i commercianti, ognuno pensa alla sua attività e non ci si batte tutti assieme per proporre azioni e progetti che portino un nuovo respiro al rione.

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Concludiamo la “passeggiata” a Piazza della Gramigna abitata da una trentina di tavolini colorati di fronte al bar la “Piazzetta”. Il gestore Nicola ci racconta, con una grinta da combattente, come sia difficile trovare il personale, i giovani non consegnano più neanche il curriculum: «Gestisco il bar da agosto 2013» dice «e questa situazione mi crea molte difficoltà, nonostante offro corsi di formazione, visite in cantine prestigiose, fiere importanti, corsi di qualificazione, riesco ad avere domande di lavoro. Questo bar è qui presente dal 1949, lavoriamo molto in tutte le fasce orarie e vivo questa esperienza cercando di servire i clienti come se fossi io dall’altra parte del bancone. In estate la piazzetta è gremita, proponiamo più attività, cercando di non disturbare troppo gli abitanti (sperando di riuscirci), coinvolgendo più fasce di età».

Nicola, con molto coraggio, molta iniziativa e attenzione ai cambiamenti (vedi social), è riuscito a incontrare i gusti di giovani e meno giovani, ridando vita a una piazza che era rimasta a lungo in silenzio.

Forse è questa la strada, avere coraggio; tutti noi cittadini possiamo aggiungere la nostra voce per chiedere di non far morire pezzi di storia che appartengono a tutti. ◘

di Maria Grazia Goretti


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