Mercoledì, 23 Settembre 2020

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Quella luce in fondo al tunnel

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Eravamo arrivati alle elezioni regionali del 27 ottobre u.s avvitati in una doppia crisi, economica e istituzionale che lasciava intravvedere quanto sarebbe stato difficile trovare soluzioni alternative.

Il cambio dei suonatori di fatto non sta producendo nuova musica, e all’orizzonte la sostanza delle cose non sembra prendere strade convincenti, tali da contrastare quella che appare essere una lunga stagnazione. Peggiorare una situazione gravemente compromessa oggettivamente è operazione difficile; mantenere grossomodo immutate le condizioni ereditate è sostanzialmente ciò che sta accadendo.

Gli umbri non si facciano troppe illusioni: sostituire una classe dirigente screditata con una improvvisata non produrrà i cambiamenti attesi. I più importanti sono la centralità della produzione e del lavoro e con essi la riforma dello strumento fondamentale: l’assessorato allo sviluppo economico e le sue agenzie, tra tutte Sviluppumbria e Gepafin. Solo con la sinergia e la riorganizzazione di questo pacchetto infatti si può pensare di affrontare i temi centrali della produttività e della redistribuzione e quelli strategici dell’innovazione, della gestione delle crisi aziendali e territoriali del nuovo mercato del lavoro. Il lavoro produttivo e i motori autonomi dello sviluppo rimangono il vero ambito di azione per creare un poco di ricchezza da redistribuire, e contrastare i tagli lineari e i mancati trasferimenti di risorse agli enti locali, che produrranno un peggioramento e il conseguente taglio di servizi strategici di pubblica utilità (chiusura di sportelli, servizi vari e trasporti già in corso).

Invecchiamento, spopolamento e fuga dei giovani sono le conseguenze di una stagnazione economica decisamente ostile e duratura e, se non contrastata, rischierà di aprire la strada alla recessione, all’illegalità e alla malavita organizzata, che dalle peggiorate condizioni trarrà la linfa necessaria per penetrare ancora di più il tessuto economico locale.

Alle difficoltà ricordate, oggi dovremo necessariamente aggiungere le conseguenze della sindrome da “coronavirus” quale ulteriore agente negativo delle condizioni generali sia economiche che sociali. La questione aperta rimane un nuovo modello di sviluppo economico che, considerati i ritardi accumulati e le mutate condizioni economiche aggravate dalla sindrome da virus, appare sempre più impensabile se non irraggiungibile.

Fatte queste semplici quanto ovvie considerazioni, non ci resta che prepararci a un peggioramento del declino e delle condizioni generali dell’Umbria evidentemente sempre più debole, piccola e isolata, in deficit di idee e di energie vitali. Una situazione che sta peraltro pericolosamente gravando sulla Sanità e sulla pubblica amministrazione, unici ambiti dove è possibile realizzare un aggiustamento e produrre delle efficienze e qualche risparmio, oltre che erodendo i simboli e i presidi democratici dell’impegno sociale e civile dei diritti e dell’antifascismo. Mentre non ci sono novità sul fronte dello sviluppo economico fermo allo stantio refrain dei “si dovrebbe fare, servirebbe una scossa, un cambio di passo” ecc. che rimbomba inutilmente da anni, atti concreti non sono arrivati e il ritardo accumulato prende sempre di più la forma di un ostacolo insormontabile.

All’ordine liberista si oppone il modello conservatore in una sconcertante lotta tra destre; la sinistra e il riformismo sono letteralmente svanite dall’orizzonte politico locale, incapaci di proposte o di una minima opposizione.

Così, mentre si perde tempo a enfatizzare prospettive irreali, per evidente mancanza di idee e di credibilità, l’Umbria rischia di arrivare a un punto di non ritorno, da dove sarà davvero difficile rialzare la testa . Uno sguardo attento è in grado di capire che il declino si sta trasformando in marginalità, in una regione esclusa dalle sfide dell’innovazione e incapace di pensare a un progetto di sviluppo economico e sociale alternativo, orfana di un soggetto politico visionario e credibile allo stesso tempo, ancorché capace di attuarlo.

Basti pensare allo spopolamento irreversibile dei centri storici e delle aree interne che stanno portando all’abbandono, all’isolamento e al depauperamento di importanti aree territoriali, e con esse di un patrimonio artistico e umano di altissimo pregio che perde valore, identità e speranza. E per tutto ciò non sembra esserci altro destino che quello di ingrossare le nuove, confuse e turbolente periferie esistenziali.

Non è più tempo di illusioni, demagogie, tatticismi, la realtà sembra condannarci all’oscurità di un lungo tunnel dove dati oggettivi e buon senso ci inducono a pensare che quella fioca luce che con fatica scorgiamo là in fondo, possa sempre più concretamente trattarsi di un treno. 

Di Ulderico Sbarra


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