Martedì, 07 Luglio 2020

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Un genocidio annunciato

DOSSIER

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Ci sono degli eventi storici di cui si tende ad offuscare persino la memoria. La colonizzazione europea per le popolazioni indigene ha significato distruzione e schiavitù, lavoro nelle miniere e introduzione di malattie finora sconosciute, come il raffreddore o la sifilide. Non è un caso che la popolazione nativa sia crollata da 70 milioni a 10 milioni nel corso di un secolo.

Quello che sta succedendo in Amazzonia è la soluzione finale per eliminare tutti gli indigeni che abitano nella foresta. Il governo Bolsonaro ha colto l’occasione del Covid19 per lasciare senza protezione e senza medicine le persone più esposte alla pandemia. I diecimila medici cubani che avevano lavorato nelle zone più povere dell’Amazzonia li ha rispediti in patria, così come una quindicina di etnie sono state infettate. Nessun problema per il governo, anzi, un’ottima occasione per fare piazza pulita di tutte le leggi di protezione ambientale dell’Amazzonia e di tutte le popolazioni indigene. Ci sarà più posto per la deforestazione, l’esportazione del legname, la privatizzazione delle are disboscate, la legalizzazione della vendita delle terre indigene. Il ministro dell’ambiente, Ricardo Salles, ha un pedigree di rispetto: non solo dell’ambiente non ha alcuna competenza, ma come avvocato ha difeso i peggiori inquinatori. Rappresenta la grande industria estrattiva e latifondista che contamina i fiumi per far posto allo sfruttamento minerario e alla coltivazione della soia.

Per questa terribile tragedia brasiliana dove muoiono soprattutto i poveri non si leva in Europa nessun grido di protesta di fronte a un genocidio annunciato. Solo la forza della parola e il sostegno della solidarietà danno la spinta per risollevare le persone.

Di Achille Rossi


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