Martedì, 29 Settembre 2020

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Niger. Il bambino di 14 anni trovato morto sulla carlinga di un aereo a Parigi

Il viaggio senza ritorno di Lorenzo Bartolomeo

boing1Non è stato dichiarato nessun lutto nazionale. Questo si decreta per i militari morti sul cam­po, per i civili che han­no perso la vita in circostanze drammatiche o per i disastri na­turali. Nessun lutto per Lorenzo Bartolomeo, ragazzo quattordi­cenne morto assiderato nel car­rello dell’aereo dove si era na­scosto per il suo unico viaggio a Parigi. Da Abdjan, la capitale della Costa d’Avorio, sono cin­que o sei ore di volo e la tem­peratura può scendere, secondo gli specialisti, fino a 50 gradi sotto lo zero.

Lorenzo Bartolomeo, studen­te della scuola media, è morto a quattordici anni mentre gli ignari passeggeri a bordo, come sempre accade, si industriava­no a passare il tempo in attesa dell’arrivo. Lorenzo Bartolomeo è giunto con loro senza saperlo e forse senza volerlo. Secondo le prime ricostruzioni dell’ac­caduto il ragazzo ha scavalcato il muro di cinta, si è nascosto nella sterpaglia che costeggia la pista e ha poi abbracciato il car­rello dell’aereo che lo ha custo­dito fino all’arrivo. Uno studen­te semplice, piuttosto silenzioso e delicato. I genitori hanno dato l’allarme non vedendolo torna­re a casa da scuola nel popo­lare quartiere di Yopougon, ad Abidjan.

Lui era partito senza sapere o forse aveva capito quanto gli al­tri non osavano neppure pensa­re. Un’altra vita più probabile di quella che il destino, spesso cie­co in Africa, gli aveva attribuito. Gli avevano  detto e lui stesso aveva visto, chissà quante volte, gli aerei allontanarsi verso quel mondo che vedeva in televisio­ne e di cui i pochi amici che aveva gli facevano immaginare. Il ‘Plateau’ di Abdjan si vanta dei suoi grattacieli e la zona di Cocody delle ambasciate e delle residenze presidenziali.

A quattordici anni già sapeva come funziona il mondo che i suoi padri gli avevano affidato. Delle lotte per la Presidenza del­la Repubblica e la spartizione del Paese in due ne aveva solo sentito parlare, perché all’epoca era troppo piccolo per sapere. Col passare degli anni aveva ca­pito che quelli che si trovavano in alto e i cui ritratti vedeva sor­ridenti nei manifesti delle cam­pagne elettorali, avevano tradi­to lui e altri come lui. Parlavano di cose che lui non immaginava neppure, perché le macroeco­nomie andavano molto bene e i poveri, invece, aumentavano. Non aveva avuto il tempo per pensarci perché molto presto, poco dopo il decollo dell’aereo, alle 22 e 55 di quel giorno, era stanco e impaurito. Si era ad­dormentato subito dopo e pen­sava a sua madre, che avrebbe presto avuto notizie di lui, e a suo padre, che sarebbe stato fie­ro di avere un figlio che si sa­rebbe occupato di lui nella vec­chiaia.

All’arrivo nell’aeroporto Roissy-Charles de Gaulle, alle 6 del giorno seguente, il suo sonno era diventato senza fine e alle 6 e 40 è stato trovato, rannicchia­to come fosse nel grembo della madre.

L’ultimo, che come lui, era sta­to trovato in condizioni simili, risale al 2013. Fanno sette anni giusti, numero biblico che in­dica pienezza e realizzazione di progetti, che nessuno più osa immaginare impunemen­te. Tanto più che nessun giorno di lutto è stato finora decreta­to dalle autorità che, invece, si sono limitate a garantire mag­giore sicurezza attorno all’aero­porto internazionale Houfouet Boigny della capitale economi­ca.

Il Ministro dei Trasporti ha assi­curato che saranno allontanate le costruzioni e le ditte insedia­tesi attorno all’aeroporto e che potrebbero facilitare il ripetersi di tali avvenimenti. Nessuna pa­rola di compassione o di biasi­mo per ciò che ha costituito il movente dell’ultimo viaggio di Lorenzo Bartolomeo. Fosse sta­ta una persona onesta, avrebbe prima fatto silenzio, sarebbe andato a fare visita ai genitori del ragazzo e avrebbe proposto al Presidente della Repubblica di dichiarare 14 anni di lutto nazionale: l’età di Lorenzo Bar­tolomeo.

Il Ministro non ha capito che il viaggio senza ritorno di Loren­zo Bartolmeo rappresenta una sconfitta per tutti. Per il suo Pa­ese anzitutto, incapace di offri­re un futuro ai piccoli. Poi per l’Africa, che si è lasciata trasfor­mare in terreno di conquista per l’orrore neoliberale. Infine per l’altro mondo, l’Occidente, che tradisce ciò che distingue la civiltà dalla barbarie: l’ospitali­tà dello straniero.

Lorenzo Bartolomeo non è il primo e non sarà l’ultimo ad aver scavalcato un muro di cin­ta e non basterà rialzarli o ag­giungere fili spinati per fermare la storia.

L’inchiesta per la causa del son­no senza limiti di Lorenzo Bar­tolomero è stata affidata alla Gendarmeria dei Trasporti Ae­rei, GTA. Avrebbe dovuto essere stata invece affidata alla classe politica del paese.

Illuminante davvero uno dei commenti all’accaduto publi­cato dal giornale francese ‘Le Figaro’: «Non poteva restare a casa sua? Noi non ne vogliamo più». L’inchiesta è già conclu­sa.

di Mauro Armanino Niamey, 11 gennaio 2020


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