Martedì, 16 Aprile 2024

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Le scuole per l’infanzia del Pnrr: obiettivo mancato

Rubrica. Il corpo delle donne.

silvia romano2

Alla fine non si faranno: i 1.857 asili nido e le 333 scuole materne, per garantire 264.480 nuovi posti entro la fine del 2025. Il 31 maggio si avvicina e molti obiettivi richiesti dal Piano italiano per il Next-Generation EU per ottenere la quarta trance, 16 miliardi di euro, non possono essere rispettati. Di questi denari 4,2 miliardi sono finalizzati a iniziative volte alla parità di genere, in particolare alla costruzione di scuole per i primi anni dell’infanzia. Il ministro degli Affari regionali e delle politiche di coesione Raffaele Fitto sta cercando di rimodulare gli obiettivi in accordo con la Ue, ma come sentiamo ripetere ormai da settimane siamo in alto mare: di sicuro sappiamo solo che molti Comuni non ce la faranno a rispettare gli accordi.

E’ una sconfitta gravissima del governo Meloni, ma soprattutto è uno sconfitta per tante donne di questo Paese che non riescono a uscire dallo stato minoritario in cui si trovano.

 Da una recente ricerca del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea le donne studiano di più degli uomini (il 59% dei laureati è donna) e con risultati migliori ( voto medio di laurea: 103,9/110 per le donne e 102,1/110 per gli uomini); si laureano in corso il 60,2% delle ragazze e il 55,7% dei ragazzi. Nel campo dell’istruzione abbiamo fatto i passi avanti più significativi. Ma rimane un gap gender notevole nel mercato del lavoro: le donne che ricoprono ruoli di responsabilità sono ancora di molto inferiori agli uomini e i loro stipendi sono del 20% circa più bassi rispetto a quelli dei colleghi maschi.. L’Italia, soprattutto il sud, è pesantemente indietro rispetto agli altri Paesi europei. Il lavoro femminile nel 2021 era 49,4%, 14 punti in meno della media europea (63,4%), 17,7 punti percentuale inferiore rispetto al lavoro maschile (67,1%).

Dicono i sociologi (Chiara Saraceno) che un riequilibrio in tal senso sarà verosimile solo a partire dalla possibilità per le famiglie di accedere ai servizi educativi pubblici fin dai primi mesi di vita dei propri bambini. L’incremento della natalità, che sta così a cuore a questo Governo, non sarà raggiunta con gli sconti fiscali per i nuovi genitori, ammesso che arrivino. Se non verranno costruiti gli asili ci saranno certamente meno figli, meno possibilità di incremento del lavoro femminile e minore sviluppo economico.

di D.M.


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