Martedì, 16 Aprile 2024

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Sogepu alla sbarra

Lettere in redazione.

silvia romano2

La sentenza con cui il Tribunale di Perugia ha respinto l’accusa di diffamazione sollevata da Sogepu contro gli ex consiglieri comunali Vincenzo Bucci, del gruppo civico Castello cambia, e Michele Morini, del gruppo civico Tiferno Insieme era attesa con ottimismo. Nonostante la partecipata avesse richiesto un risarcimento di 200 mila euro e più. Bruscolini per chi è abituato a ragionare con i soldi degli altri: in questo caso dei cittadini. Ma non per chi si sente “minacciato” da risarcimenti stellari nell’esercizio di un servizio reso alla comunità, che dovrebbe pagare di tasca propria nel caso venga riconosciuto colpevole. Il primo punto da segnalare è proprio questo: esiste una asimmetria tra il potere di chi governa contro quello di chi si oppone. Il Tribunale, tuttavia, in questo caso ha condannato “So.Ge.Pu Spa a rimborsare a ciascuno dei convenuti le spese di lite, che si liquidano in € 11.268,00 per compensi ex DM 147/22, oltre i.v.a., c.p.a. e 15,00 % per spese generali…”. Quasi 20 mila euro. Ovviamente pagati con i soldi dei contribuenti, perché l’Ad ha agito in nome e per conto della società in virtù di un mandato politico. Ma se la sentenza fosse stata di segno contrario, i consiglieri avrebbero dovuto tirare fuori i soldi di tasca propria, e tanti. È evidente che in una situazione di palese squilibrio come questa, comportamenti protervi e minacciosi da parte di chi ha maggiore potere possono incidere negativamente sul normale svolgimento della vita pubblica, facendo prevalere il calcolo delle opportunità e dell’interesse sogepu alla sbarra altrapagina maggio 2023 evidenza 1personale (cioè stare zitti), su quello della ricerca della verità e dell’interesse collettivo. Nel caso di specie, l’allora Ad della partecipata, Cristian Goracci, aveva ritenuto irrispettose le critiche dei due consiglieri riguardo alle spese relative alla progettazione del nuovo impianto di smaltimento dei rifiuti di Belladanza indicate in € 5.358.683,89, dati rilevati nell’ambito della loro funzione ispettiva istituzionale. Dopo ripetute richieste di chiarimenti senza esito, gli stessi hanno ribadito i loro dubbi in una conferenza stampa, quindi pubblica. Il Tribunale ha riconosciuto in pieno la legittimità dell’azione svolta dai due consiglieri comunali, argomentando che da nessuno dei documenti forniti da Sogepu “si poteva in alcun modo evincere una spesa … pari ad € 5.358.683,89 per costi di progettazione del polo impiantistico…”, e che solo “successivamente alla conferenza stampa… Sogepu aveva inviato all’Auri una nota correttiva del documento su cui Bucci e Morini avevano” attinto le informazioni, provando, di fatto, di aver fornito dati errati. Quindi non c’è stata turbativa d’asta, accusa che il magistrato nemmeno nomina nella sentenza. Sogepu aveva sbagliato, ergo i due consiglieri avevano affermato cose vere, “esprimendo una critica di natura prettamente politica…”. E il secondo aspetto da rilevare è proprio questo. Se si fosse trattato solo di questioni tecnico-contabili, sarebbe bastato precisare i dati. Ma Sogepu non ha eccepito sul merito dei problemi posti dai due rappresentanti istituzionali, per cui si evince che il vero “crimine” commesso fosse aver portato a conoscenza dell’opinione pubblica il fatto. È difficile infatti capire perché l’accusa di “diffamazione” sia stata agita dopo la conferenza stampa e non quando il dibattito, con gli stessi identici argomenti, era rimasto circoscritto all’interno del circuito istituzionale. Se diffamazione c’era doveva intendersi tale sia prima che dopo. È quindi evidente che se l’aspro confronto fosse rimasto all’interno del Palazzo sarebbe stato più facilmente “assorbito”, anche per il soccorso “rosso”, ovvero politico, prestato dall’allora Sindaco e maggioranza che lasciarono libero corso alle cose, cioè all’Ad, sperando che tramite il “braccio tecnico” della partecipata si potesse tacitare l’opposizione politica. Frase che letta all’incontrario significa: al potere non piace dover rendere conto del proprio operato ad altri che a se stesso.

Il terzo aspetto riguarda proprio il ruolo delle società pubbliche come Sogepu, di cui Raffaele Cantone ha dato una definizione lapidaria: «Questi sistemi sono stati creati per aggirare sia i vincoli economici sia i vincoli relativi ai contratti pubblici. Nella società pubbliche a lungo si è potuto assumere senza concorso e ancora adesso vi sono procedure semplificate per le assunzioni; non sempre, inoltre, rispettano le regole sugli appalti. Esse sono state create per muoversi in modo molto più agile rispetto al pachiderma pubblico e questo dovrebbe garantire l’efficienza. Il fatto è che se tu ti muovi con grande libertà, accanto all’efficienza c’è il rischio di creare l’arbitrio o il clientelismo. In tutto il Paese spesso è così».

sogepu alla sbarra altrapagina maggio 2023 evidenza 2La chiave interpretativa della vicenda, al di là degli aspetti giudiziari, è principalmente politica. Sogepu è stata il perno di un “sistema” di potere, legittimo, con cui è stato costruito un consenso forte a favore dell’Amministrazione comunale. Attraverso la gestione di un largo spettro di competenze delegate dal Comune alla partecipata, si finito per smarrire il confine tra compiti tecnico-gestionali e responsabilità politiche. Ciò ha messo al riparo l’Amministrazione comunale anche da quelle critiche che fanno parte di un normale dibattito politico, facendole convergere su Sogepu. In altre parole, tale meccanismo ha fatto sì che il confronto tra maggioranza e opposizioni, istituzionali e non, si trasformasse in una prova muscolare con l’attore tecnico, consentendo all’Amministrazione comunale di rimanere alla finestra, quasi fosse un osservatore “terzo”.

Di fronte al palese tentativo di silenziare cittadini eletti con denunce e richieste di risarcimenti impossibili, in ogni Comune dove ancora esistesse un minimo di dibattito politico, partiti, opinione pubblica e giornali avrebbero acceso un falò di fuochi e fiamme per smascherare le insidie di tale sistema. Invece qui sono state poche le voci dissenzienti.

Nelle democrature si comincia così: si agisce con le minacce e poi si toglie la parola. Ma qui governa la Sinistra che, in teoria, dovrebbe fare esattamente l’opposto. Espropriare della parola è l’aspirazione di ogni democrazia illiberale: si conserva la forma e si sopprime la sostanza dell’agire democratico, comprimendo le opposizioni, silenziando la stampa, subordinando l’ordine giudiziario al potere politico.

La sostanza politica di questa vicenda ha assunto alcune sfumature di tale natura, e ora si tratta di capire se esistono gli anticorpi per respingere la minaccia di un suo degrado strutturale. Ciò richiederà molto coraggio, visto che, a parti invertite, sia l’attuale Sindaco (Luca Secondi) che il Presidente del Consiglio (Luciano Bacchetta) e i loro partiti al seguito, sono stati i principali difensori dell’operato della partecipata nella passata legislatura. ◘

Di Antonio Guerrini


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