Martedì, 23 Luglio 2024

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Impressionisti, post-impressionisti e... famiglie

Arte. Di Maria Sensi

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Nella Francia dell’Ottocento, amici e famiglie aiutano non poco gli artisti emergenti, ora delle “star” mondiali. Il ruolo del fratello di Monet, Léon, chimico dei colori, industriale di Rouen e collezionista, è rivelato in una mostra al parigino musée du Luxembourg (fino al 16 luglio). L’anno in cui Claude dipinge Impressione, sole nascente Léon fonda la Società Industriale di Rouen e, sostenendo attivamente il fratello e i suoi amici pittori, inizia una notevole collezione di dipinti impressionisti, diventando una personalità rispettata a Rouen. Incoraggia Claude e amici a partecipare alla 23a mostra municipale, per cui presta sue opere di Sisley, Pissarro e Renoir.

L’esposizione attuale, oltre a mostrare importanti opere dell’Ottocento francese e informarci sul gusto condiviso dei fratelli per il colore, apre anche uno spaccato storico. La chimica dei coloranti sintetici sta rivoluzionando la stampa tessile e la città di Rouen si riempie di fabbriche. Quella di pigmenti gestita da Léon è evocata da fotografie che mostrano campioni di colore prodotti per l’industria tessile. Accanto a essi è presentata una parte della collezione di stampe giapponesi di Léon, che ne ammirava i colori brillanti ottenuti grazie all’utilizzo dei colori sintetici all’anilina da lui commercializzati.  In mostra anche lavori inediti di Claude Monet: il suo primo quaderno di schizzi (1856) e il ritratto di Léon, eseguito nel 1874, anno della prima mostra, nello studio parigino del fotografo Nadar, del gruppo impressionista.

Da notare che a tale gruppo appartenevano anche pittrici, tra cui Mary Cassatt, statunitense. Suo fratello Alexander, influente uomo d’affari e presidente della Pennsylvania Railroad, acquisì un gran numero di opere di vari artisti. Contribuì notevolmente alla loro notorietà oltreoceano, invogliando facoltosi colleghi, tra cui Frank Thomson e John G. Johnson, a comprare quadri impressionisti.

monet imgAltra pittrice di grande talento fu Berthe Morisot che nel 1867, al Louvre, conobbe Edouard Manet, che ebbe poi modo di ritrarla svariate volte.  Berthe successivamente sposò suo fratello Eugène Manet, anch’egli pittore, che, sapendosi meno bravo della moglie, dedicò la sua vita alla promozione dell’arte di lei.

Chiudiamo questa breve carrellata con Theo van Gogh, fratello del pittore olandese Vincent. Mercante d’arte, Theo lavorò alla galleria parigina Goupil, in boulevard Montmartre, ove esponevano i maggiori pittori impressionisti.  Fu instancabile promotore dell’opera del fratello, che mantenne anche economicamente.  Il loro intenso legame emerge anche dall’epistolario, iniziato nel 1872 e terminato con la morte dell’artista nel 1890.

Sofferente di sifilide, le condizioni di salute di Theo precipitarono alla notizia del suicidio di Vincent: spirò in una casa di cura a Utrecht, a 33 anni, appena sei mesi dopo la scomparsa del pittore. Tuttavia la loro unione proseguì post-mortem.

Nel 1914, anno della prima edizione della corrispondenza a cura della vedova Johanna Bonger (donatrice delle opere e dei materiali che costituiscono il museo di Amsterdam), le spoglie di Theo furono traslate da Utrecht al cimitero francese di Auvers-sur-Oise. Da allora, la sua tomba è accanto a quella di Vincent. ◘

di Maria Sensi


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